Vallese

Crans-Montana, la pista della schiuma «economica» e i nuovi dubbi sull’inchiesta

Secondo un'inchiesta del Tages-Anzeiger, il materiale del Constellation sarebbe stato acquistato in Germania e pagato dall’allora proprietario dei locali - Gli avvocati delle vittime chiedono che venga sentito come imputato
Red. Online
22.08.2026 21:00

Secondo una ricostruzione pubblicata dal Tages-Anzeiger, a oltre sette mesi dall'incendio del bar Le Constellation emergono nuovi elementi sulla provenienza della schiuma fonoassorbente che avrebbe avuto un ruolo determinante nella rapidissima propagazione delle fiamme. Al centro degli ultimi sviluppi figura anche Julien Beytrison, all'epoca proprietario dei locali e finora sentito come persona informata sui fatti.

Subito dopo la tragedia, Jacques Moretti aveva dichiarato agli inquirenti di avere acquistato il materiale da Hornbach a Riddes, dopo essersi fatto consigliare da un dipendente. Le verifiche avrebbero però mostrato che nel 2015 il prodotto indicato non era ancora presente nell'assortimento del rivenditore.

La fattura falsa

La vicenda aveva preso una nuova piega il 20 febbraio, quando Moretti si era presentato spontaneamente alla polizia consegnando una fattura datata settembre 2015 della società tedesca Fortis. Il documento indicava una schiuma autoestinguente e adatta anche a ristoranti e bar.

La fattura si è però rivelata falsa: era intestata alla Le Constellation Sàrl, società costituita soltanto due mesi più tardi. Durante l'interrogatorio del 5 giugno Jessica Moretti ha infine ammesso di aver falsificato il documento. Nei suoi confronti l'inchiesta è stata quindi estesa anche all'ipotesi di falsità in documenti.

Il pagamento partì da Beytrison

È stato lo stesso interrogatorio a portare gli inquirenti su un'altra pista. Jessica Moretti ha dichiarato che la schiuma non era stata pagata dalla coppia, bensì dall'allora proprietario dei locali Julien Beytrison.

Sempre secondo il quotidiano zurighese, esiste un documento della Banca cantonale del Vallese che attesta nel 2015 un pagamento di 6.670 euro dal conto di Beytrison alla società tedesca Flexolan. Ci sarebbe inoltre la prova della consegna del materiale. Sentito il 21 giugno, Beytrison avrebbe confermato il pagamento, spiegando di aver anticipato sia questa somma sia altri 22.522 euro destinati all'acquisto di mobili. Il denaro gli sarebbe poi stato restituito.

Un elemento che il quotidiano considera particolarmente importante riguarda il prezzo. L'offerta citata nell'inchiesta giornalistica riguarderebbe circa 550 metri quadrati di materiale. Un costo di circa 12 euro al metro quadrato, sostiene il Tages-Anzeiger, sarebbe compatibile con una variante economica facilmente infiammabile e non con una schiuma ignifuga. È un aspetto potenzialmente centrale per ricostruire le cause del flashover che trasformò l'incendio in una catastrofe.

I dubbi sul ruolo dell'ex proprietario

La posizione di Beytrison viene analizzata anche sotto altri aspetti. Poco dopo l'incendio aveva dichiarato alla RTS di aver affittato ai Moretti un locale vuoto, mentre ora risulta che avrebbe finanziato parte degli acquisti destinati all'allestimento.

Durante l'interrogatorio avrebbe inoltre fatto riferimento a un terzo finanziatore indicato da Moretti. Secondo il giornale, tuttavia, gli investigatori non avrebbero approfondito l'origine del denaro con cui le somme anticipate furono successivamente restituite. Nel 2022 i Moretti acquistarono inoltre da Beytrison il locale per due milioni di franchi.

Le scelte sull'arredamento

Il Tages-Anzeiger torna anche sulle dichiarazioni di Robert Borbiro, della società Asia Contract, che nel 2015 fornì parte degli arredi del Constellation. Borbiro avrebbe proposto ai Moretti una protezione ignifuga per l'imbottitura dei mobili, ma l'opzione sarebbe stata rifiutata. Secondo la sua testimonianza, la coppia avrebbe rinunciato anche a un trattamento ignifugo delle pareti.

Borbiro aveva contattato la polizia già il 3 gennaio, mettendo a disposizione archivi di vendita e una pianta del locale. Secondo il quotidiano zurighese, tuttavia, per settimane non sarebbe stato formalmente interrogato.

Critiche agli inquirenti

La ricostruzione contiene infine pesanti critiche alla conduzione dell'inchiesta vallesana. Gli avvocati di alcune vittime contestano in particolare che Beytrison sia stato interrogato soltanto mesi dopo la tragedia e ancora come persona informata sui fatti.

I legali Raphaël Jakob ed Elisa Mugny sostengono inoltre che durante l'audizione gli investigatori abbiano chiesto a Beytrison documenti già presenti nel fascicolo, mentre avrebbero rifiutato di acquisire alcune sue dichiarazioni fiscali, giudicate «non rilevanti», che avrebbero potuto contribuire a ricostruire i flussi finanziari.

Alla luce dei nuovi elementi, gli avvocati delle vittime chiedono ora che Beytrison venga considerato imputato e non più soltanto persona informata sui fatti. Una richiesta motivata, secondo loro, dal suo coinvolgimento nel finanziamento della schiuma e da altri aspetti legati alla realizzazione del fumoir. Si tratta, va sottolineato, di elementi e contestazioni riportati dal Tages-Anzeiger nell'ambito di un procedimento ancora in corso e sui quali spetterà agli inquirenti stabilire eventuali responsabilità penali.

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