E se tornassero i voli di linea fra Lugano e Ginevra? «Ci sono già i primi contatti»

Quattro ore e 53 minuti. Oggi, non si può scendere al di sotto di questo tempo di percorrenza per andare in treno dalla stazione di Lugano a quella di Ginevra. Anche in auto, a seconda del traffico, ci si impiega attorno alle cinque ore. Una distanza (percorsa su asfalto o binari) che, tra andata e ritorno, può essere difficilmente coperta nel giro di un giorno. In volo, i tempi si ridurrebbero. Ma oggi l’offerta per i voli di linea è sostanzialmente inesistente. Nessuna compagnia aerea svizzera è interessata a coprire la rotta fra la seconda e la terza piazza finanziaria della Svizzera, deplora il consigliere agli Stati ticinese Fabio Regazzi (Centro), che ora vuole aprire la strada (o meglio, la pista dell’aeroporto) a compagnie aeree estere.
Divieto di cabotaggio
Oggi, le compagnie aeree estere non possono effettuare voli commerciali tra due o più aeroporti interni in Svizzera. È il cosiddetto divieto di cabotaggio. Un esempio pratico: Air France non può effettuare voli da Basilea a Ginevra. Così come non può farlo tra Lugano-Agno e Ginevra. La questione è stata pure al centro dei negoziati nell’ambito degli Accordi bilaterali III, ma il «senatore» ticinese vuole giocare d’anticipo. Tramite un’iniziativa parlamentare (sostenuta anche dai due «senatori» ginevrini), vuole inserire una deroga nella legge federale sulla navigazione aerea (all’articolo 32), permettendo in determinati casi ai vettori stranieri - ovvero le imprese con sede nell’UE o nell’AELS - di operare collegamenti nazionali in concessione in Svizzera. Oggi, l’iniziativa parlamentare ha ottenuto il primo via libera (con 7 voti contro 3 e 2 astensioni) da parte della Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni degli Stati. Ora dovrà esprimersi la commissione omologa del Nazionale: l’obiettivo è di inserire questa modifica nella revisione della legge sulla navigazione aerea che sarà discussa alle Camere a partire dal prossimo autunno.
Collegare le città
La commissione «riconosce l’importanza dell’iniziativa parlamentare volta a garantire un buon collegamento tra le città di Lugano e Ginevra», si legge in una nota dei servizi del Parlamento. «È una prima importante vittoria di tappa, frutto di un lavoro di squadra», ci spiega Fabio Regazzi, ricordando che dietro l’iniziativa parlamentare c’è stato un grande lavoro di preparazione che ha coinvolto tra gli altri Marco Chiesa, lo scalo di Lugano-Agno, l’Associazione Passeggeri e Aeroporti della Svizzera Italiana (ASPASI), la Città di Lugano, nonché l’ex direttore dell’Ufficio federale dell’aviazione civile (UFAC), Christian Hegner.
«In assenza di alternative»
Per Regazzi, l’obiettivo è di permettere tramite una deroga solo il collegamento Lugano-Ginevra, senza abolire il divieto di cabotaggio. L’accordo negoziato con Bruxelles, invece, si spinge oltre. Il «senatore» ticinese ha infatti voluto limitare il mercato dei voli interni serviti da compagnie straniere solo al caso in cui «l’esigenza di trasporto non può essere soddisfatta altrimenti in modo equivalente».
«Starà al Consiglio federale definire le condizioni di riferimento per un collegamento aereo fra due destinazioni, ad esempio l’impossibilità di coprire la distanza con i mezzi di trasporto pubblici in meno di quattro ore».
Ci sono vettori interessati?
La domanda che ci si pone, ora, è se davvero una compagnia estera sia interessata a introdurre un volo di linea (poco redditizio, almeno inizialmente) tra Ticino e Romandia. Swiss, ricordiamo, ha deciso di abbandonare lo scalo luganese nel 2019. E non ci tornerà. «Al momento non abbiamo piani concreti per offrire un collegamento tra Lugano e Ginevra», ci fa sapere un portavoce di Swiss. Si dovrà cercare al di fuori dei confini nazionali. «Il mio ruolo è di creare le premesse affinché ciò accada», precisa Regazzi. Ma finché è in vigore il divieto di cabotaggio, senza alcuna eccezione, anche le discussioni su eventuali compagnie aeree difficilmente possono decollare. «Sì, ci sono già i primi contatti, ma si fermano alle fasi iniziali», conferma Davide Pedrioli, ex direttore di Lugano Airport e attuale consulente strategico del Municipio di Lugano. Ad esempio, ci sono alcune compagnie italiane che potrebbero essere interessate ad aggiungere la rotta Lugano-Ginevra all’interno della propria rete. Per l’ex direttore dello scalo luganese, però, l’introduzione di una deroga permetterebbe di aprire il mercato e avere più opzioni. Attualmente, sottolinea Pedrioli, i velivoli delle compagnie svizzere non possono operare commercialmente poiché la pista di Agno è troppo corta. La flotta, detto in altri termini, non è adeguata a servire l’aeroporto sottocenerino.
Una cosa, tuttavia, è certa. Il Municipio di Lugano non farà carte false per attirare una compagnia estera. «È interessato a promuovere il collegamento, ma la linea del Municipio finora è stata quella di non voler concedere contributi».
