Il caso

«Estorsioni andate in scena all'ambasciata svizzera in Venezuela»: il DFAE prende posizione

Il Venezuela, un prigioniero politico, ricatti, l'ambasciata svizzera: sono tutti elementi di un caso scoppiato nell'ultima settimana, nei giorni immediatamente precedenti - e seguenti - la scarcerazione di Rafael Tudares Bracho, avvocato venezuelano e genero di Edmundo González Urrutia – Cerchiamo di fare chiarezza
Giacomo Butti
24.01.2026 09:30

Il Venezuela, un prigioniero politico, accuse di estorsione, l'ambasciata svizzera. Sono tutti elementi di un caso scoppiato nell'ultima settimana, nei giorni immediatamente precedenti - e seguenti - la scarcerazione di Rafael Tudares Bracho, avvocato venezuelano e genero di Edmundo González Urrutia. Cerchiamo di fare chiarezza.

Le premesse

Per capire il caso, bisogna fare un passo indietro. Il 29 luglio 2024, poche ore dopo la chiusura dei seggi, il Consiglio elettorale nazionale (CNE) annunciava, con solo l'80% dei voti scrutinati, la vittoria di Nicolás Maduro nelle elezioni presidenziali venezuelane. «Il presidente uscente, Nicolás Maduro, ha ottenuto 5.150.092 voti, ovvero il 51,2%, mentre il suo diretto avversario, Edmundo González Urrutia, 4.445.978, ovvero il 44,02%». La coalizione anti-chavista della Plataforma unitaria democrática (PUD) che - guidata da María Corina Machado e dallo stesso González - aveva già denunciato pesanti interferenze elettorali, dichiarava lo stesso giorno, in conferenza stampa, la vittoria di Edmundo González, mentre forti proteste si scatenavano in tutto il Paese in seguito all'annuncio del CNE.

Contestata globalmente, la veridicità dei risultati presentati dall'organo elettorale non è mai stata provata e il governo Maduro ha sempre rifiutato la pubblicazione dei fogli di scrutinio, invece parzialmente presentati dall'opposizione. Nei mesi seguenti, González veniva riconosciuto quale presidente eletto da buona parte della comunità internazionale latinoamericana, dal Parlamento europeo (non ufficialmente dal Consiglio europeo), dagli Stati Uniti, dai membri del G7 e da altri Paesi e organizzazioni. 

È in questo contesto che, mesi dopo la fuga di Edmundo González Urrutia in Spagna e tre giorni prima del terzo insediamento di Maduro, il 7 gennaio 2025 a Caracas alcuni uomini incappucciati arrestavano Rafael Tudares Bracho, avvocato venezuelano e genero di González.

Detenzione

Sottoposto a «sparizione forzata» per 42 giorni, Tudares compariva il 24 febbraio davanti a un tribunale di Caracas, accusato di «complicità nell’uso di atti violenti contro la repubblica, usurpazione di funzioni, falsificazione di documenti, riciclaggio di denaro, disprezzo per le istituzioni statali, incitamento a disobbedire alle leggi e cospirazione criminale». Allora, su X, la PUD aveva denunciato l'evento: «Respingiamo con forza la fraudolenta udienza preliminare di Rafael Tudares Bracho, genero del presidente eletto, accusato di complicità nei presunti reati che, da mesi e senza alcuna prova, vengono attribuiti a colui che ha realmente vinto le elezioni presidenziali del 28 luglio scorso: Edmundo González Urrutia».

La comparizione di Rafael Tudares davanti a un «tribunale fedele al regime», affermava la PUD «ha violato il giusto processo e il suo diritto alla difesa, impedendogli di avvalersi di un legale privato e imponendogli un difensore d'ufficio. Questo stratagemma giudiziario contro la famiglia del presidente eletto è un nuovo scherno alla verità che cercano di nascondere con l'intimidazione. Rafael è innocente, così come lo sono centinaia di prigionieri politici che rimangono dietro le sbarre nelle carceri di Maduro, solo per aver pensato in modo diverso».

Nel corso del 2025, la figlia di Edmundo González, Mariana González de Tudares, si è battuta per la liberazione del marito, tenuto in regime di isolamento. Il 1. dicembre, in assenza di un avvocato, Rafael Tudares è stato condannato a trent'anni di carcere per terrorismo e associazione a delinquere.

Le presunte pressioni

Torniamo ai giorni più recenti. Dopo 374 giorni di attesa, lo scorso 16 gennaio Mariana González de Tudares ha potuto rivedere per la prima volta, in un incontro durato 25 minuti, Rafael Tudares. Su X, la figlia di Edmundo González Urrutia ha raccontato di aver parlato al marito, separati da vetri antiproiettile: «Ho notato che Rafael era molto deperito sia fisicamente che psicologicamente». Ma è nel post pubblicato 3 giorni dopo, il 19 gennaio, che si sviluppa il caso.

Nel corso dell'anno passato da Rafael Tudares in prigione, la figlia di Edmundo González ha cercato, lontano dai riflettori e attraverso vari mediatori, di ottenere il rilascio del marito da parte del governo Maduro. Ed è nell'ambito di questi incontri che - ha denunciato Mariana González in una lettera affidata, nuovamente, a X - si sarebbero consumati «tre episodi di estorsione, da parte sia di persone legate alle autorità di questo Paese, sia di persone legate alla Chiesa e di individui che affermavano di rappresentare importanti organismi».

