Il dramma

Crans-Montana, «trovare una luce per rischiarare il nostro cammino»

Centinaia di persone hanno partecipato alla funzione religiosa e al corteo in memoria delle quaranta vittime dell’incendio di Capodanno a Crans-Montana – Il vescovo di Sion: «Per tanti è insopportabile stare nell’oscurità della sofferenza» – Identificate tutte le salme
©JEAN-CHRISTOPHE BOTT
Giona Carcano
04.01.2026 21:30

Duemila persone in lacrime, un enorme cumulo di fiori, peluche, biglietti, candele. E poi una commovente funzione celebrata nella moderna chiesa di Saint-Christophe, stracolma di persone. Mentre ora dopo ora le quaranta vittime del terrificante incendio di Capodanno cominciano ad avere un nome e un volto, la comunità di Crans-Montana, i soccorritori, le autorità civili ed ecclesiastiche così come alcuni familiari dei ragazzi deceduti, si sono raccolti in uno straziante abbraccio collettivo. Oggi, in una mattinata soleggiata ma gelida, il Vallese e la Svizzera si sono fermati. Nella piccola chiesa, il ricordo è stato affidato al vescovo di Sion, monsignor Jean-Marie Lovey. «Per tutte le persone che hanno perso qualcuno il cammino non sarà più lo stesso. (...). Che la luce dall’alto vi preservi sempre e ovunque». «Il nostro sconvolgimento arriva dal dramma di questo terribile incendio. Così come i Magi fanno affidamento sulla stella cometa per rischiarare il cammino, possiamo noi trovare una luce per rischiarare il nostro cammino. Chiediamo la grazia di essere portatori di luce di fronte alle tenebre per le persone che ora si trovano nell’oscurità», ha detto Lovey durante l’omelia. Crans-Montana, ha dichiarato ancora il vescovo, «è diventata come la Gerusalemme di cui parla Isaia. Per tante persone è insopportabile stare nell’oscurità della sofferenza». Alla celebrazione erano presenti diversi rappresentanti religiosi, tra cui il presidente della Conferenza dei vescovi svizzeri, Charles Morerod, e monsignor Alain de Raemy, amministratore apostolico della Diocesi di Lugano. Hanno partecipato alla funzione anche il pastore di Montana Stephan Kronbichler e il presidente del Sinodo svizzero Gilles Cavin. Quest’ultimo si è in particolare rivolto ai giovani, giunti in gran numero nella cappella. «Non abbiate timore di esprimere a parole le vostre emozioni, le vostre paure, la vostra rabbia e la vostra tristezza. Abbiate il coraggio di parlare, di chiedere aiuto, di appoggiarvi agli altri. Chiedere o accettare di essere sostenuti è un atto di coraggio». «Desidero esprimere nuovamente la mia vicinanza a quanti sono nel dolore a causa della tragedia avvenuta a Crans-Montana, in Svizzera. Assicuro la preghiera per i giovani defunti, per i feriti e per i loro familiari», ha invece detto papa Leone XIV all’Angelus davanti ai fedeli e ai pellegrini riuniti in Piazza San Pietro.

Sulle note di Cohen

Dopo la funzione, si è formato un immenso corteo che dalla chiesa di Saint-Christophe si è lentamente spostato verso il luogo della tragedia. Tante, tantissime le persone che hanno partecipato alla silenziosa marcia in ricordo delle vittime. Davanti al Constellation, la folla ha deposto centinaia di fiori e candele, mentre alcune persone si raccoglievano in preghiera, piangevano o si abbracciavano. Il corteo, seguito anche dalle autorità politiche vallesane, ha raggiunto il culmine della commozione quando è stata intonata Hallelujah di Leonard Cohen. E poi gli applausi, scroscianti, verso i soccorritori che si sono presi cura dei feriti nei minuti successivi il disastro. Un altro abbraccio collettivo, un altro momento toccante quanto drammatico.

I freddi numeri

Il dramma, sì. Oggi, ora dopo ora, i freddi numeri diramati dalla polizia hanno ricordato ancora una volta a tutti l’ampiezza della tragedia. Sedici nuove vittime dell’incendio sono state identificate questa mattina. Le salme sono state restituite alle famiglie. Dieci delle nuove vittime identificate sono svizzere. Si tratta di un’adolescente di 14 anni, due di 15 anni e una giovane donna di 18 anni, oltre a due adolescenti di 16 anni e uno di 17 anni. Ci sono anche un giovane di 18 anni, uno di 20 e uno di 21. Tra le nuove vittime identificate figurano anche diversi stranieri: tre italiani di 16 anni, di cui uno con doppia nazionalità italiana e degli Emirati Arabi Uniti, un rumeno di 18 anni, un francese di 39 anni e un turco di 18 anni. Questa sera, le autorità hanno completato il riconoscimento aggiungendo le altre 16 vittime alla triste lista delle persone decedute. Si tratta, secondo un comunicato, di due svizzere di 15 anni, una svizzera di 22 anni, una svizzero-francese di 24 anni, una italiana di 16 anni, una italiana di 15 anni, un italiano di 16 anni, una portoghese di 22 anni, un belga di 17 anni, una francese di 33 anni, un francese di 26 anni, un francese di 23 anni, un francese di 20 anni, un francese di 17 anni, un francese di 14 anni e un franco-britannico-israeliano di 15 anni. Le altre persone identificate sabato sono quattro donne e quattro uomini svizzeri di età compresa tra i 16 e i 24 anni. Venerdì il comandante della polizia cantonale Frédéric Gisler, durante una conferenza stampa carica di commozione, aveva assicurato ai media che l’identificazione delle persone decedute sarebbe proseguita «senza sosta. È la nostra priorità assoluta», aveva affermato. L’obiettivo è identificare «tutte le vittime, decedute o ferite».

Sull’orlo delle lacrime

La situazione è grave anche sul fronte dei feriti. Delle 119 persone ricoverate con ustioni, finora è stato possibile identificarne 113: tra questi vi sono 71 svizzeri, 14 francesi, 11 italiani, 4 serbi, nonché un bosniaco, un polacco, un belga, un lussemburghese e un portoghese. La maggior parte dei pazienti si trova in condizioni critiche. Un dramma nel dramma riportato anche da Eric Bonvin, direttore dell’ospedale di Sion in un’intervista alla Sonntagszeitung. «Il sentimento di gran lunga più forte è quello del dolore. Questa profonda emotività la percepisco in tutte le persone coinvolte: nella polizia, nei politici, nel personale sanitario e anche in me stesso. Siamo tutti costantemente sull’orlo delle lacrime».

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