Diesel e benzina sempre più cari in Svizzera: una crisi mondiale, e non mancano le proteste

Nuova stangata per gli automobilisti svizzeri, costretti, come praticamente tutto il mondo, a fare i conti con l’aumento del prezzo dei carburanti. Stando agli ultimi rilevamenti del Touring Club Svizzero (TCS), il costo di benzina e diesel è salito ancora, stabilendo un nuovo massimo per questo 2026 segnato dalla guerra in Medio Oriente.
In base ai dati odierni, il prezzo di un litro di benzina senza piombo 95 si attesta in media a 2,10 franchi, cinque centesimi più di una settimana fa; la 98 raggiunge i 2,21 franchi e il diesel sale a 2,38 franchi. Dall'inizio dell'anno i carburanti sono rincarati tra il 27 e il 33%, mentre il diesel è ormai a ridosso del primato assoluto di 2,40 franchi raggiunto poco dopo l'invasione russa dell'Ucraina, nel febbraio del 2022.
Il prezzo alla pompa in Svizzera è tradizionalmente legato a tre variabili: l'andamento dei listini del greggio alla borsa di Rotterdam, il tasso di cambio del dollaro e i costi del trasporto fluviale sul Reno, ha ricordato il TCS in una nota, aggiungendo che in questo periodo storico vi è un nuovo elemento da tenere in conto: i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente hanno diminuito pesantemente le capacità globali di raffinazione, riducendo l'offerta di prodotti finiti sul mercato. E, come se non bastasse, la raffineria di Cressier, nel canton Neuchâtel, unico impianto di questo tipo in Svizzera, ha dovuto interrompere la produzione per problemi tecnici.
Come la crisi energetica del 2022
Citato dall’Aargauer Zeitung, Oliver Klapschus, amministratore delegato del servizio di comparazione HeizOel24, ha spiegato che «in termini di prezzi, la situazione attuale è grave quanto quella della crisi energetica del 2022. Se la guerra in Medio Oriente dovesse intensificarsi ulteriormente, la situazione potrebbe diventare ancora più critica».
Oltre al blocco dello Stretto di Hormuz, importante via commerciale da cui transita oltre il 20% del petrolio globale, in questi giorni si è aggiunta la crisi provocata dagli Houthi, i miliziani yemeniti che hanno ormai preso il pieno controllo dello stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso. Da questo stretto passava una parte del petrolio che l’Arabia Saudita era riuscita a dirottare da Hormuz tramite l’oleodotto Est-Ovest, oggi chiuso in seguito a un bombardamento.
Ma i problemi economici non riguardano solamente gli automobilisti o chi utilizza mezzi da lavoro, come ad esempio gli agricoltori. A settembre il prezzo del gasolio per il riscaldamento è infatti aumentato di quasi l'80% rispetto all'inizio dell'anno. Secondo i dati di HeizOel24, 100 litri oggi si attestano a oltre 160 franchi, un livello simile a quello registrato nello stesso periodo del 2022, durante la crisi energetica.
Secondo Klapschus, «il recente aumento dei prezzi del petrolio sta colpendo i consumatori in un momento particolarmente inopportuno». Già, perché settembre è storicamente il periodo in cui molte famiglie ordinano il gasolio da riscaldamento. Ma quest'anno, scrive ancora la Aargauer Zeitung, c'è una notevole domanda repressa. «Dalla fine della scorsa settimana, abbiamo addirittura osservato qualcosa di simile a un acquisto dettato dal panico sul mercato locale del gasolio da riscaldamento», ha evidenziato Klapschus.
C'è però anche una buona notizia: il gasolio da riscaldamento, seppur costoso, non è a rischio esaurimento. Ancora Klapschus: «Il gasolio da riscaldamento costa di più, ma almeno è reperibile. La situazione era decisamente peggiore nel 2022, quando anche qui si registrarono carenze».
Prezzi alle stelle e proteste
Come detto, la situazione sta causando problemi in tutto il mondo. Gli USA, ad esempio, si trovano ad affrontare una pressione inflazionistica maggiore rispetto alla Svizzera. Il carovita è motivo di preoccupazione per molti politici, soprattutto Donald Trump. Il presidente americano teme infatti che l'aumento del costo della vita possa portare a una sonora sconfitta per lui e per i repubblicani alle elezioni midterm di novembre.
Domenica, durante una visita in Irlanda, il capo della Casa Bianca ha incolpato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per l'aumento dei prezzi, chiedendo al leader di Kiev di smettere di «paralizzare» la produzione di gasolio in Russia. Secondo Trump, sono infatti gli attacchi ucraini contro le raffinerie a causare la grave carenza di carburante. Il tycoon ha però omesso di dire che Stati Uniti e Israele, con il loro attacco contro l'Iran, hanno contribuito in modo significativo alla situazione attuale.
Stando al New York Times, in diversi Paesi sono scoppiate proteste per l’aumento dei prezzi. In Guatemala e Siria i dimostranti sono arrivati a bruciare pneumatici e veicoli. In Portogallo, scrive Euronews, gli automobilisti hanno inscenato una protesta di massa suonando i clacson sul Ponte 25 de Abril, il ponte che collega Lisbona alla città di Almada, sulla riva sud del fiume Tago. Nel Paese lusitano il prezzo del diesel è aumentato di 15 centesimi (arrivando a 2,169 euro al litro) e quello della benzina di 12 centesimi (a 2,142 euro al litro). Nell’ultima settimana, in Italia, il gasolio è arrivato a toccare i 2,191 euro, cioè il 27% in più rispetto a prima della guerra in Medio Oriente. IlPost evidenzia come il diesel non sia mai stato così caro da quando vengono registrati i dati, ovvero dal 2005.
Ma sono soprattutto alcuni Paesi asiatici, tra cui Indonesia, Filippine e Bangladesh, che dipendono fortemente dall'energia mediorientale, ad affrontare le difficoltà maggiori. La carenza di carburante e le lunghe code alle pompe di benzina stanno rallentando l'economia, insieme agli scioperi dei tassisti e degli operai che non vedono più alcun motivo per lavorare quando i guadagni coprono a malapena i costi energetici.
