Svizzera

Dopo 10 mesi di inattività torna operativa la centrale di Gösgen

Il lungo periodo di stop, in cui non è stato possibile generare energia elettrica, ha causato pesanti perdite sia per gli azionisti che per le casse del Cantone
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Ats
20.03.2026 16:41

Domani, 21 marzo, è prevista la rimessa in funzione della centrale nucleare di Gösgen, nel comune di Däniken (SO), dopo quasi 10 mesi di inattività a causa di una criticità nel sistema di alimentazione idrica emersa durante l'ultima revisione. Il lungo periodo di stop, in cui non è stato possibile generare energia elettrica, ha causato pesanti perdite sia per gli azionisti che per le casse del Cantone. Una perizia indipendente ha inoltre fatto luce su seri problemi all'impianto, fin dai primi tempi di attività nel 1979.

La centrale nella località solettese normalmente produce circa 8 miliardi di chilowattora (kWh) di elettricità all'anno e copre circa il 13% del fabbisogno energetico svizzero. L'impianto è stato spento inizialmente solo per consentire la consueta revisione annuale, ma durante i controlli a fine maggio 2025 è stato ritenuto necessario un intervento per evitare un possibile sovraccarico nel sistema di tubazioni d'acqua in caso di guasto.

Da allora, la società che gestisce la centrale, la Kernkraftwerk Gösgen-Däniken AG (KKG), è stata costretta a posticipare la rimessa in funzione in svariate occasioni per consentire la sostituzione di alcune valvole, installate solo alcune settimane fa. Il 9 febbraio la KKG ha poi annunciato che il reattore sarebbe stato finalmente riattivato il 21 marzo, dopo l'approvazione da parte dell'Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN), il quale aveva anche incaricato il gestore di fornire tutte le prove di sicurezza necessarie, un fattore imprescindibile che però ha richiesto più tempo di quanto inizialmente previsto.

Duro colpo per gli azionisti

Lunedì il Consiglio di amministrazione della KKG ha comunicato il risultato d'esercizio per il 2025 in vista della prossima Assemblea generale, in programma l'8 giugno. La società ha fatto sapere che l'anno scorso la centrale ha prodotto solamente 3'428 milioni di kWh, pari a circa il 5% dell'elettricità prodotta in Svizzera, a fronte dei 7'994 milioni di kWh nel 2024.

Il lungo arresto forzato è quindi sinonimo di serie ripercussioni finanziarie per gli azionisti, tra cui figurano i gruppi Alpiq, Axpo, CKW ed EWB, costretti ad acquistare sul mercato l'energia non prodotta.

L'estate scorsa Alpiq, che con il suo 40% detiene la maggioranza del capitale della centrale, ha annunciato un impatto negativo sull'utile operativo compreso tra 140 e 160 milioni di franchi nel solo secondo semestre del 2025. In una dichiarazione rilasciata ad agosto all'agenzia finanziaria AWP, il produttore e fornitore di energia con sede a Losanna, ha poi detto di «prevedere per il 2026 ulteriori costi stimati in circa 60 milioni» nonché «un aumento dei prezzi sui mercati all'ingrosso, che però non avrà effetti diretti sui prezzi al consumo».

Dal canto suo, il gruppo argoviese Axpo, azionista complessivamente per il 37,5%, ha valutato un'esposizione tra 150 e 170 milioni, ripartita sui suoi esercizi 2024/25 e 2025/26.

Buco nelle casse cantonali

Ma il danno economico non preoccupa solo i proprietari dell'impianto. Lo stop prolungato crea infatti un conseguente buco nelle casse pubbliche del Canton Soletta. Il Consiglio di Stato prevede infatti che Alpiq verserà, solo per il 2025, circa 6-7 milioni di franchi in meno di imposte.

Stando al Governo solettese - che ha risposto a interpellanze presentate da esponenti dei Verdi e dei Giovani socialisti in Gran Consiglio - mancheranno inoltre entrate derivanti dalle tasse per la fornitura dell'acqua per un totale compreso tra 2,5 e 3 milioni, poiché la centrale inattiva non ha utilizzato l'acqua del fiume Aare normalmente impiegata per il raffreddamento.

Secondo quanto affermato a inizio mese dall'Esecutivo cantonale, la perdita di queste entrate incide sul finanziamento delle costruzioni idrauliche, sulla protezione delle acque nonché sul risanamento dei siti contaminati. La tassa ammonta a 30 centesimi per metro cubo d'acqua, che normalmente genera entrate trimestrali fino a 1,3 milioni di franchi.

Critiche e sconcerto

Oltre all'aspetto finanziario, l'arresto prolungato della centrale ha sollevato anche questioni legate alla sicurezza. L'autunno scorso la Fondazione svizzera per l'energia (Schweizerische Energie-Stiftung, SES) ha commissionato una perizia indipendente sulla centrale, dalla quale sarebbe emerso che l'assenza delle valvole di ritegno smorzate - installate solo da poco in sostituzione delle valvole di ritegno a battente - avrebbe rappresentato un enorme rischio sin dall'entrata in funzione del reattore. Un'affermazione smentita dall'IFSN.

La perizia della SES è però giunta alla conclusione che le componenti in questioni mancavano fin dalle origini dell'impianto, che risalgono al 1979. E, in caso di guasto e di malfunzionamento del sistema di raffreddamento del reattore, sarebbero potuti conseguire gravi danni al nocciolo, fino alla fusione dello stesso.

L'Ispettorato federale ha rispedito le critiche al mittente, affermando che il problema era invece già stato affrontato nel 1998 dall'autorità precedente, la quale aveva ordinato delle migliorie. A Gösgen, secondo l'IFSN, a differenza delle altre centrali nucleari svizzere, si è puntato su supporti rinforzati nelle tubazioni invece che sulle valvole. Eppure, stando allo stesso organo di vigilanza, una «possibile vulnerabilità di progettazione nel sistema di alimentazione dell'acqua» è emersa «solo grazie a nuovi metodi di calcolo». La SES ha poi ribadito che a Beznau e Leibstadt, nel canton Argovia, queste componenti sono state installate «già da tempo».

Anche l'organizzazione ambientalista Greenpeace si è espressa riguardo alle tempistiche delle verifiche. «La KKG non può più minimizzare i problemi. Deve finalmente parlare chiaro», aveva tuonato in una nota diramata l'estate scorsa Florian Kasser, esperto nucleare presso l'ONG. A fine gennaio di quest'anno, attivisti di Greenpeace avevano colto l'occasione per ribadire la propria posizione proiettando sulla torre di raffreddamento della centrale immagini e una serie di messaggi di denuncia contro quella che hanno definito «una copertura durata decenni attorno a una grave falla di sicurezza nel sistema di alimentazione idrica».