E se la Svizzera chiudesse l'aeroporto di Ginevra ai leader del G7?

Chiudere l'aeroporto di Ginevra agli ospiti del G7? È la proposta, di per sé scioccante, di Mauro Poggia di fronte all'indifferenza della Francia rispetto alla ripartizione dei costi di sicurezza per il trasferimento dei capi di Stato che parteciperanno all'evento da Cointrin a Evian. Se, da un lato, la Francia non ha ancora confermato l'intenzione di farsi carico di una parte dei costi, dall'altro il consigliere agli Stati ginevrino, indignato per la mancanza di rispetto nei confronti della Svizzera, ha dichiarato alle testate del gruppo Tamedia, citiamo, che si potrebbe «chiudere l’aeroporto di Ginevra, sul versante svizzero, per le personalità attese al G7, affinché la Francia ne garantisca la sicurezza fino a destinazione senza transitare sul nostro territorio».
Interpellato al riguardo dal Blick, Poggia ha ribadito la sua posizione: non spetta alla Svizzera sostenere i costi per la sicurezza dei capi di Stato dal momento in cui scendono dall’aereo fino a Evian. «Se i visitatori del G7 dovessero attraversare il cantone via terra per recarsi a Evian – ha aggiunto – dovremmo scortarli con un imponente dispositivo di sicurezza a nostre spese. È un servizio che offriremmo loro». Il consigliere agli Stati ginevrino ha ipotizzato, ad esempio, lo scenario di un passaggio di Donald Trump in Svizzera: «Se il presidente degli Stati Uniti si recasse a Evian passando per Ginevra, potrebbero verificarsi delle manifestazioni, il che aumenterebbe inevitabilmente il rischio. Perché dovremmo assumercene la responsabilità da soli?».
Naturalmente, i capi di Stato dispongono già dei propri servizi di sicurezza. Tuttavia, la Polizia elvetica dovrà in ogni caso mobilitarsi per chiudere le strade lungo il percorso, scortare i convogli e probabilmente ricorrere al rinforzo della Polizia militare. Un costo che si aggiungerebbe a quello, già elevato ma inevitabile, della messa in sicurezza dell'aeroporto stesso. Anziché sopportare i disagi del tragitto Cointrin-Evian, Poggia ha raccomandato ai visitatori del G7 di uscire dall'aeroporto dal lato francese di Ferney-Voltaire, per poi percorrere il corridoio stradale francese Annemasse/Thonon fino a Evian. «Anche se questo percorso è più lungo, ha il vantaggio di aggirare il territorio svizzero».
Nel dibattito politico ha fatto capolino anche l'idea di far atterrare i leader del G7 all'aeroporto di Lione-Saint-Exupéry. Della serie: perché atterrare a Ginevra se il vertice è francese, facendo ricadere i costi di sicurezza sulla Svizzera? Perché non privilegiare l'aeroporto di Lione? «Troppo lontano» ha tagliato corto Poggia. L'aeroporto di Lione si trova infatti a due ore e mezza di macchina da Evian, contro l'ora necessaria per raggiungere Cointrin, il che è meno conveniente per le delegazioni VIP. Queste ultime trovano inoltre a Ginevra un know-how diplomatico superiore, dato che il suo aeroporto è l'unico al mondo, insieme al John F. Kennedy di New York, dotato di un servizio di protocollo di livello mondiale. «Per quanto riguarda l'aeroporto di Lione, questa opzione non è stata presa in considerazione perché è troppo lontano da Evian» aveva risposto Luc Broch, tenente colonnello e vicecomandante della Polizia ginevrina, durante un'audizione tenutasi lo scorso 2 aprile al Gran Consiglio. «Non cambierebbe necessariamente molto nemmeno per la Svizzera», aveva aggiunto, «poiché oggi l’aeroporto di Lione funge da aeroporto di scarico in caso di problemi a Ginevra. Quello di Ginevra lo sarebbe stato se fosse stato scelto Lione, quindi tutto avrebbe dovuto essere previsto in ogni caso». Ginevra aveva accettato di buon grado di accogliere i visitatori nel proprio aeroporto, ma con l’aspettativa di una ripartizione dei costi.
