Crans-Montana, le sei omissioni che hanno portato alla tragedia del Constellation

Sono sei le gravi omissioni, da parte dei coniugi Moretti e delle autorità comunali, che hanno portato alla tragedia della notte di Capodanno al bar Le Constellation di Crans-Montana (VS). Una serie di mancanze ricostruite accuratamente dal Tages-Anzeiger.
Le indagini riguardano infatti Jacques e Jessica Moretti e quindici tra politici, addetti comunali e funzionari, attuali ed ex, ancora sotto inchiesta da parte del Ministero pubblico vallesano. Tutti contestano qualsiasi responsabilità penalmente rilevante per quanto accaduto il 1° gennaio 2026. Per tutte le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza.
Punto primo: la ristrutturazione del bar nel 2015
Partiamo dal 2015, quando Jacques e Jessica Moretti si candidano per rilevare Le Constellation, locale nel centro di Crans-Montana. Il progetto prevede, tra le altre cose, un lounge bar al piano interrato rivestito in pietra e legno.
A fine agosto i coniugi ottengono l’autorizzazione di esercizio dall’allora Comune di Chermignon, successivamente confluito in Crans-Montana. I lavori erano però già iniziati: fotografie scattate a luglio mostrano camion, escavatori e betoniere, oltre allo stesso Jacques intento a demolire il pavimento del piano interrato.
Per questi importanti interventi non viene richiesta alcuna licenza edilizia e, di conseguenza, non viene effettuato nemmeno un controllo antincendio. Al termine dei lavori i Moretti avrebbero inoltre dovuto trasmettere al Comune le nuove planimetrie. Il funzionario competente le chiede per e-mail a Jessica a dicembre, ma i documenti non arriveranno mai e nessuno li solleciterà ulteriormente.
C’è poi la schiuma fonoassorbente utilizzata nel piano interrato. Un materiale il cui impiego in un esercizio pubblico è vietato dalle norme dell’Associazione degli istituti cantonali di assicurazione antincendio (AICAA) a causa della forte combustibilità, della formazione di gocce incandescenti e dell’elevata produzione di fumo.
Punto secondo: le mancate ispezioni del nuovo locale
La ristrutturazione prevede anche la costruzione di una veranda davanti all’ingresso. Ed è unicamente per questo intervento che viene chiesto un permesso, ottenendo nell’ottobre 2015 il preavviso positivo del Comune e dell’Ufficio cantonale del fuoco (KAF).
L’autorizzazione pone però precise condizioni: una porta al piano terra deve fungere da uscita di sicurezza, quelle della veranda devono aprirsi verso l’esterno e le planimetrie dell’intero ristorante devono essere trasmesse al KAF prima dei lavori. Planimetrie che, come detto, non arriveranno mai.
Nel febbraio 2016 il responsabile della sicurezza di Chermignon e il funzionario che segue il dossier effettuano l’ispezione finale. I controlli riguardano però soltanto la veranda, mentre i lavori eseguiti all’interno del bar non vengono verificati.
Dieci anni dopo, la situazione sarà ben diversa da quella prevista: la porta tra bar e veranda si apriva verso l’interno e l’uscita di sicurezza laterale era chiusa a chiave. Due elementi che la notte della tragedia contribuiranno a trasformare il locale in una trappola.
Punto terzo: il Cigar Lounge mai autorizzato
Nel dicembre 2017 Jessica Moretti invia un invito per «l’inaugurazione privata della Cigar Lounge», un fumoir ricavato in fondo al piano interrato e parzialmente scavato nella roccia.
Tre giorni dopo un agente della polizia comunale chiede al funzionario competente se la modifica fosse stata annunciata, se la ventilazione rispettasse le norme e se Jacques fosse autorizzato a scavare nella roccia. Dopo un sopralluogo, a Jessica viene chiesto di notificare il cambiamento di destinazione e adeguare lo spazio alle norme antincendio. Una procedura che avrebbe comportato anche una successiva ispezione.
Ma l’iter si interrompe. Il proprietario non presenta una domanda a posteriori perché Jacques Moretti gli avrebbe assicurato di aver rinunciato al fumoir e di utilizzare lo spazio come deposito. «Mi sono fidato della sua parola», dichiarerà agli inquirenti.
