Dossier europeo, il sì sindacale e la cautela dei contadini

Si sta man mano completando il quadro delle prese di posizione sul pacchetto UE, in consultazione fino al 31 ottobre. Dopo Economiesuisse e Unione svizzera degli imprenditori, ieri hanno preso posizione a favore dell’accordo anche l’USS e Travail.Suisse. I sindacati, comunque, confermeranno il loro sì a patto che il Parlamento accolga il pacchetto del Consiglio federale (14 misure) in materia di protezione dei salari. «È fondamentale che le quattordici misure previste vengano applicate integralmente - afferma l’USS - in quanto rappresentano la condizione basilare affinché l’accordo faccia gli interessi dei lavoratori ». Infatti, la libera circolazione delle persone, in aggiunta a misure d’accompagnamento efficaci, è considerata un progresso per il mondo del lavoro.
L’USS, invece, osteggia l’accordo sull’elettricità. Ritiene infatti che così si smantellerebbe un servizio pubblico collaudato e si porrebbe fine all’approvvigionamento di base, attualmente affidabile. Infine, i sindacati chiedono che il pacchetto europeo venga sottoposto al referendum facoltativo. Ciò significa che solo la popolazione deve poter decidere sull’evoluzione dei rapporti con l’Unione Europea. «I bilaterali III non sono infatti un nuovo trattato internazionale » e per l’unione sindacale la maggioranza dei Cantoni non può essere né strumentalizzata, né estesa politicamente.
Dal canto suo, il presidente dell’organizzazione mantello autonoma dei dipendenti Travail. Suisse, Adrian Wüthrich sostiene che «il pacchetto di stabilizzazione concordato e le parallele misure interne rappresentano nel complesso un chiaro vantaggio per i dipendenti e per la piazza economica svizzeri». Le misure per la protezione degli stipendi rimangono comunque un presupposto fondamentale.
L’Unione Svizzera dei Contadini ( USC), che nel 1992 si spaccò sullo Spazio economico – una parte combatté lo SEE insieme all’UDC – non si schiera apertamente né a favore né contro gli accordi. L’as -sociazione di categoria è per il momento molto cauta. Dice che in linea di principio è favorevole all’approccio bilaterale. Ai suoi occhi, rispetto al precedente accordo istituzionale naufragato nel 2021 questo pacchetto rappresenta un miglioramento. In particolare viene giudicata positivamente la stabilizzazione dell’accordo agricolo, che non è soggetto a una ripresa dinamica del diritto europeo. Ma il verdetto è ancora sospeso. Prima di assumere una posizione definitiva, l’Unione contadini attenderà la conclusione dei lavori parlamentari. Di definitivo c’è solo la questione del tipo di votazioni. Per ragioni costituzionali e democratiche, l’USC si schiera per un referendum obbligatorio, soggetto dunque alla doppia maggioranza del popolo e dei Cantoni.
La Camera svizzera dell’agricoltura, che funge da parlamento dell’USC, ha approvato la di posizione con 82 voti favorevoli, nessun contrario e sette astenuti. La valutazione si è concentrata su opportunità e rischi legati direttamente all’agricoltura, come elementi istituzionali, aiuti statali, ostacoli tecnici al commercio, programmi, contributo finanziario svizzero, elettricità e sicurezza alimentare. L’USC sottolinea l’importanza della via bilaterale e definisce essenziale e non rinegoziabile l’accordo di libero scambio del 1972, sia nel pacchetto attuale, sia nei contratti che ne derivano.
Per l’USC, la garanzia della sovranità nazionale assoluta in materia di politica alimentare e agricola rappresenta una linea da non oltrepassare. I contadini chiedono anche maggiori indennità per la produzione di formaggio e procedure di approvazione più semplici per i nuovi pesticidi.
D’altro canto, l’organizzazione si mostra critica riguardo alla ripresa dinamica del diritto prevista nell’accordo sulla sicurezza alimentare e del meccanismo sulle misure di compensazione. Sostiene infatti che i comitati misti (in cui siedono rappresentanti della Svizzera e dell’UE) assumeranno una grande importanza auspica che i singoli settori beneficino dell’opportuna attenzione. In sostanza, la categoria vuole avere maggiore voce in capitolo a livello di ripresa dinamica.
Le conseguenze dell’accordo sulla sicurezza alimentare dipenderanno non da ultimo dall’applicazione a livello nazionale e sono quindi attualmente difficili da giudicare. Per esempio eventuali opportunità in materia di omologazione di prodotti fitosanitari dipendono da ulteriori miglioramenti da apportare in sede legislativa. In principio è il Consiglio federale a decidere se ottimizzazioni del genere possano essere attuate nel diritto nazionale, o se debbano passare da ulteriori negoziazioni con l’UE.