Crans-Montana, a ogni vittima 50 mila franchi ma restano dubbi e domande

Un aiuto immediato da 50 mila franchi a ognuna delle 156 vittime (per un totale di 7,8 milioni), altri 20 milioni messi a disposizione da Berna per contribuire alla conclusione di accordi extragiudiziali e un sostegno da 8,5 milioni da versare ai Cantoni nell’ambito dell’aiuto alle vittime di reati. Il Consiglio federale aveva messo sul piatto 36,3 milioni di franchi per chi è stato colpito dal dramma di Crans-Montana. Un aiuto urgente, che necessita della rapida approvazione del Parlamento. Oltre alla solidarietà, però, bisogna fare i conti con alcune criticità.
«Le leggi dettate dall’emotività non sono sempre le migliori», ha chiaro oggi in aula il «senatore» ginevrino Mauro Poggia (MCG). Il Consiglio degli Stati, infatti, ha sì deciso di destinare i 50 mila franchi a ogni persona deceduta oppure ospedalizzata, ma vuole prendersi più tempo per esaminare gli altri aiuti previsti.
Contributo di solidarietà
Il contributo di solidarietà per le 156 vittime (41 delle quali hanno perso la vita) è un aiuto immediato che va ad aggiungersi ai 10 mila franchi stanziati a metà gennaio dal Canton Vallese. L’obiettivo, con la clausola d’urgenza che sarà votata dalle due Camere giovedì 19 marzo, è che questi fondi vengano versati entro la primavera.
Non si tratta di un risarcimento, ma di un contributo per svariate spese che potrebbero mettere in difficoltà le vittime e le rispettive famiglie: oltre ad aver perso una persona cara o aver subito gravi danni alla salute, molti rischiano di trovarsi in serie difficoltà finanziarie, ad esempio a causa di costi di sepoltura, perdite di guadagno, obblighi di assistenza supplementari o spese di assistenza psicologica.
Il Consiglio degli Stati, pur sollevando qualche dubbio, ha approvato per 33 voti a 3 e sette astensioni la legge urgente che consente alla Confederazione di versare il contributo di solidarietà. Ma a una condizione: la Confederazione deve disporre del diritto di regresso nei confronti dei responsabili del danno e di terzi civilmente responsabili (non delle vittime), così da permetterle all’occorrenza di rivalersi su di essi.
Tavola rotonda
I «senatori» non hanno però voluto seguire il Consiglio federale sugli altri punti. Almeno per il momento. I finanziamenti per la tavola rotonda e per l’aiuto alle vittime di reati non vanno inseriti nella legge urgente. Devono invece essere esaminati con calma attraverso la procedura ordinaria e il consueto iter parlamentare. Ci vorranno pertanto mesi.
In ogni caso, passeranno anni prima che i responsabili vengano chiamati a rispondere delle loro azioni. Una situazione straordinaria che richiede misure straordinarie, poiché chi dovrà passare alla cassa - attraverso i propri beni o tramite la copertura assicurativa - non sarà in grado di coprire la totalità dei danni. Le stime variano infatti da 500 milioni a un miliardo di franchi. La tavola rotonda (con partecipazione volontaria) è pensata per definire le condizioni per un possibile accordo extragiudiziale tra le vittime, i loro familiari, le autorità e le compagnie di assicurazione di responsabilità civile, infortuni e malattia coinvolte.
Le questioni aperte
Nel corso del dibattito sono state espresse da più parti alcune riserve. Questo intervento inusuale da parte della Confederazione può infatti apparire ingiusto nei confronti delle vittime di altre tragedie e pone questioni di principio sotto il profilo dell’uguaglianza giuridica. Oltre a ciò, il fronte borghese si chiede se è giustificato versare a tutti lo stesso importo, indipendentemente dalle ferite riportate o dalla situazione economica. Considerata l’urgenza, tuttavia, l’obiettivo del Governo è di versare questo contributo nel modo più rapido e meno burocratico possibile.
Infine, e la questione potrebbe tenere banco anche in futuro, è il rischio di creare un precedente. Tale contributo di solidarietà a titolo straordinario, ma soprattutto le leggi urgenti ad hoc, potrebbero aumentare le aspettative di chi sarà coinvolto in drammi futuri. Anche se la Confederazione non è né coinvolta, né responsabile.
Parità di trattamento
Il dossier passa ora al Consiglio nazionale, che se ne occuperà lunedì pomeriggio. Già domani, tuttavia, si riunirà la Commissione degli affari giuridici per fare il punto della situazione. «La versione uscita dal Consiglio degli Stati è migliore rispetto a quella del Consiglio federale», premette il consigliere nazionale Simone Gianini (PLR), membro della commissione, facendo particolare riferimento all’introduzione del diritto di regresso.
«Sostengo che non debba essere un contributo a fondo perso, concesso senza considerare i veri responsabili che dovranno poi essere chiamati alla cassa». Sul contributo di solidarietà da 50 mila franchi, che nemmeno alla Camera del popolo fa l’unanimità, Gianini spiega che nella seduta commissionale prevista domani si tenterà di precisare meglio chi avrà diritto agli aiuti, a quale titolo e con quali regole.
A suo avviso, tuttavia, non c’è il rischio di creare un precedente, poiché già in passato ci sono stati alcuni casi simili (tra cui l’attentato a Luxor nel 1997 e il disastro aereo di Überlingen nel 2002). «C’è anche la questione della parità di trattamento, poiché se non facessimo nulla il rischio è di svantaggiare le persone colpite dal rogo di Crans-Montana rispetto ad altre vittime», spiega Gianini, che poi precisa: «A causa delle coperture plafonate delle assicurazioni, infatti, con un numero così elevato di morti e feriti c’è il rischio che non ottengano i risarcimenti adeguati cui hanno diritto».
