Crans-Montana, Jacques Moretti arrestato: che cosa sappiamo

(Aggiornato) Jacques Moretti è stato arrestato. Al termine dell'interrogatorio della coppia di gestori del Constellation, la procuratrice incaricata del caso Catherine Seppey ha ordinato l'arresto del 49.enne. La notizia, anticipata da Léman Bleu e 24heures, è stata confermata al CdT dalle autorità vallesane. Oggi, per la prima volta Jacques Moretti e la moglie Jessica sono stati ascoltati dalla giustizia vallesana, alla presenza degli avvocati delle vittime, in qualità di imputati per l'incendio di Capodanno.
Tuttavia, durante l'interrogatorio di questa mattina a Sion non sarebbero stati discussi i fatti di quella notte, ma solo la situazione personale della coppia. A seguire, come detto, la procuratrice Seppey ha ordinato l'arresto. Il provvedimento cautelare dovrà essere confermato entro 48 ore dal Tribunale delle misure coercitive del Vallese. Jessica Moretti, secondo quanto ha riportato in un primo momento Léman Bleu, sarebbe rimasta in libertà. Tuttavia, 24heures in seguito ha riferito che la 40.enne non si trova in carcere, dal momento che ha un bambino molto piccolo. Inoltre, dovrà indossare un braccialetto elettronico e presentarsi alla polizia ogni tre giorni. Misure che devono ancora essere convalidate dal Tribunale delle misure coercitive.
La Procura che sta conducendo l'inchiesta, ha chiesto la custodia cautelare in carcere di Jacques Moretti a causa di un potenziale rischio di fuga. Al momento, non si conosce il motivo di questo improvviso cambio di rotta.
Negli ultimi giorni, dopo la tragedia, gli avvocati delle vittime e la stampa internazionale avevano esercitato pressioni affinché la coppia di gestori venisse arrestata. Fino a questo momento, il Ministero pubblico aveva scartato la possibilità di arrestare i coniugi Moretti, dal momento che la procuratrice generale riteneva che non sussistessero le condizioni necessarie per procedere in tal senso. Béatrice Pilloud, lunedì, aveva dichiarato che «finché non c'è una condanna, prevale la presunzione di innocenza». I gestori erano rimasti liberi poiché i criteri per la custodia cautelare, in quel momento, non erano soddisfatti: non vi era, dunque, «alcun sospetto che gli imputati intendano eludere il procedimento penale o la pena prevista tramite la fuga».
