«Due delle mie figlie ferite nel Constellation, ora c'è solo rabbia»

«Prima c'erano shock, dolore, trauma e preghiere. Ora ci sono rabbia e incomprensione». A parlare è una donna svizzera di 52 anni, con due figlie rimaste gravemente ferite nell'incendio di Crans-Montana. Le sue parole a BfmTV: «Chiediamo una punizione esemplare, chiediamo giustizia, chiediamo che i colpevoli vengano incarcerati. Sapevano benissimo che cosa stavano facendo».
Una delle figlie ha 20 anni. È ricoverata in terapia intensiva. «È a letto, bloccata e sta lottando, perché non abbiamo vinto la battaglia, non sappiamo come tornerà. Rivive continuamente le fiamme intorno a lei, vede i morti le manca il respiro, davanti a lei aveva solo porte e finestre chiuse».
Anche la seconda figlia, 17 anni, era nel bar e ha riportato ustioni di terzo grado alla schiena e alla mano. Il suo «stato psicologico è molto grave, perché ha visto morire i suoi amici», ha raccontato la donna a BfmTV. «Ha visto tutto bruciare, si è ustionata. Ha avuto il coraggio di togliersi il maglione, altrimenti oggi non sarebbe qui».
Il padre delle due ragazze è arrivato 20 minuti dopo sul luogo della tragedia e ha visto tutto. «È traumatizzato», così come la terza figlia, che «non riesce più a dormire e ha gli incubi». La donna, operatrice sanitaria, ha cercato di aiutare i ragazzi fuori dal Constellation: «Ho fatto quello che potevo, con quello che avevo. Era tutto così scioccate».
Come detto, ora, resta la rabbia: «L'uscita era troppo piccola, non c'era quella di emergenza. È una tomba che lui (Jacques Moretti, ndr.) ha fatto costruire, un cimitero. I nostri figli erano destinati a morire», ha aggiunto la donna. La quale ha voluto trasmettere un messaggio a chi si sta occupando dell'inchiesta e a chi spetterà di giudicare i responsabili in tribunale: «Signori della corte, assicuratevi che queste persone paghino e che non se ne vadano».
