Vallese

Crans-Montana, quell’e-mail sulla schiuma che cambia l’inchiesta

L’ex direttrice dell’edilizia Rose-Marie Clavien avrebbe avvertito del rischio d’incendio legato al materiale fonoassorbente – Dopo essere stata confrontata con il documento è passata dallo status di persona informata sui fatti a quello di indagata
©Gabriele Putzu
Red. Online
06.09.2026 13:38

Una e-mail finora non presente negli atti imprime una nuova svolta all'inchiesta sull'incendio del Le Constellation di Crans-Montana, costato la vita a 41 persone lo scorso 1° gennaio. Come rivela un'inchiesta del Tages-Anzeiger, il documento è stato mostrato la scorsa settimana a Rose-Marie Clavien, direttrice dell'edilizia del Comune dal 2017 al 2024, durante un interrogatorio a Sion.

Clavien, inizialmente convocata come persona chiamata a dare informazioni, avrebbe scritto in quella e-mail che occorreva prestare attenzione alla schiuma utilizzata per l'isolamento acustico, poiché avrebbe potuto prendere fuoco e provocare un incendio nel locale. Confrontata con il messaggio, l'ex funzionaria si è avvalsa del diritto di non rispondere ed è stata successivamente posta sotto inchiesta dal Ministero pubblico.

Non era l'unico avvertimento

La rivelazione è significativa anche alla luce di un altro messaggio già agli atti. Il 13 dicembre 2019 Jessica Moretti aveva infatti avvertito i dipendenti di prestare particolare attenzione nell'utilizzo delle fontane pirotecniche: se avessero raggiunto la schiuma sul soffitto, aveva scritto in sostanza, il Constellation avrebbe potuto prendere fuoco.

Interrogata il 5 giugno, Moretti ha sostenuto che quella frase fosse ironica e dovesse essere interpretata in senso figurato.

Il quotidiano zurighese riferisce inoltre dell'emersione di ulteriori documenti riguardanti la sicurezza dell'intero Chalet Constellation, costruito nel 1968 e comprendente, oltre al bar, undici appartamenti e diversi spazi commerciali.

Da controlli effettuati nel 2020 sarebbero emerse carenze agli impianti di combustione di diversi appartamenti. Per almeno otto unità la situazione sarebbe rimasta irrisolta per oltre due anni, nonostante ripetuti richiami delle autorità.

Dubbi sul sistema dei controlli

Le carte sollevano interrogativi più ampi sul funzionamento della prevenzione antincendio in Vallese. Materiali cantonali di formazione del 2019 e del 2020 citati dal quotidiano zurighese mostrerebbero lacune nella documentazione delle verifiche. In oltre il 90% dei casi esaminati relativi alla revoca di un divieto di utilizzare un impianto di combustione sarebbe mancata una copia del certificato di conformità.

I documenti ricordano inoltre che spetta alle autorità verificare i materiali nell'ambito delle procedure edilizie e ai Comuni vigilare sul rispetto delle norme antincendio. A Crans-Montana non esisteva però una commissione del fuoco: per anni il responsabile della sicurezza è stato Ken Jacquemoud, anche lui indagato nell'ambito dell'inchiesta.

Resta parallelamente la responsabilità dei proprietari, tenuti dalla legislazione cantonale a garantire che edifici, vie di fuga e impianti rispettino le prescrizioni di sicurezza.