Crans-Montana, in Svizzera sono state ordinate solo due autopsie: perché?

In Svizzera, solo due delle quaranta (ora quarantuno) vittime del Constellation sono state sottoposte ad autopsia dopo la tragedia di Capodanno. Ne dà notizia la NZZ am Sonntag, sulla base di oltre mille pagine di fascicoli del procedimento penale. Ordini e verbali di autopsia, spiega il domenicale, sono stati emessi per due persone decedute. Perché? La domanda, invero, circolava già nei primissimi giorni successivi al dramma. Una domanda cui, puntualmente, ne faceva seguito una seconda: come avrebbe potuto, la Procura vallesana, dimostrare chi (e che cosa) aveva provocato la morte di così tanti giovani? E come avrebbe potuto, venendo a una terza questione, punire i responsabili senza conoscere nemmeno la causa dei decessi?
Un «colossale fallimento»
La NZZ am Sonntag, senza giri di parole, parla di un colossale fallimento da parte delle autorità elvetiche. Anche perché, ora, la Procura sta cercando di scaricare la responsabilità sulle famiglie delle vittime. Così gli avvocati Romain Jordan e Ronald Asmar, che rappresentano congiuntamente diverse di queste famiglie: «La Procura ci ha informato che ordinerà riesumazioni e autopsie solo se le famiglie delle vittime ne faranno esplicita richiesta». Una decisione, questa, aspramente criticata da Jordan in particolare. Secondo la legge, la Procura, in quanto autorità inquirente, deve decidere in autonomia se le autopsie siano necessarie. «Fare riesumare o meno il proprio figlio è una decisione dolorosa» ha affermato Jordan. «È riprovevole gravare le famiglie addolorate delle vittime di questa immensa responsabilità». L'avvocato ritiene che la Procura si stia sottraendo alle proprie responsabilità. E questo perché, se le ordinasse per conto proprio, ammetterebbe al mondo intero che avrebbe dovuto ordinare le autopsie fin dall'inizio. «Speriamo che le autorità si assumano finalmente le proprie responsabilità» ha affermato, speranzoso, l'avvocato Asmar. «L'attuale posizione della Procura sta aggravando la sofferenza delle vittime».
La Procura vallesana, dal canto suo, non ha risposto alle richieste di commento formulate dalla NZZ am Sonntag. L'autorità inquirente ha mantenuto un basso profilo per settimane. Un comportamento che, di fatto, ha favorito un grave conflitto diplomatico tra Svizzera e Italia. La mancata esecuzione delle autopsie sulle vittime, in particolare, ha scioccato l'opinione pubblica italiana. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso personalmente la sua indignazione. L'Italia, d'altro canto, ha effettuato le proprie autopsie sui corpi di cinque cittadini rimpatriati. Il Belpaese, dunque, ha eseguito più autopsie sulle vittime di un incendio avvenuto in Svizzera rispetto alla Confederazione.
Niente autopsie? «Difficilmente spiegabile»
Le autopsie hanno sottolineato gli esperti consultati dal domenicale, sono di un'importanza centrale, se non centralissima. Katia Villard, professoressa di diritto penale all'Università di Ginevra, ha affermato: «In casi di morte non naturale, come questo, l'autopsia è obbligatoria. La legge non lascia scelta al Ministero pubblico». La causa precisa della morte, infatti, può essere decisiva per la colpevolezza o l'innocenza di un imputato. Il fatto che i corpi nel caso di Crans-Montana siano stati semplicemente consegnati alle famiglie è quindi «difficilmente spiegabile», ha aggiunto Villard.
I referti delle due autopsie condotte in Svizzera indicano che, effettivamente, ci sono alcuni interrogativi a cui andrebbe trovata risposta. Entrambi gli individui presentavano ustioni lievi. Di conseguenza, sono morti soffocati per inalazione di fumo o a causa dei fumi potenzialmente tossici emanati dalla schiuma acustica del bar. Sono in corso indagini tossicologiche.
