Elezioni

Dopo 17 anni di Corine Mauch, Zurigo deve voltare pagina

Nella città più grande, popolosa ed economicamente sviluppata del Paese, domenica si vota anche per il rinnovo delle cariche municipali Oltre alla sindaca, non saranno in gara Odermatt e Leutenegger - Da capire l’impatto di Glättli - Sarah Bütikofer: «La sinistra difenderà i suoi sei seggi»
©Gabriele Putzu
Paolo Galli
05.03.2026 06:00

«Il prossimo anno sarà il diciassettesimo, per me, in carica, un lungo periodo. Essere sindaco è un privilegio. Non ci si rinuncia facilmente. Ma avrò 65 anni, e voglio tornare a gestire il mio tempo». Con queste parole, lo scorso mese di marzo, la socialista Corine Mauch spiegava - al Tages Anzeiger - la decisione di rinunciare a ricandidarsi quale sindaca di Zurigo, della città più grande, più popolosa e più internazionale del Paese. È stata la prima donna a occupare quella poltrona. «Quando sono stata eletta, prima donna, a sindaco di Zurigo, nel 2009, avevo la sensazione di essere osservata con particolare attenzione perché ero una donna e che ogni piccolo errore venisse sfruttato». Mauch non è la sola municipale a rinunciare alla difesa della propria carica. Con lei, lasceranno domenica - sì l’8 marzo a Zurigo si vota anche per questo - il suo compagno di partito André Odermatt, dopo sedici anni in Municipio, e il liberale Filippo Leutenegger, dopo dodici. Non una rivoluzione, ma poco ci manca.

La situazione

Partiamo, infatti, da una considerazione: la città di Zurigo è da anni, da decenni, rosso-verde. Anche a questo giro, secondo i sondaggi, il fronte dovrebbe essere in grado di proteggere la propria maggioranza nel governo cittadino. Al momento, il Municipio vede in carica quattro socialisti (Mauch, Odermatt, Simone Brander e Raphael Golta), due verdi (Daniel Leupi e Karin Rykart Sutter), un rappresentante dei Verdi liberali (Andreas Hauri) e due liberali (lo stesso Leutenegger e Michael Baumer). Sarah Bütikofer è politologa all’Università di Zurigo e caporedattrice della piattaforma De Facto. Contattata dal Corriere del Ticino, spiega: «Mi sembra che gli elettori vogliano mantenere la rotta dell’attuale governo, perché non è prevedibile che si verifichino grandi cambiamenti di potere. La sinistra sicuramente difenderà i suoi sei seggi. In determinate circostanze potrebbe persino guadagnarne un altro. La controparte politica parla sì del desiderio di cambiamento e della necessità di liberare Zurigo dalla sinistra politica, ma questo slogan, secondo me, non viene compreso da molti. E probabilmente rimarrà inefficace».

Golta nettamente favorito

Gli elettori dovranno scegliere i propri municipali, ma anche il nuovo sindaco. Le schede saranno distinte. Nel sondaggio presentato dallo stesso Tages Anzeiger, il favorito è Raphael Golta - 50.enne, attuale responsabile dei servizi sociali -, che però non godrebbe della maggioranza assoluta necessaria. Attenzione, quindi, in attesa di una decisione della base di sinistra - pensiamo in particolare a Verdi e AL -, alle alternative di centro e destra, ovvero il liberale Përparim Avdili, 39.enne con radici albanesi, e Ueli Bamert, 46.enne co-presidente degli UDC cittadini. Una Zurigo senza Corine Mauch? «Ha plasmato l’immagine di Zurigo come città urbana e moderna, ma il suo modo di presentarsi non era né appariscente né particolarmente egocentrico», spiega ancora Bütikofer. «Ha svolto con grande impegno il suo ruolo di rappresentante di Zurigo, soprattutto per quanto riguarda le questioni culturali».

La variante in Municipio

Detto della corsa a sindaco, appare ancor più intrigante quella per il Municipio. Anche perché le candidature scontate dei socialisti Céline Widmer e Tobias Langenegger e dello stesso Avdili sono state messe sotto pressione dall’ingresso in scena di Balthasar Glättli. Il già presidente nazionale dei Verdi ambisce a ritrovare un ruolo nella politica cittadina per «tornare a sporcarmi le mani». Nel maggio scorso, svelate le sue carte, aveva detto: «Se vogliamo davvero strappare un seggio ai liberali, allora non abbiamo bisogno di un nuovo candidato, ma di qualcuno che sia molto conosciuto». E parlando di sé stesso: «Credo che non ci sia persona migliore per questo incarico». Se il piano di Glättli dovesse riuscire, a rimanere escluso sarebbe Avdili, ma a rischiare in realtà è anche Langenegger. Sarah Bütikofer aggiunge: «Secondo i sondaggi, Balthasar Glättli otterrà un buon risultato e probabilmente conquisterà un terzo seggio per i Verdi. La grande domanda è se il PS riuscirà comunque a difendere i suoi quattro seggi o se il PLR con Avdili riuscirà a difendere il seggio di Leutenegger, il motore dei liberali negli ultimi due decenni. Non è chiaro se Avdili, fino a pochi mesi fa quasi sconosciuto, riuscirà a vincere le elezioni. Probabilmente gli manca il sostegno sia della destra (UDC) che del centro-sinistra. Tuttavia, ha compensato questa mancanza con una campagna appariscente e mettendo in risalto la sua storia personale. È un secondo, che ha fatto carriera, radicato negli ambienti migratori, nei quali vede anche un nuovo potenziale di elettori. Sarà determinante la mobilitazione. Nella città di Zurigo è il comportamento della sinistra politica a decidere: se voterà in modo compatto, l’attacco dei Verdi avrà successo».

