Il caso

Débâcle F-35, l’uomo che sapeva tutto

Al Dipartimento della difesa e ad Armasuisse si credeva fermamente che i prezzi fossero fissi, nonostante quasi tutti i fatti indicassero il contrario – Solo una persona conosceva i dettagli: Darko Savic, il capoprogetto per l’acquisto del nuovo aereo
Viola Amherd il 30 giugno 2021, mentre si dirige alla conferenza stampa di presentazione dell’F-35, con il suo assistente Martin Siedler, il capo dell’Esercito Thomas Suessli, il capoprogetto Bodluv Markus Graf e, da destra, il responsabile della comunicazione del DDPS Renato Kalbermatten, il capoprogetto per il nuovo aereo Darko Savic e il capo dell’armamento Martin Sonderegger. © KEYSTONE/Alessandro della Valle
Christina Neuhaus – NZZ
15.09.2026 06:00

Il 19 settembre 2022, il Dipartimento federale della Difesa, della protezione civile e dello sport (DDPS) ha diffuso un comunicato stampa dal titolo: Air2030: firmato il contratto di acquisto degli aerei da combattimento F-35A.

La fotografia ritrae due uomini con una pila di documenti: Darko Savic, capoprogetto responsabile per l’acquisto del nuovo aereo da combattimento e Martin Sonderegger, all’epoca capo dell’armamento. Il terzo paragrafo del comunicato stampa afferma: «Prezzi e condizioni di questo contratto sono vincolanti e il loro rispetto è sottoposto a una sorveglianza rigorosa».

Savic ha negoziato il contratto con i rappresentanti del governo americano. Ha ricevuto e-mail dagli americani e conosce le loro obiezioni riguardo a un prezzo fisso. Nei cosiddetti affari «Foreign Military Sales» (FMS), l’acquirente acquista gli armamenti dal governo americano, che a sua volta stipula un contratto con Lockheed Martin. Tuttavia, se si verificano aumenti imprevisti dei costi, questi non possono essere trasferiti sui contribuenti americani. Lo stabilisce una legge.

Per gli americani, l’espressione «fixed prices» non significa la stessa cosa che per gli svizzeri quando parlano di prezzi fissi. E lo fanno presente con chiarezza. Ciononostante, già nell’anno precedente alla firma del contratto Savic parla di prezzi fissi. Nel giugno 2021 l’allora responsabile del DDPS, Viola Amherd, aveva promesso condizioni particolarmente vantaggiose, poiché in passato i costi delle operazioni FMS erano tendenzialmente favorevoli.

Poi si scopre che i prezzi degli aerei sarebbero aumentati a causa dell’inflazione. Alla domanda se, in caso di inflazione più elevata, la Svizzera avrebbe dovuto pagare più dei 6 miliardi promessi, nel novembre 2021 Savic risponde durante una conferenza stampa: «Nell’acquisto degli F-35A beneficiamo di prezzi fissi. In questi prezzi fissi è già compresa anche l’inflazione. Ciò significa che questo tipo di rischio non ricade su di noi». Oggi sappiamo che l’uomo si sbagliava.

Una carriera molto rapida

Savic arriva ad Armasuisse nel 2009 e, passando attraverso diverse funzioni, diventa responsabile del progetto per l’acquisto del nuovo aereo da combattimento. Poiché conosce la materia come pochi altri, diventa il principale interlocutore operativo degli americani. Savic sa quanto sia controverso l’F-35 in Svizzera. Più aumenta il costo dell’acquisto, più accanita diventa l’opposizione al jet americano. Per questo, l’8 ottobre 2021, scrive un’e-mail all’autorità americana competente, la Defense Security Cooperation Agency (DSCA). Il responsabile del progetto viene consigliato e affiancato dallo studio legale zurighese Homburger.

Savic vuole inserire nel contratto d’acquisto una disposizione aggiuntiva: un prezzo fisso. Dieci giorni dopo arriva il primo avvertimento da Washington. La formulazione proposta dalla Svizzera, scrive la DSCA, è contraria al diritto americano. Gli Stati Uniti sono disposti a fare tutto il possibile per contenere i costi, ma soltanto secondo il principio dei «best efforts», ossia del massimo impegno possibile.

Savic non si accontenta. Propone una nuova formulazione. Il prezzo dovrebbe essere fissato indipendentemente dall’inflazione. Il 20 ottobre gli americani rispondono senza mezzi termini che la Svizzera non può ottenere né un prezzo garantito né condizioni migliori rispetto agli altri Stati partner. Le basi legali americane non lo consentono. Non è chiaro se Savic abbia trasmesso questa informazione. La Commissione della gestione del Consiglio nazionale, che ha indagato sul fiasco del prezzo fisso, non ha trovato indicazioni in tal senso.

In seguito Savic telefona alla DSCA. Anche in questo caso non è chiaro che cosa sia stato discusso. Secondo la Commissione della gestione, non esistono né una nota agli atti né altri documenti relativi alla conversazione. Savic riesce però a strappare agli americani una clausola che dovrebbe garantire il prezzo fisso, la cosiddetta Note 55. Il 22 ottobre la DSCA comunica a Savic che il proprio servizio giuridico ha approvato il collegamento tra il prezzo fisso e la clausola sul prezzo fisso. Ciò, tuttavia, a condizione che la clausola rinvii alle condizioni standard applicabili all’acquisto. Queste ultime stabiliscono a loro volta che si tratta sempre di prezzi stimati.