Il silenzio della Procura
La Procura, finora, si è rifiutata di spiegare pubblicamente la propria condotta. Tuttavia, gli atti consultati dalla NZZ am Sonntag consentono di ricostruire come mai sia stata presa questa (discutibile) decisione. Il giorno del disastro, la Procura ha ordinato, come da prassi, l'identificazione delle vittime. Tuttavia, i patologi forensi non hanno ricevuto, in parallelo, anche l'incarico di eseguire le autopsie. Tre giorni dopo il disastro, i corpi sono stati consegnati alle famiglie. Solo dopo lo stupore di un avvocato, espresso tramite diverse lettere, la Procura ha ordinato l'autopsia per due corpi che sarebbero stati sepolti di lì a poco. Dall'incendio, però, erano passati già dodici giorni: un'eternità.
Il giorno seguente, il 14 gennaio, la Procura ha emesso un documento inquietante: un ordine di indagine alla Polizia cantonale del Vallese. Gli agenti avevano il compito di accertare, due settimane dopo l'incendio, se fossero rimasti corpi «non sepolti» presso le pompe funebri in Svizzera. In altre parole, la Polizia avrebbe dovuto cercare vittime che erano state trattenute dalla Procura solo poco tempo prima.
Ancora Villard: «Questo è altamente insolito. Una cosa del genere non dovrebbe accadere». Inevitabilmente, le vittime erano già state sepolte. Non ci sono prove, infatti, del recupero di corpi documentate nei fascicoli. I documenti chiariscono quindi anche che la selezione dei due corpi sottoposti ad autopsia, probabilmente, è stata priva di un ragionamento sistematico e logico. Verosimilmente, si trattava semplicemente delle ultime vittime che non erano ancora state sepolte.
L'alcol ai minorenni
Neppure i corpi delle due vittime quattordicenni sono stati sottoposti ad autopsia. Sin dal principio, in Svizzera come all'estero in molti si sono chiesti che cosa ci facessero due adolescenti così giovani in un bar a tarda notte, al netto del discorso Capodanno. Le indagini dalla NZZ am Sonntag rivelano che il proprietario del bar, Jacques Moretti, era stato multato nell'aprile 2020 perché il suo bar aveva servito alcolici a minorenni. Una decisione presa in seguito al ritrovamento di una ragazza di 17 anni, in stato semi-comatoso, nel centro del paese di Crans-Montana. La ragazza precedenza si era recata al Constellation e aveva consumato vodka. Del suo gruppo, era stata verificata solo l'età dell'unica maggiorenne. Moretti, in qualità di proprietario, si era visto comminare una multa di 300 franchi per controlli negligenti.
Gli atti, per contro, non stabiliscono con certezza se la sanzione sia diventata giuridicamente vincolante o se Moretti all'epoca avesse presentato un'obiezione. I suoi avvocati non hanno risposto, in merito, a una richiesta di commento della NZZ am Sonntag. Durante l'interrogatorio della scorsa settimana, sia Moretti sia sua moglie Jessica hanno sottolineato che il loro buttafuori aveva effettuato controlli accurati sull'età prima dell'incendio. Hanno presentato anche un messaggio WhatsApp in cui avevano esplicitamente ricordato ai loro dipendenti, pochi giorni prima della tragedia, di verificare l'età all'ingresso del locale.
Le critiche dall'Italia
Dicevamo dell'indignazione da parte dei media italiani e del governo Meloni. Il dibattito, nella Penisola, si è concentrato principalmente sulle indagini vallesane. L'ambasciatore italiano è stato richiamato a Roma una settimana fa «per consultazioni» con il suo governo, a dimostrazione di forti tensioni diplomatiche. Nel frattempo, le critiche dall'Italia continuano senza sosta. Vinicio Nardo, l'avvocato milanese che rappresenta una famiglia italiana, ha dichiarato alla NZZ am Sonntag di essere rimasto stupito dal modo in cui gli svizzeri hanno gestito le autopsie. Riguardo al fatto che ne siano state effettuate solo due, Nardo ha dichiarato: «Non è niente». Un niente cui il Vallese e la Svizzera cercheranno di rimediare nei prossimi giorni, mentre un incontro di coordinamento con gli inquirenti italiani avverrà non prima di metà febbraio.