Il tema immobiliare

L’assenza dell’UDC dal Municipio della più grande città svizzera rischia di rimanere una costante. «Non è una peculiarità di Zurigo, d’altronde. È così in tutte le grandi città della Svizzera tedesca e anche in quella romanda. Il programma dell’UDC non è attraente per l’elettorato urbano progressista. A Zurigo, ad esempio, Ueli Bamert fa campagna con lo slogan di volersi opporre ai nemici delle auto. Ma l’attuale politica dei trasporti della città è stata accettata dal popolo in diverse votazioni popolari. Le elezioni nella Città di Zurigo non sono, però, rappresentative dell’intera Svizzera. A tal fine sono più indicative le elezioni nel Canton Zurigo, previste per la primavera del 2027, ovvero circa sei mesi prima delle elezioni federali». La campagna, in questi mesi, si è giocata sugli ideali partitici, ma si è accesa attorno ai «soliti» temi, a cominciare dalla crisi immobiliare. «Proprio mercoledì Odermatt ha perso la sua ultima battaglia: l’ampliamento della zona dei grattacieli. In ogni caso, il tema dell’immobiliare è molto controverso nella città di Zurigo. Come sempre, sono questi aspetti a preoccupare maggiormente la popolazione». Nel Parlamento cittadino, Odermatt mercoledì ha in effetti trovato una forte opposizione anche dagli stessi partiti di sinistra, oltre che dall’UDC (dalla destra era nata l’iniziativa «Diritto alla patria, alloggi per il nostro popolo» sulla scia del «No a una Svizzera da 10 milioni»). Insomma, le sfide e le complessità di Zurigo sono molte, alcune delle quali persino annose, ma in questo caso decisive saranno anche le diverse personalità in corsa.

Filippo Leutenegger (PLR): «Il clima politico qui è molto ideologico, specie nel Parlamento»

Signor Leutenegger, ha deciso già un anno fa di non ricandidarsi, preferendo concentrarsi sulla presidenza cantonale del partito.
«Sono stato in Municipio per 12 anni. Giusto, quindi, far spazio ai giovani. E poi rimango presidente del partito liberale a livello cantonale, nella sezione più grande della Svizzera. Lì c’è tanto da fare, e in particolare siamo chiamati a trovare una soluzione per avere un Cantone liberale, che tenga a bada la Città di Zurigo. Il mio principale compito sarà proprio questo, anche in vista delle imminenti elezioni cantonali: far sì che il cantone abbia risposte liberali e non socialiste alle varie questioni che interessano la cittadinanza».

Che cosa significa essere municipale in una città come Zurigo?
«Non cambia molto rispetto a città più piccole, credo, ma certo qui è tutto più grande, ci sono più introiti. È una città più ricca, che vive molto delle grandi aziende. Ma la politica è comunque locale. Io, come PLR, mi sono trovato in netta minoranza in Municipio, ma in Svizzera per fortuna con la concordanza c’è sempre la possibilità di far sentire la propria voce. A capo della Scuola e dello sport, poi, avevo circa 10 mila dipendenti, 36 mila studenti. C’è stato modo di lasciare un’impronta. Chiaro, invidio Lugano, una Città che politicamente fa eccezione rispetto alle altre grandi città svizzere».

Come giudica l’attuale clima politico a Zurigo?
«Molto ideologico, non tanto nell’Esecutivo, dove in qualche modo si è sempre trovato un equilibrio, quanto a livello di Parlamento comunale, dove la parte ideologica è molto più forte rispetto ad altre città più piccole».

Quali messaggi arrivano dall’elettorato? L’entrata in scena di Glättli verrà pagato dal PLR?
«È possibile che ci costi un posto, sì. Ma non sarebbe buona cosa, per la città, avere un fronte di sinistra ancora più forte alla guida del Municipio. Già oggi, lo squilibrio è evidente».

Perché, secondo lei, che conosce bene il Ticino - dove ha lavorato come giornalista -, un lettore ticinese dovrebbe interessarsi alle elezioni nella città di Zurigo?
«Zurigo è uno dei motori trainanti dell’economia svizzera. Se Zurigo va male, le ripercussioni ci sono anche nel resto del Paese, anche in Ticino».