Dubbi, ma nessuna correzione

I responsabili sottopongono ancora una volta il progetto di contratto allo studio legale economico zurighese Homburger. Ma già il 28 ottobre 2021 gli americani rispediscono il contratto firmato, dopodiché anche gli svizzeri trasmettono il documento a Zurigo. Il 3 novembre il testo torna indietro con quasi due dozzine di proposte di modifica: gli avvocati di Homburger nutrono fiducia nella Note 55 negoziata. Raccomandano però, tra le altre cose, di eliminare le formulazioni che potrebbero sollevare dubbi sull’esistenza di un prezzo fisso forfettario.

Non viene però modificato nulla: le formulazioni contestate rimangono nel contratto. Non è chiaro se qualcuno abbia poi cercato seriamente di far accettare le modifiche agli Stati Uniti. La Commissione della gestione non ha trovato indicazioni di colloqui in tal senso. Anche lo scambio tra Savic e gli avvocati zurighesi rimane nell’ombra. La comunicazione si è svolta in parte attraverso una piattaforma di comunicazione dello studio legale, che in seguito è stata chiusa. Lo studio americano Arnold & Porter, che aveva segnalato in modo inequivocabile l’impossibilità di far rispettare giuridicamente la garanzia del prezzo fisso, viene coinvolto soltanto un anno e mezzo dopo la firma del contratto.

Probabilmente, Savic si è sentito confermato dalle risposte degli avvocati zurighesi. In ogni caso, poche settimane dopo si presenta davanti ai media, mostra i contratti firmati e promette prezzi fissi. Il 7 dicembre 2021 il vicedirettore di Armasuisse Peter Winter firma il documento comune destinato a comunicare il presunto prezzo fisso.

Ma già pochi mesi dopo arriva un ulteriore avvertimento. Nella primavera del 2022 il Controllo federale delle finanze confronta Savic con i propri dubbi. Dopo aver esaminato la gestione dei rischi del progetto Air 2030, giunge alla conclusione che, per quanto riguarda il cosiddetto prezzo fisso, sussiste una notevole incertezza giuridica. I controllori raccomandano espressamente ad Armasuisse di inserire nella banca dati dei rischi il rischio di eventuali costi aggiuntivi e di definire misure adeguate.

Durante l’intero processo, curiosamente, nessuno si pone la domanda su quali conseguenze avrebbero avuto eventuali riduzioni dei prezzi sul prezzo fisso. Eppure lo stesso DDPS sperava in una diminuzione dei prezzi. Con un prezzo fisso, in quel caso la Svizzera si sarebbe danneggiata da sola. I controllori ammoniscono invano. Armasuisse fa orecchie da mercante alle loro argomentazioni e assicura di aver concordato con gli americani una disciplina del prezzo fisso chiara ed esplicita. Alla riunione conclusiva del 27 aprile 2022 partecipa anche Savic; Sonderegger è assente.

Il 15 settembre 2022, il Parlamento approva il credito d’impegno. Il 19 settembre 2022 il capo dell’armamento Martin Sonderegger e Darko Savic firmano il vero e proprio contratto d’acquisto per la Svizzera.

Uno pensionato, uno nel privato

Nel suo rapporto, la Commissione della gestione constata gravi carenze «nell’organizzazione, nel flusso delle informazioni, nella documentazione, nell’esame giuridico e nella gestione dei rischi». Riconosce tuttavia espressamente che il DDPS e Armasuisse volevano ottenere prezzi fissi.

Secondo le indagini della sottocommissione guidata dal consigliere nazionale socialista David Roth, soltanto pochi responsabili hanno letto integralmente il contratto. Non è chiaro chi si sia preso la briga di leggere davvero il documento. Savic conosceva i dettagli: doveva aver letto il contratto. Martin Sonderegger afferma di essere stato informato sul processo e sui negoziati relativi alla Note 55. Ha firmato il contratto. Peter Winter ha dichiarato di non aver letto il contratto d’acquisto. La consigliera federale Viola Amherd, di professione notaia, afferma di averne letto alcune parti.

Ci si può spiegare la vicenda soltanto in questo modo: Viola Amherd si fidava dei suoi esperti, il vicedirettore di Armasuisse Peter Winter si fidava dei suoi esperti, anche il comandante delle Forze aeree Peter Merz si fidava degli esperti e il capo dell’armamento Martin Sonderegger, al quale Savic faceva rapporto, si fidava del proprio esperto. L’esperto di cui tutti si fidavano era Darko Savic. Aveva negoziato con gli americani, conosceva i dettagli e aveva cofirmato il contratto d’acquisto.

Oggi, nel servizio pubblico, è rimasto soltanto Peter Winter. Dirige l’ufficio di Armasuisse a Washington. Viola Amherd non è più consigliera federale. Martin Sonderegger è in pensione. Peter Merz è passato al settore privato come CEO di Skyguide. Darko Savic lavora dal 2025 per il costruttore di aerei Pilatus.

Così funziona la Confederazione.

Da «Neue Zürcher Zeitung», tradotto e adattato dalla redazione del «CdT» e pubblicato su licenza. L'articolo originale, in tedesco, è disponibile su www.nzz.ch.
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