Occupazione

Disoccupazione stabile al 2,8% in settembre in Svizzera

Il numero dei disoccupati iscritti agli uffici regionali di collocamento (URC) è salito a 133.200, cioè 1.100 in più di agosto e 20.000 in più di un anno prima
© CdT/ Chiara Zocchetti
Ats
06.10.2025 09:42

Disoccupazione stabile in Svizzera: in settembre il tasso dei senza lavoro si è attestato al 2,8%, stabile rispetto ad agosto e in lieve aumento in confronto al 2,7% registrato in luglio, giugno e in maggio. Sull'arco di dodici mesi si registra un incremento di 0,4 punti percentuali.

Stando ai dati diffusi oggi dalla Segreteria di Stato dell'economia (Seco) alla fine del nono mese dell'anno il numero dei disoccupati iscritti agli uffici regionali di collocamento (URC) è salito a 133.200 (tutte le cifre assolute arrotondate al centinaio, per facilità di lettura), cioè 1.100 in più di agosto e 20.000 in più di un anno prima. A titolo di confronto, nel momento più critico della pandemia (gennaio 2021) erano stati registrati quasi 170.000 senza lavoro, con un tasso al 3,7%.

Va sottolineato come i dati sulla disoccupazione non tengano conto di coloro che hanno esaurito il diritto a ricevere le prestazioni e che ad esempio vivono di risparmi o si trovano a beneficio dell'assistenza. Gli indicatori si basano inoltre sulle persone effettivamente iscritte all'URC: la definizione di disoccupato è quindi diversa da quella dell'Ufficio internazionale del lavoro (ILO), che opera attraverso sondaggi. Stando all'ILO la disoccupazione in Svizzera nel secondo trimestre (ultimo dato disponibile) era al 4,6%.

Tornando alle valutazioni odierne della Seco, in Ticino in settembre il tasso di disoccupazione si è attestato al 2,6% (invariato rispetto ad agosto, +0,2 su base annua), nei Grigioni all'1,2% (+0,2 e +0,3). In termini assoluti, da Airolo a Chiasso si contano 4400 disoccupati (+100 mensile, +300 annuo), mentre nel cantone con capoluogo Coira la cifra è di 1300 (pure +100 e +300). Il Ticino è al 11esimo posto fra i più toccati dal problema, con Giura e Ginevra più in difficoltà, mentre i Grigioni sono al sesto rango nella graduatoria dei meno colpiti, dominata da Appenzello Interno.

Tornando all'ambito nazionale, dai dati pubblicati dalla Seco emerge anche che fra i giovani (15-24 anni) la disoccupazione è al 3,2%, fra i 25-49enni al 3,1% e fra gli over 50 anni al 2,5%. I disoccupati di lunga durata (cioè quelli iscritti agli URC da oltre un anno) erano 18'800, l'1,7% in più di agosto e il 37,4% in più di dodici mesi prima, fra cui 8200 ultracinquantenni.

Leggendo i dati in base alla nazionalità, gli svizzeri presentano una quota di senza lavoro del 2,0% (nessuna variazione mensile e +0,3 annuo), gli stranieri del 4,9% (+0,1 e +0,8). Per regione di provenienza, i tassi più elevati si osservano per gli ucraini (24,7%; il dato va però considerato con cautela, secondo la Seco, perché per motivi metodologici non rispecchia più la realtà attuale), seguiti dagli africani (8,8%), che la Seco considera nel loro insieme, dai bulgari (7,3%) e dai rumeni (6,8%). L'Ue è al 4,3%. Riguardo ai principali paesi confinanti, la Francia è al 6,2%, l'Italia al 4,1% e la Germania al 3,2%.

Complessivamente, fa sapere ancora la Seco, le persone in cerca d'impiego registrate nel mese scorso erano 213'800, il 2,2% in più di agosto. Tale cifra comprende, oltre ai disoccupati iscritti, i lavoratori che frequentano corsi di riconversione o di perfezionamento, che seguono programmi occupazionali o che conseguono un guadagno intermedio. Il numero dei posti vacanti annunciati presso gli uffici di collocamento era pari a 37'400 (-500 mensile, -900 annuo).

I funzionari di Berna hanno pubblicato anche i dati relativi al lavoro ridotto per il mese di giugno (ultime informazioni disponibili), che risulta ancora relativamente poco diffuso: ha infatti colpito 10'800 persone. Intanto in settembre 3500 persone hanno esaurito il diritto alle prestazioni dell'assicurazione contro la disoccupazione.

«Leggermente superiore alla media»

Nel medio periodo la disoccupazione (2,8% in settembre) è aumentata e continuerà a farlo, ma la situazione non è drammatica, malgrado le sfide poste non da ultimo dai dazi contro la Svizzera decisi dal presidente americano Donald Trump: è questa, in estrema sintesi, la fotografia del mercato del lavoro scattata oggi dalla Seco, la Segreteria di Stato dell'economia.

«Il tasso di disoccupazione è attualmente leggermente superiore alla media di un ciclo congiunturale», ha affermato in una conferenza stampa Jérôme Cosandey, capo della direzione del lavoro della Seco, commentando gli ultimi dati diffusi in mattinata dai suoi funzionari. La situazione non viene comunque considerata allarmante.

La lieve progressione della quota dei senza lavoro da due anni a questa parte è da attribuire principalmente al rafforzamento del franco rispetto all'euro e al dollaro, nonché alla debolezza congiunturale in Cina e in alcuni settori economici come quello automobilistico, ha sostenuto l'esperto. A complicare un po' il quadro si sono poi aggiunti i dazi americani introdotti in aprile e fortemente aumentati in agosto.

Le statistiche sul lavoro ridotto mostrano i segni di una maggiore incertezza in relazione alle barriere doganali. Le notifiche provvisorie sono salite in settembre: hanno interessato 514 aziende per un totale 11'500 lavoratori. Rispetto al picco di marzo, quando erano state registrate 38'000 richieste provvisorie, si tratta però ancora di un numero esiguo, ha commentato il 55enne.

«Con oltre l'80%, la maggior parte delle domande di lavoro ridotto proviene ancora dall'industria orologiera e meccanica, entrambe fortemente dipendenti dalle esportazioni», ha sottolineato l'alto funzionario con trascorsi professionali presso UBS e Avenir Suisse, laboratorio di idee di matrice liberale. Solo nei prossimi mesi si vedrà se le società che hanno presentato richiesta passeranno effettivamente in modalità di disoccupazione parziale.

Secondo Cosandey in futuro molto dipenderà dalla capacità di Berna di negoziare con Washington un accordo doganale che non penalizzi maggiormente le imprese elvetiche rispetto alla concorrenza dell'Ue o del Giappone. «Se non dovesse essere possibile trovare un'intesa il trasferimento della produzione all'estero e l'aumento della disoccupazione in Svizzera sarebbero inevitabili», ha avvertito lo specialista.

Indipendentemente dall'esito delle trattative con gli Stati Uniti fattori quali il franco forte o i problemi di domanda, ad esempio nell'industria, continueranno comunque a pesare sul mercato del lavoro. Ciò si riflette anche nelle previsioni degli economisti della Seco, che pronosticano un incremento del tasso di disoccupazione: era del 2,4% nel 2024, dovrebbe salire al 2,9% nell'anno in corso e al 3,3% nel 2026. Se quest'ultimo dato dovesse riflettere la realtà si tratterebbe del valore più alto dal 2016.