Nel 2003 la Svizzera aveva pagato più della Francia per i costi sostenuti sul proprio territorio in seguito ai tre giorni del vertice del G8 a Evian. La Confederazione e i Cantoni avevano dovuto farsi carico del 52% della spesa finale relativa alle misure di sicurezza di polizia e militari messe in atto sul versante svizzero. Il conto ammontava a 40 milioni di franchi, di cui il governo francese ne aveva coperti 18 milioni, lasciando più della metà a carico dei contribuenti svizzeri. A tale importo si erano aggiunti 4 milioni di franchi per l’affitto di 1000 poliziotti tedeschi e 15 idranti. Tale somma era stata sostenuta dal Cantone di Ginevra, con un contributo da parte di Berna. A differenza del 2026, prima del G8 del 2003 si erano tenute discussioni concrete sulla ripartizione dei costi di sicurezza. La consigliera federale Micheline Calmy-Rey aveva incontrato a questo proposito il suo omologo francese Dominique de Villepin a Parigi il 28 febbraio 2003. Successivamente, era stato concluso un accordo quadro bilaterale tra i due Paesi, in base al quale la Francia accettava di farsi carico della maggior parte dei costi totali, ovvero 18 milioni di franchi su un totale allora stimato in 25 milioni. Il contributo della Francia era tuttavia limitato a 18 milioni. Di conseguenza, quando i costi erano stati superati, passando da 25 a 40 milioni, la Svizzera aveva pagato più della Francia, assumendosi l'intero importo in eccesso.
In vista di questo G7, il ministro degli Affari esteri Ignazio Cassis ha incontrato Jean-Noël Barrot l'8 maggio. Tuttavia, a differenza del 2003, quando le discussioni avevano portato relativamente presto a una quantificazione del contributo francese, nel 2026 la situazione si è rivelata ben diversa. La discussione è rimasta vaga su quanto Parigi pagherà concretamente per i costi sostenuti dalla Svizzera. «Come diceva de Gaulle, l’intendenza seguirà» ha commentato Poggia di fronte a questo clima di incertezza che continua a persistere. La Francia potrebbe snobbare la Svizzera a causa della votazione, che si terrà lo stesso fine settimana, sull’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni», che minaccia gli accordi bilaterali Svizzera-UE? Per Poggia, «sarebbe attribuire ai nostri vicini una riflessione troppo elaborata». Resta il fatto che l’Eliseo avrebbe risposto a una lettera del consigliere federale Guy Parmelin affermando che il rischio di disordini a Ginevra sarebbe dovuto più alla votazione del 14 giugno sull’iniziativa che al vertice del G7 in sé, secondo il Canard Enchaîné, che ha rivelato il contenuto della missiva. Ancora Poggia: «Certo, tutte le votazioni che riguardano la libera circolazione con la Svizzera interessano i nostri vicini, ma ciò non impedisce loro di rivedere le leggi vigenti per far sì che sia la Svizzera a farsi carico della disoccupazione dei lavoratori frontalieri».
Il consigliere agli Stati del MCG vede piuttosto in questa indecisione «la consueta lentezza della Francia, un Paese centralizzato in cui chi deve decidere si trova ai vertici dello Stato, e questi ultimi hanno attualmente altre priorità che pensare ai piccoli svizzeri, che sono comunque abbastanza ricchi da poter anticipare i fondi». Un'altra differenza rispetto al 2003: la Svizzera aveva fatto da zona di sicurezza e di transito, ma aveva anche tratto vantaggio dal fatto di ospitare una parte degli invitati al G8, in particolare i leader invitati, le delegazioni secondarie e i partecipanti al «dialogo allargato». Nel 2026, la Svizzera potrebbe registrare un calo dei pernottamenti a Ginevra o a Losanna, poiché la Francia sembra voler concentrare le strutture ricettive intorno al sito di Evian e al principale complesso alberghiero, il che rafforza la sensazione che Poggia ha sintetizzato sulla stampa con la frase: «Sfarzo per la Francia, danno per la Svizzera». Di nuovo: «Bisogna smetterla di essere il piccolo nel cortile dei grandi. La minaccia di chiudere il lato svizzero dell'aeroporto, già di per sé, potrebbe essere più efficace della sua effettiva attuazione».
La questione della ripartizione dei costi regionali per la sicurezza è spesso fonte di tensioni, ma le ripartizioni asimmetriche sono all’ordine del giorno. In occasione del vertice Biden-Putin del 2021 a Ginevra, la Svizzera si era fatta carico della maggior parte dei costi legati alla mobilitazione dell’esercito, della polizia e della sicurezza aerea. In occasione delle Olimpiadi di Parigi del 2024, la Svizzera aveva potenziato a proprie spese i dispositivi ferroviari e aerei, così come il Belgio e il Regno Unito avevano sostenuto costi di intelligence e di polizia senza addebitarli a Parigi. Allo stesso modo, in occasione della COP21 a Parigi nel 2015, i costi si erano estesi anche alla Svizzera e al Belgio.
Nel 2003 Micheline Calmy-Rey, difendendo il contributo francese fissato a un massimo di 18 milioni, aveva inoltre ricordato che «la Ginevra internazionale organizza ogni anno, e più volte nel corso dell'anno, manifestazioni internazionali che richiedono misure di sicurezza. E noi ci facciamo carico da soli della sicurezza e della protezione delle persone, senza alcun aiuto da parte della Francia».
