L'evento

Dal Ticino a Zurigo, ecco i pionieri dell'intelligenza artificiale

Una delegazione composta da IDSIA, Switzerland Innovation Park Ticino, Centro svizzero di calcolo, Divisione dell'economia e aziende ha partecipato all'AI+X Summit
Al centro delle discussioni il sistema Apertus, la risposta svizzera aperta e trasparente a Big Tech. © CdT/Gabriele Putzu
Marcello Pelizzari
02.10.2026 06:00

Dentro all’AI+X Summit, a Oerlikon, evento principale dello Zurich AI Festival, c’è di tutto. Droni guidati dall’intelligenza artificiale, robot umanoidi, startupper e investitori, semplici curiosi. C’è, soprattutto, il Ticino, con una squadra e uno slogan importanti. Pioneering Ticino, a conferma del ruolo pioneristico del nostro cantone nello sviluppo dell’IA. Organizzato dall’ETH AI Center e dalla Greater Zurich Area nell’ambito delle Swiss {ai} Weeks, l’appuntamento ha fatto da tappa di avvicinamento al summit internazionale sull’intelligenza artificiale che il nostro Paese ospiterà a Ginevra nel giugno 2027.

Un cantone pioniere

«Il Ticino – ci spiega Stefano Rizzi, direttore della Divisione dell’economia – è qui perché appunto è un pioniere dell’intelligenza artificiale». Il riferimento è all’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale, l’IDSIA USI-SUPSI, inizio di un percorso che, citiamo, «ci ha portato oggi a essere un punto di riferimento a livello internazionale. E qui, a Zurigo, ci giochiamo le nostre carte».

Non a caso, la delegazione ticinese era composta proprio dall’IDSIA, dallo Switzerland Innovation Park Ticino, dal Centro svizzero di calcolo scientifico (CSCS) di Lugano, dalla Divisione dell’economia nonché da aziende del territorio come Artificialy e Natzka. Due, nel workshop tenuto nel pomeriggio dall’IDSIA, i temi portanti: l’affidabilità dell’intelligenza artificiale e la sovranità dei dati. I ricercatori hanno presentato il loro lavoro in ambiti delicati come la salute e la scienza dei materiali. Sotto i riflettori, evidentemente, anche il supercomputer del CSCS, ALPS, e Apertus, la risposta svizzera a Big Tech, un modello linguistico aperto e, parallelamente, trasparente. Due, analogamente, gli esempi concreti sviluppati in Ticino: un progetto di Artificialy e del Centro sistemi informativi del Cantone per la traduzione automatica di documenti confidenziali e una collaborazione tra IDSIA, Ex Machina e l’Ente Ospedaliero Cantonale per generare automaticamente le lettere di dimissione dei pazienti.

Ancora Rizzi, a proposito dell’impiego di Apertus nell’amministrazione pubblica: «Per noi era importante dare l’esempio. Il primo caso di studio che abbiamo voluto proporre era proprio interno al Cantone. Da quanto ho potuto constatare personalmente, è stato un buon successo».

Democratizzare l’IA

L’orizzonte, tuttavia, va (e deve andare) oltre gli uffici di Bellinzona. «Vogliamo democratizzare l’utilizzo di questa tecnologia e favorirne l’adozione da parte delle aziende, in particolare delle piccole e medie imprese» ribadisce Rizzi. Gli strumenti messi in campo dal Cantone, d’altronde, sono diversi: un digital coach a disposizione delle aziende presso la Fondazione Agire, l’agenzia cantonale per l’innovazione; la recente modifica della Legge per l’innovazione economica, che permette di finanziare l’avvio di progetti con gli istituti di ricerca; una collaborazione diretta con il CSCS per garantire al territorio un accesso privilegiato a competenze e tecnologie. «È un po’ il nostro fiore all’occhiello – dice il direttore – e vedo che viene copiato anche da altri territori. Va bene così».

La parola chiave, ripetuta più volte da Rizzi, è ecosistema. Fare rete, insomma, con tutti gli attori coinvolti. «Sembra banale, ma è solo con uno scambio continuo che nascono nuove idee, nuovi progetti e, alla fine, nuove imprese, nuove start-up e nuovi posti di lavoro».

Fra Milano e Zurigo

Domanda delle domande: ma il Ticino, a metà strada fra due poli come Milano e Zurigo, è avvantaggiato in termini puramente geografici oppure no? «Non è scontato trovarsi fra due regioni del genere, dobbiamo giocarcela ed è ciò che facciamo» avverte Rizzi. «È un impegno continuo e quotidiano. Ed è necessario esserci dove succedono cose importanti». Come a Zurigo. Guardandosi attorno, il direttore non nasconde una certa soddisfazione: quello ticinese è fra gli stand che più attira l’attenzione. «Ci teniamo a essere parte di questa storia, che è una storia del Ticino, ma anche della grande regione di Zurigo, che contribuiamo ad arricchire con le nostre competenze».

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