Difesa aerea, ancora problemi: tre progetti marcati in rosso

Costi aggiuntivi, ritardi nelle consegne, carenza di personale: secondo una nuova valutazione, diversi grandi progetti di approvvigionamento dell’esercito «non sono in linea con i piani». Le ragioni sono di varia natura. «Non voglio indorare la pillola: non sono soddisfatto della situazione generale», ha dichiarato senza giri di parole il vice segretario generale del DDPS, Robert Scheidegger. Sebbene vi siano innumerevoli progetti minori che non presentano problemi, siamo invece preoccupati per diversi progetti di grande portata ha detto l’alto funzionario, facendo il punto a Berna sullo stato di avanzamento dei lavori. Secondo l’attuale rapporto trimestrale della Confederazione, a non far dormire sonni tranquilli sono l’acquisto dei nuovi caccia F-35, l’acquisto dei sistemi di difesa aerea Patriot e la sostituzione del sistema di sorveglianza dello spazio aereo Florako, ormai obsoleto. Nella scala di valutazione, questi progetti sono passati dal giallo al rosso. Concretamente, la loro implementazione non è in linea con i tempi previsti; l’unità amministrativa responsabile non dispone delle competenze e dei mezzi necessari per ovviare a questa situazione.
Peccati originali
Secondo Scheidegger, le cause sono in parte di natura storica: «Non possiamo cancellare alcuni errori commessi cinque anni fa». Scheidegger ha parlato in questo contesto di «peccati originali». Le carenze maggiori sono emerse nella progettazione, un aspetto di cui il DDPS è consapevole.
Molti dei problemi sono già noti. Nel caso dell’F-35 si tratta dei costi aggiuntivi, di importo ancora sconosciuto (inizialmente si era parlato di una cifra oscillante fra i 650 milioni e 1,3 miliardi di franchi), richiesti dal produttore statunitense Lockheed Martin. Per quanto riguarda il sistema Patriot, ci sono ritardi nelle consegne a causa della guerra in Ucraina. Questi missili sono fondamentali per la difesa contro attacchi missilistici a lungo raggio e da crociera. Gli Stati Uniti non hanno ancora presentato alla Svizzera un calendario di consegna vincolante per i cinque sistemi ordinati da Berna nel 2022, per un controvalore di 2 miliardi di franchi. La consegna era inizialmente prevista tra il 2027 e la fine del 2028, ma gli USA avevano annunciato un rinvio a luglio 2025 a causa di una ridefinizione delle priorità a favore del sostegno a Kiev. Si prevede anche un aumento significativo del loro costo, mentre la Confederazione ha già versato 740 milioni di franchi. I pagamentisono stati sospesi. «Non abbiamo informazioni affidabili su cosa riceveremo, quando e a quali condizioni», ha affermato sconsolato Scheidegger. La Svizzera non è «la prima scelta». La soluzione del problema «non è nelle nostre mani», ha sottolineato l’alto funzionario, ammettendo che si tratta di «una situazione spiacevole». Da indiscrezioni di stampa degli ultimi giorni, era emerso che il Dipartimento della difesa spera di ottenere un calendario di date e costi di consegna entro la fine di marzo. In caso di ulteriori ritardi, potrebbero essere prese in considerazione alternative ai sistemi Patriot. Il Consiglio federale, ha aggiunto Scheidegger, non ha ancora preso una decisione di principio su queste possibili alternative.
Ottenere il massimo
Ci sono problemi anche con il sistema di sorveglianza dello spazio aereo Skyview (della società francese Thales), destinato a sostituire l’attuale Florako, introdotto nel 2004. Nel 2019, per questo acquisto era stato approvato un credito di 155 milioni di franchi. Nel 2022 la fattura era già salita a 314 milioni, a causa di costi aggiuntivi imprevisti legati alla rete e alla crittografia. Il sistema sarà gestito sulla nuova piattaforma di digitalizzazione dell’Esercito svizzero (NPD), ma ciò ha creato difficoltà. Per questa integrazione servirà più personale.
Marco Forrer, da inizio aprile 2025 responsabile del programma di rinnovamento dei mezzi di protezione dello spazio aereo Air2030, ha richiamato anche l’amministrazione alle proprie responsabilità. Nel caso della sostituzione del sistema Florako, la complessità del progetto è stata sottovalutata. È emerso che, senza contromisure, sarebbero stati necessari costi di personale e tempi notevolmente superiori. «Ottenere il massimo realizzabile in modo realistico» è ora il motto di Forrer. Per quanto riguarda la sostituzione di Florako, ciò significa rinunciare, se necessario, ad alcune funzionalità. Il DDPS non conosce ancora i costi esatti. Tuttavia, intende rimanere entro il budget previsto. L’entrata in funzione di Skyview è stata aggiornata al 2030.
Aerei, prezzo in sospeso
Scheidegger ha affermato di essere fondamentalmente dell’opinione che più soldi non risolvano i problemi. È necessario «portare avanti i progetti e sfruttare al meglio il quadro finanziario esistente». Che cosa ciò significhi concretamente per l’acquisto degli F-35 è ancora da vedere. «Non abbiamo i fondi per acquistare 36 aerei», ha affermato. Il Consiglio federale ha quindi due possibilità: acquistare meno caccia o richiedere un credito supplementare. Tuttavia, non è ancora chiaro a quanto ammonterebbe tale credito. Finora la Svizzera ha negoziato un prezzo fisso solo per otto dei 36 aerei. I restanti 22 caccia saranno prodotti tra il 2027 e il 2030. I prezzi saranno fissati entro l’inizio del 2027. Solo allora sarà chiaro quanti aerei potranno essere acquistati con i sei miliardi di franchi approvati dal popolo nel 2020. Con un credito supplementare di 1,3 miliardi di franchi, oggi come oggi, si coprirebbero tutti i rischi, ha aggiunto Scheidegger. Si tratta però di una decisione politica che spetta al Consiglio federale, al Parlamento e, se necessario, al popolo. Il ministro della difesa Pfister ha annunciato che nei prossimi mesi saranno prese decisioni.
Queste novità, in ogni caso, complicano la sua posizione di Martin Pfister. La sua proposta di aumentare l’IVA di 0,8 punti per creare un fondo speciale dedicato al finanziamento delle forze armate non è stata bene accolta dai partiti di Governo (eccetto il Centro). Secondo un sondaggio pubblicato l’altro giorno dal «Blick, oltre tre quarti dei circa 15 mila intervistati in Svizzera tedesca e romanda si sono pronunciati contro l’incremento dell’IVA per la Difesa.