Svizzera

«Così i Bilaterali III rischiano di indebolire la democrazia»

Secondo uno studio dello ZDA di Aarau, con i nuovi accordi Parlamento, Cantoni e popolazione perderebbero influenza a causa della ripresa dinamica del diritto europeo – Proposte sette misure per tutelare le loro prerogative
Gabriele Putzu
Ats
18.06.2026 17:01

Quali conseguenze avrebbero i nuovi accordi con l’Unione europea, i cosiddetti Bilaterali III, sulla partecipazione democratica? Secondo uno studio del Centro per la Democrazia di Aarau (ZDA), il Parlamento, i Cantoni e lo stesso corpo elettorale perderebbero influenza, mentre il Consiglio federale e l’amministrazione acquisirebbero maggiori poteri. La causa è la ripresa dinamica del diritto europeo, che prevede l’impegno da parte della Confederazione a recepire le leggi decise a Bruxelles nei settori regolati dagli accordi (libera circolazione, trasporti, elettricità ecc.). Se Berna non è d’accordo di fare sue queste disposizioni o se una misura viene respinta in votazione popolare, l’UE può adottare misure di compensazione (definite «sanzioni» dagli avversari degli accordi).  Ma sull’impatto pratico delle nuove regole  ci sono divergenze di vedute.

Secondo il Consiglio federale, l’indipendenza e la sovranità della Svizzera sono preservate, così come la democrazia diretta e il federalismo. Ma lo studio dello ZDA, commissionato dalla Fondazione per la democrazia diretta, ha voluto andare più a fondo, analizzando i potenziali cambiamenti sostanziali, vale a dire l’impatto concreto dei diritti democratici e di partecipazione. Ne sono autori Andreas Glaser professore di diritto europeo all’Università di Zurigo e la sua dottoranda Martina Stirnimann. 

L’adozione dinamica del diritto sposta l’equilibrio dei poteri. «Il Consiglio federale e l’amministrazione ne escono rafforzati. Il Parlamento, la popolazione e le organizzazioni della società civile ne escono indeboliti», afferma Daniel Graf della Fondazione per la democrazia diretta e fondatore della piattaforma online WeCollect . Sebbene la democrazia diretta sia formalmente preservata, potrebbero emergere nuove tensioni tra le decisioni popolari e gli obblighi bilaterali. Lo scopo dello studio non è di fornire argomenti contro gli accordi. Ma se si vuole che questi vengano accolti, secondo Graf, è necessario discutere delle conseguenze per la democrazia.  

L’Assemblea federale, si afferma nello studio, ha sì il diritto di essere informata e consultata sugli adeguamenti legislativi, ma la sua influenza è notevolmente limitata durante la fase di redazione di nuove leggi. La partecipazione della Svizzera si limita principalmente alla definizione del processo decisionale . Il Consiglio federale e l’Amministrazione federale svolgono un ruolo guida e le opportunità di partecipazione parlamentare non sono giuridicamente vincolanti. Sulla democrazia diretta ci sono pressioni sostanziali. I referendum restano possibili. Tuttavia,in caso di rifiuto, l’UE può adottare contromisure. La libertà di scelta dell’elettorato rimane formalmente intatta, ma è sostanzialmente compromessa. Anche l’iniziativa popolare rimane formalmente inalterata. Tuttavia, la sua efficacia pratica rischia di diminuire in casi specifici in cui sorgano conflitti con gli obblighi bilaterali. Con il trasferimento della legislazione a livello europeo, i tentativi di influenzare gli attori nazionali, in particolare il Parlamento, stanno perdendo peso. L’accesso all’amministrazione federale e alle reti europee sta diventando sempre più importante. Attori come le associazioni imprenditoriali, tramite i loro lobbisti, probabilmente ne trarranno maggior vantaggio rispetto ai gruppi di interesse con meno risorse. Infine, la partecipazione cantonale  non è uniforme. L’effettiva influenza dei Cantoni dipende dal loro coinvolgimento sin dalle prime fasi e dalla disponibilità di risorse  per rappresentare i propri interessi a livello europeo.

Rafforzare i diritti democratici

Lo studio propone sette misure per garantire la partecipazione democratica. Il rapporto traccia un parallelo con la libera circolazione delle persone, che era stata accompagnata da misure di tutela salariale. Per gli Accordi bilaterali III, si tratterebbe di rafforzare i diritti democratici.

Per consentire al Parlamento di partecipare in modo più efficace, una possibilità sarebbe quella di istituire una commissione parlamentare permanente incaricata delle questioni europee. È inoltre ipotizzata l’introduzione di una «mozione europea», che conferirebbe al Consiglio federale un mandato vincolante per definire la posizione della Svizzera nei negoziati.

I ricercatori propongono  misure a favore della trasparenza. Sarebbe quindi necessario istituire servizi accessibili al pubblico, incaricati di sintetizzare gli sviluppi del diritto dell’UE. Inoltre, un responsabile indipendente per la democrazia dovrebbe monitorare sistematicamente le ripercussioni, a livello nazionale, dell’adozione dinamica del diritto europeo sulla democrazia diretta, sulla partecipazione parlamentare e sui diritti politici.