Deragliamento nel San Gottardo del 2023, «le FFS hanno omesso qualche dettaglio»

Una perizia commissionata dal Ministero pubblico ticinese avanza un'accusa pesante: le FFS, o meglio i controllori del traffico della centrale di Pollegio, avrebbero potuto evitare il deragliamento del treno merci, nel 2023, all'interno della galleria di base del San Gottardo. Come? Rispondendo ai numerosi messaggi d'allarme apparsi sui loro schermi. La notizia è di mercoledì. Ne ha parlato il programma televisivo «Rundschau» di SRF. «Considerato il carattere particolarmente tecnico degli accertamenti e in ragione del segreto istruttorio, non ci è possibile fornire informazioni o entrare nel merito di questioni puntuali», aveva comunicato a Ticinonews il Ministero pubblico. Ma ora emergono altri dettagli.
Il macchinista aveva percepito qualcosa
Inizialmente non era previsto che il macchinista ticinese coinvolto nell'incidente si trovasse nella locomotiva del treno che è deragliato. Al suo posto avrebbe dovuto esserci un collega. Ma poiché il treno merci era in ritardo, quest'ultimo avrebbe superato il limite massimo di orario di lavoro. Il macchinista ha quindi dovuto sostituirlo. Dopo il deragliamento, le FFS hanno sottolineato che i loro collaboratori avevano rispettato tutte le direttive e che il macchinista non si era accorto assolutamente di nulla. Il traffico merci è «un traffico imprevedibile», avevano aggiunto. «A differenza del traffico viaggiatori, non è digitalizzato: se un vagone deraglia nella parte posteriore, il macchinista non se ne accorgerà». Ma in queste dichiarazioni, sarebbe stato omesso un dettaglio: il macchinista e la responsabile del traffico ferroviario avevano effettivamente notato qualcosa e lo avevano segnalato alla Polizia. È quanto emerge da documenti riservati a cui il Blick e la «Rundschau» della SRF hanno avuto accesso.
Il macchinista, scrive il Blick, ha infatti dichiarato alla polizia: «Ho avvertito una leggera vibrazione, simile a quella di una molla o di un soffietto, nella parte posteriore del treno, come se alcuni dei vagoni di coda avessero rallentato per un istante, prima di sincronizzarsi con il resto del convoglio. Non ci ho fatto caso, perché è una cosa che può capitare con i treni lunghi e pesanti».
I segnali ignorati
Contemporaneamente, nel centro operativo si sono moltiplicati i malfunzionamenti: «Sullo schermo digitale si sono accesi dei campi, alcuni cerchi hanno iniziato a lampeggiare e gli allarmi sono rimasti attivi per oltre due minuti». La perizia del Ministero pubblico ticinese ritiene che tali segnali di allarme avrebbero giustificato un intervento immediato. Le FFS, o meglio i controllori del traffico della centrale di Pollegio, avrebbero potuto evitare l'incidente rispondendo ai numerosi messaggi d'allarme apparsi sui loro schermi. Tuttavia, scrive ancora il Blick, la responsabile del traffico ferroviario – che nel frattempo si è dimessa per motivi personali – ha definito la situazione «normale». In seguito, ha dichiarato alla polizia: «Per quanto ne so, diverse cause possono spiegare tale indicazione: un contatore di assi che ha effettuato un conteggio errato a causa di un movimento del treno, un errore del software o, effettivamente, un treno che ha perso uno o più vagoni».
Le FFS respingono le accuse
Le FFS «respingono categoricamente» le conclusioni della perizia: «La gestione operativa è sempre stata corretta e tutti i sistemi hanno funzionato in modo impeccabile». Nell’ambito della procedura, le FFS hanno presentato al Ministero pubblico la loro presa di posizione dettagliata. I sistemi della centrale d’esercizio sono fondamentali per la sicurezza e pertanto sono rigorosamente regolamentati in tutta Europa: il monitoraggio riguarda l’infrastruttura ferroviaria, non le condizioni tecniche dei treni, hanno precisato le FFS. «Questi sistemi non possono quindi rilevare i deragliamenti, ma impediscono la circolazione dei treni quando l’infrastruttura è interessata da perturbazioni. Ed è proprio questo che è accaduto durante il deragliamento nella galleria di base del San Gottardo: poiché l’infrastruttura era danneggiata, nessun altro treno ha potuto entrare nella galleria».
«Il documento sostiene che le FFS avrebbero ignorato "segnali d’avvertimento inequivocabili", impedendo così l’adozione di misure volte a contenere l’entità dei danni. Tale interpretazione non corrisponde alla realtà dei fatti e distorce il contesto tecnico dell’evento», si legge nella presa di posizione. «Nessuno la condivide: né l’organismo investigativo indipendente competente, il Servizio d’inchiesta svizzero sulla sicurezza (SISI), né l’Ufficio federale dei trasporti (UFT), né un esperto ferroviario indipendente citato nel contributo».
Il portavoce delle FFS, Patrick Walser, ai microfoni di Ticinonews ha ribadito: «Noi sappiamo che da parte nostra e da parte dei nostri collaboratori non ci sono stati errori. Anzi, quello che hanno fatto, la reazione e l'efficienza, sono stati sicuramente encomiabili. Sappiamo che hanno lavorato bene, lo sanno anche loro e da parte nostra c'è assoluta tranquillità in questo senso».

