La tragedia

Crans-Montana, «Moretti ha rifiutato i pannelli ignifughi perché troppo costosi»

Lo scrive in una mail inviata il 3 gennaio alla polizia di Crans-Montana il fornitore degli arredi a cui si erano rivolti i gestori del bar Le Constellation: «Nel locale c'erano enormi problemi di sicurezza, non capisco come abbiano ottenuto il permesso di operare» - La sua testimonianza è arrivata alla Procura vallesana dopo un mese
©ALESSANDRO DELLA VALLE
Red. Online
13.02.2026 13:55

La schiuma fonoassorbente installata sul soffitto del bar Le Constellation di Crans-Montana, dopo la tragedia di capodanno, è subito finita al centro delle indagini quale possibile causa della propagazione delle fiamme che hanno distrutto il locale. Oggi emerge un ulteriore dettaglio, che va ad aggiungersi alla ormai lunga serie di lacune che hanno portato alla morte di 41 persone e al ferimento di 115.

Jacques Moretti, gestore del bar insieme alla moglie Jessica, decise di installare personalmente i pannelli fonoassorbenti acquistati in un negozio di bricolage, rifiutando di utilizzare la spugna fonoassorbente ignifuga proposta dal fornitore di arredi del bar. Lo riporta Il Messaggero, spiegando che l’indagato avrebbe declinato la proposta per motivi puramente economici.

Pochi giorni dopo l’incendio, si legge ancora, il fornitore Robert Borbiro ha mandato una e-mail alla Polizia comunale di Crans-Montana, nella quale ha dichiarato di aver proposto «l’inserimento di una protezione in schiuma antincendio», poi non accettata dai coniugi Moretti «per motivi di budget». I due gestori erano convinti che i pannelli meno cari acquistati in un negozio di bricolage fossero resistenti alle fiamme. Borbiro, nella mail, si dice inoltre disponibile a testimoniare di fronte alla Procura sugli «enormi problemi di sicurezza» del locale distrutto dalle fiamme. L’uomo cita importanti carenze, come la scala troppo stretta che dal piano interrato conduceva all’uscita, il sistema di ventilazione considerato «insufficiente» e un’uscita di emergenza «difficilmente accessibile». Questa, inoltre, la sera della strage sarebbe stata pure bloccata.

Sempre Il Messaggero riporta il contenuto della missiva: «Mi chiamo Robert Borbiro, ho realizzato l’arredamento per il signor e la signora Moretti per l’apertura del loro locale nel 2016. In fase di conferma dell’ordine, ho proposto l’opzione di rivestire tutto con schiuma ignifuga. Questa opzione è stata rifiutata dal cliente per motivi di budget». 

Borbiro ha poi affermato di esser stato «direttore operativo di una catena di hotel dal 1991 al 1995». E ha aggiunto: «Non capisco come il locale abbia potuto ricevere un permesso per operare». L'uomo, successivamente, avrebbe contattato pure la Polizia cantonale vallesana, senza esser mai convocato almeno fino all’inizio di febbraio.

La mail inviata dall’uomo alle autorità il 3 gennaio è stata messa agli atti solamente il 5 febbraio grazie all’intervento dell’avvocato Sébastien Fanti, che assiste diverse famiglie delle vittime svizzere. Fanti ha evidenziato come sia «sorprendente» il fatto che la testimonianza non sia stata subito inclusa nel fascicolo. Anche questa volta la Procura vallesana sarebbe dunque intervenuta in ritardo, come nel caso del fermo dei Moretti e del sequestro di telefoni e computer personali e aziendali.

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