L'approfondimento

Emmanuel Macron e gli occhiali da sole di Henry Jullien: il «machismo diplomatico» per tenere testa a Donald Trump

Al di là del problema medico e della necessità di indossare delle lenti protettive, il look sfoggiato a Davos dal presidente francese risponde a un'esigenza precisa: ne parliamo con il professor Arnauld Leclerc
©Sean Kilpatrick
Marcello Pelizzari
22.01.2026 16:30

Al World Economic Forum di Davos, quest'anno, le temperature sono polari. A rubare la scena, tuttavia, non è stato il gelo fra Europa e Stati Uniti. Non solo, quantomeno, al di là della delicatezza del dossier Groenlandia. Un accessorio, in particolare, ha conquistato tutto e tutti. Gli occhiali da sole a specchio di Emmanuel Macron. Sfoggiati, come noto, per un problema medico, ma diventati nel frattempo un simbolo. Parentesi: parliamo del modello Pacific S01 di Henry Jullien, marchio francese rilevato anni fa dall'italiana iVision Tech. Il fatto che Macron, presidente francese, indossasse questi occhiali mentre attaccava, con forza, Donald Trump, al grido «diciamo no ai bulli», ha cambiato e non poco l'orizzonte.

Della serie: se il presidente degli Stati Uniti continua a interpretare il ruolo dello strong man classico, fatto di retorica muscolare, minacce dirette e una diplomazia basata sulla «legge del più forte», Macron ha risposto con un'operazione di immagine che trasuda testosterone geopolitico. Salendo sul palco con un look che molti hanno definito alla Top Gun, il presidente francese non ha soltanto coperto un'irritazione oculare, definita dallo stesso Macron, con ironia e intelligenza, «occhio della tigre». No, ha indossato una vera e propria corazza visiva. Un messaggio, verrebbe da dire, chiaro. Anzi, chiarissimo: l'Europa non abbassa lo sguardo. E, se necessario, può schierare il suo Maverick per missioni ad alto rischio.

La forma è sempre più importante del contenuto. Gli occhiali? Un atto di comunicazione politica deliberato e ponderato che mirava a creare fermento
Arnauld Leclerc, professore di scienze politiche all'Università di Nantes

«Gli attori politici, soprattutto quelli di alto livello, sono esperti conoscitori delle logiche della comunicazione» spiega, da noi contattato, Arnauld Leclerc, professore di scienze politiche all'Università di Nantes. «Sono, inoltre, circondati da consiglieri a loro volta profondamente permeati da queste logiche». Lo sforzo di chi, alle spalle di Macron, intende proiettare una certa immagine secondo Leclerc si è concentrato «sulla narrazione, sull'adozione di una posizione, sugli abiti e, più in generale, sulla dimensione simbolica della comunicazione. In quest'ottica, la forma è sempre più importante del contenuto. Si è trattato quindi di un atto di comunicazione politica deliberato e ponderato che mirava a creare fermento».

C'è chi, a torto o a ragione, ha parlato di «machismo diplomatico» e «postura alfa»: «Sicuramente – ha proseguito il nostro interlocutore – il codice di comunicazione scelto è in contrasto con gli usi diplomatici. Questa trasgressione, se così vogliamo definirla, ha fatto da molla a una comunicazione di grande impatto nell'era dei social network. Un vero e proprio colpo, per Macron, per accompagnare un discorso che chiedeva agli europei di irrigidire la loro posizione nei confronti di Donald Trump: la forma, in questo caso, era quindi al servizio del contenuto. Ma quegli occhiali erano anche un modo per rivaleggiare con Trump, i cui interventi pubblici sono sempre basati su trasgressioni dei codici abituali della comunicazione politica: per il vocabolario utilizzato, per le posture messe in scena, per i valori mobilitati. Trump e Macron, a Davos, si sono abbandonati a una sorta di gara di virilità maschilista. Del resto, Trump non si è sbagliato quando ha ironizzato sul fatto che Macron faceva il duro. Un modo, da parte sua, per denunciare questa mossa comunicativa e neutralizzarne gli effetti».

Macron, concludendo, ha rispolverato l'estetica del guerriero di fronte a un mondo in crisi: «Dopo la sua prima elezione, nel 2017, Macron si è imposto come leader europeo in un contesto in cui Merkel stava uscendo dalla scena politica» ha spiegato Leclerc. «Tuttavia, Macron ha perso gran parte della sua credibilità sulla scena nazionale interna: si è svalutato. Un aspetto, questo, che ha avuto un impatto sulla sua influenza europea e internazionale, poiché leader e cittadini sono molto ben informati sulla situazione politica interna di ciascun Paese. Cercando di utilizzare la simbologia del pilota di aerei in stile Top Gun, Macron ha voluto soprattutto riaffermare la sua esistenza e riconquistare il terreno perduto sulla scena internazionale. Ma la legittimità, in politica, non si basa su un semplice colpo di comunicazione. Alla fine, questa spacconata non è stata altro che un disperato tentativo di sopravvivenza in una fase già molto avanzata di cancellazione della figura di Macron. Tra sedici mesi, infatti, avrà lasciato la scena».