Il 1° gennaio 2026, però, il Cigar Lounge era aperto: le telecamere mostrano almeno due clienti al suo interno. Il controllo richiesto nel 2017 non era mai stato effettuato. «È passato sotto il radar. Né io né la segreteria ci abbiamo pensato», ammetterà il funzionario comunale.
Punto quarto: soltanto due controlli antincendio in dieci anni
Nel gennaio 2018 il Constellation viene sottoposto al primo controllo antincendio periodico, un’ispezione prevista annualmente per gli esercizi pubblici.
Le irregolarità sono diverse: il vano scale utilizzato come uscita di sicurezza dal piano interrato è rivestito in legno, in cucina mancano le coperte antincendio, il personale non è formato e il Cigar Lounge è ancora privo di autorizzazione.
Nonostante le carenze, il preavviso per continuare l’attività è positivo: secondo il responsabile della sicurezza non esiste un «pericolo immediato» tale da giustificare la chiusura. La schiuma fonoassorbente non compare invece nel rapporto, poiché i controlli dell’epoca non prevedevano una verifica generale dei rivestimenti. Nel maggio 2019 viene effettuata una seconda ispezione. Le carenze sono sostanzialmente le stesse e il locale ottiene nuovamente un preavviso positivo.
Sarà l’ultimo controllo antincendio: fino al 1° gennaio 2026 al Constellation non verrà effettuata nessun’altra ispezione.
Punto quinto: quasi 1.300 controlli mai effettuati
Per comprendere come si sia arrivati a questa situazione bisogna guardare anche all’organizzazione del Comune. Nel 2016 Chermignon dispone di un solo responsabile della sicurezza con un impiego molto ridotto. Lo stesso funzionario ammetterà di non aver effettuato il controllo annuale del Constellation anche «per mancanza di tempo».
Dopo la fusione del 2017, Crans-Montana assume un responsabile professionista, che deve però occuparsi da solo di circa 130 bar e ristoranti, oltre a centinaia di altri edifici.
Il funzionario chiede ripetutamente rinforzi. Nell’agosto 2018 avverte per iscritto che, senza personale supplementare, il Municipio avrebbe dovuto «assumersi la responsabilità» della mancata applicazione integrale della legislazione antincendio. Un allarme ribadito nel 2019.
Nell’ottobre 2020 risultano 1.273 controlli periodici arretrati e mai effettuati. Un audit del 2023 confermerà poi che personale e tempo a disposizione erano insufficienti rispetto ai compiti richiesti. L’organico raggiunge cinque posti nel 2024, ma anche il nuovo responsabile considera insufficienti le risorse, senza tuttavia segnalarlo per iscritto al Municipio. «Ero convinto che i controlli fossero stati effettuati», dichiarerà agli inquirenti il presidente Nicolas Féraud.
Nel sistema informatico, inoltre, nel 2024 le verifiche relative al Constellation risultavano concluse e «in ordine». Il successivo controllo viene quindi fissato soltanto per la primavera del 2026. Troppo tardi.
Punto sesto: cosa sapeva il Cantone?
L’ultimo punto riguarda il Cantone. Secondo la legislazione vallesana, l’Ufficio cantonale del fuoco deve sorvegliare e sostenere i Comuni nei compiti legati alla protezione antincendio.
Secondo il responsabile della sicurezza assunto a Crans-Montana nel 2017, il Cantone era a conoscenza del problema dei controlli periodici non effettuati, una situazione che interessava anche altri Comuni. «Era un problema ricorrente, di cui parlavamo regolarmente», ha spiegato agli inquirenti. L’indicazione ricevuta sarebbe stata quella di «fare del nostro meglio», dando almeno la precedenza alle strutture ricettive.
Anche il KAF disponeva però di risorse limitate: appena tre ispettori per tutto il Vallese. Il suo compito principale riguardava la formazione dei pompieri comunali e i sussidi per le attrezzature, non la verifica diretta dell’esecuzione dei controlli periodici da parte dei Comuni.
Dopo la tragedia il Cantone ha raddoppiato il numero degli ispettori e modificato la lista dei controlli antincendio, introducendo verifiche più precise sui materiali. Tra questi figurano ora anche le schiume fonoassorbenti, proprio il materiale utilizzato nel piano interrato del Constellation.
