Esercito, IVA o non IVA? Questo è il dilemma

Quattro anni fa, dopo l’aggressione russa all’Ucraina, il Parlamento aveva deciso di aumentare sensibilmente la spesa militare. L’obiettivo ora è di destinare alla Difesa l’equivalente dell’1% del PIL (adesso è lo 0,7%) entro il 2032. Secondo i piani, la spesa per la sicurezza dovrebbe passare dagli attuali 6,3 miliardi di franchi a 8,3 entro il 2029, per poi continuare a crescere per colmare le lacune e ammodernare l’esercito. Ma oggi come oggi non è chiaro se l’obiettivo potrà essere raggiunto. Tutte le proposte avanzate nel frattempo e che prevedevano il ricorso all’indebitamento sono state respinte. In gennaio, il «ministro» della Difesa Martin Pfister ha annunciato che il Consiglio federale è pronto a proporre un aumento dell’IVA di 0,8 punti per dieci anni (dal 2028), per un totale di 31 miliardi di franchi. Questi soldi sono destinati per un terzo a coprire l’aumento già annunciato per raggiungere l’1% del PIL. Il grosso sarà usato per le «spese supplementari» dovute al deterioramento della situazione geopolitica e alle difficoltà sopraggiunte sul mercato degli armamenti. Tuttavia, l’attuazione solo parziale del pacchetto di risparmi in discussione in questo momento a Berna potrebbe complicare le cose.
Entro fine mese la proposta di aumentare l’IVA dovrebbe essere concretizzata in un progetto da mettere in consultazione. Tutti i partiti di Governo, eccetto il Centro di Martin Pfister, si sono già detti contrari a chiamare alla cassa i consumatori per altri 3 miliardi di franchi all’anno. Mercoledì, il gruppo del PLR ha presentato una mozione che incarica il Consiglio federale di garantire le risorse finanziarie necessarie per un «rafforzamento sostenibile» delle forze armate il più rapidamente possibile. Con una condizione però: che siano esclusi aumenti fiscali, in particolare dell’IVA, finché tutte le altre opzioni non saranno state esaurite. «Il piano del Governo non è sostenibile», dice il deputato Alex Farinelli, portavoce della proposta. «Si parla di un programma decennale di 31 miliardi di franchi su una spesa complessiva (ndr decennale) di circa mille miliardi. È sbagliato finanziare il rafforzamento dell’esercito attraverso le tasse. Non siamo disposti ad accettare aumenti fiscali se prima non vengono studiate tutte le possibili alternative. Il Governo ha la responsabilità di trovare altre soluzioni. Un finanziamento solido dell’esercito deve concentrarsi sul bilancio ordinario, attraverso un contenimento della spesa, e su entrate aggiuntive non fiscali». In questo senso il PLR rilancia le proposta fatta nel dicembre scorso dal «senatore» urano Josef Dittli di costituire una riserva di 10 miliardi di franchi, senza indebitamento e aumenti fiscali. La sua richiesta, che sarà discussa martedì dagli Stati, prevede tre punti. Primo: la vendita di una parte delle azioni di Swisscom, di cui la Confederazione detiene il 51% del capitale (dovrà comunque essere mantenuta la minoranza di blocco del 33,3%). Questa cessione potrebbe generare 5 miliardi. Secondo: usare temporaneamente parte degli utili della BNS (altri 5 miliardi). Terzo: l’istituzione di un fondo a destinazione vincolata o di un conto speciale per finanziare grandi investimenti per l’armamento e programmi infrastrutturali.
Il Consiglio federale è contrario a un’alienazione parziale di Swisscom, per due ordini di motivi. Uno finanziario: 5 miliardi per l’esercito sarebbero di gran lunga insufficienti per coprire il fabbisogno di finanziamento. Inoltre verrebbero a mancare circa 200 milioni all’anno di dividendi. L’altro è strategico e riguarda l’importanza di Swisscom nella gestione di un’infrastruttura critica. Quanto agli utili della BNS, dice il Consiglio federale, un utilizzo a favore dell’esercito metterebbe a rischio la riduzione dei debiti legati alla pandemia di coronavirus e/o aumenterebbe i disavanzi strutturali nel bilancio della Confederazione.
Martedì, la Camera dei Cantoni dovrà esaminare diversi atti parlamentari in tema di difesa, nonché la richiesta di prolungare la partecipazione svizzera alla forza multinazionale in Kosovo. Inizialmente, in agenda c’erano anche due proposte alternative di finanziamento dell’esercito: una che prevedeva l’emissione di un «prestito di sicurezza» (indebitamento) e l’altra un aumento dell’IVA destinato sia alla Difesa sia all’AVS. Entrambe sono state rinviate a una prossima sessione.