Le tre presunte estorsioni, ha affermato la donna, sarebbero avvenute «in sedi diplomatiche (ambasciate), in spazi in cui opera l'arcivescovado e negli uffici di organizzazioni che affermano pubblicamente di difendere i diritti umani» e avrebbero una dimensione politica: «In tutti e tre gli episodi mi è stato esplicitamente detto che, affinché Rafael potesse riottenere la libertà e tornare a casa, avrei dovuto costringere mio padre a rinunciare alla sua lotta e alla sua causa». La liberazione di Rafael Tudares, insomma, in cambio della rinuncia, da parte del suocere Edmundo González Urrutia, alle pretese sulla presidenza.

Mariana González ha sottolineato che «in tutti e tre gli episodi c'erano testimoni oculari che hanno ascoltato integralmente» tutto quanto è stato detto. 

Nelle prime ore di giovedì 22 gennaio, Tudares è stato liberato, con l'obbligo di comparire in tribunale ogni sette giorni e il divieto di viaggio. L'annuncio è stato dato da Mariana González: «È stata una lotta stoica e durissima durata più di un anno, durante la quale abbiamo finalmente ottenuto la liberazione di Rafael e aspiriamo, prima o poi, alla sua piena libertà, a cui ha diritto». Nel testo, González ha ringraziato chi l'ha sostenuta nella sua lotta per la libertà del marito, citando poi il supporto del team dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, con sede a Panama, «che ha sempre monitorato e sostenuto questo caso, nell'ambito delle proprie competenze umanitarie».

Ed è qui compare la Svizzera. Nello stesso giorno della liberazione, Ricardo Cusanno, già presidente della Croce Rossa venezuelana e membro dell'ong Foro Cívico, ha pubblicato sul suo profilo Instagram una fotografia che, scattata all'ambasciata svizzera in Venezuela, mostra il passaggio di consegne: immortalati, oltre a Cusanno, l'ambasciatore svizzero Gilles Roduit, Mariana González de Tudares e il marito Rafael Tudares, l'arcivescovo di Caracas Raúl Biord Castillo e Indira Urbaneja, consulente politica vicina al regime di Maduro. 

Da sinistra a destra: l'ambasciatore svizzero Gilles Roduit, Ricardo Cusanno (Foro Cívico), Mariana González de Tudares e il marito Rafael Tudares, l'arcivescovo di Caracas Raúl Biord Castillo, Indira Urbaneja, consulente politica vicina al regime di Maduro. © Instagram/ @cusannoricardo
Da sinistra a destra: l'ambasciatore svizzero Gilles Roduit, Ricardo Cusanno (Foro Cívico), Mariana González de Tudares e il marito Rafael Tudares, l'arcivescovo di Caracas Raúl Biord Castillo, Indira Urbaneja, consulente politica vicina al regime di Maduro. © Instagram/ @cusannoricardo

Tuttavia, secondo Monitoreamos (portale indipendente venezuelano generalmente considerato affidabile) l'ambasciata svizzera non sarebbe stata solamente teatro della liberazione di Tudares, ma anche la sede diplomatica - insieme all'arcidiocesi - nella quale si sarebbero svolti gli incontri con le presunte estorsioni ai danni della figlia di Edmundo González Urrutia. Sempre secondo «fonti informate» citate da Monitoreamos, le persone ritratte nella foto (escluso ovviamente Rafael Tudares) avrebbero tutte partecipato agli incontri nei quali sarebbero state fatte pressioni sulla famiglia González-Tudares.

I media spagnoli, nelle scorse ore, si sono dedicati alla vicenda. Citata dall'agenzia EFE, Indira Urbaneja ha affermato che vi sono stati due incontri «ufficiali e guidati» dalla Svizzera e dall’arcivescovado di Caracas, e ha negato che, in quel contesto, sia stato chiesto a Mariana González di sollecitare suo padre a rinunciare alla politica in cambio della libertà di Tudares». El Mundo, da parte sua, ha duramente criticato l'ambito nel quale è avvenuta la scarcerazione di Tudares: «Il ricongiungimento con la moglie, Mariana González, è avvenuto in una sede diplomatica, alla presenza di una serie di personaggi che mostrano fino a che punto il chavismo “riciclato” disponga di strumenti politici per restare al potere», con Delcy Rodríguez - braccio destro di Maduro - ancora in sella dopo l'intervento statunitense.

La presa di posizione del DFAE

Da noi contattato, il Dipartimento federale degli Affari esteri (DFAE) si è limitato a osservare che la Svizzera «si impegna da mesi per la liberazione dei prigionieri politici venezuelani e dei prigionieri europei», sottolineando che «in questo contesto, ha offerto i buoni uffici per facilitare le operazioni». Nel caso di Rafael Tudares Bracho, ha commentato il DFAE, «l'ambasciata svizzera a Caracas ha facilitato la sua liberazione, mettendo a disposizione la residenza», ma ha anche fatto sapere che «la Svizzera, per contro, non è stata coinvolta in alcun negoziato o transazione finalizzati alla liberazione di Rafael Tudares Bracho». A nostra precisa domanda, il DFAE non ha fatto sapere se fosse, o meno, a conoscenza della denuncia di Mariana González de Tudares di presunte estorsioni ai danni della famiglia González-Tudares, né ha commentato la notizia diffusa da Monitoreamos. «Edmundo González Urrutia e la sua famiglia», ha sottolineato il Dipartimento federale per gli Affari esteri, «hanno espresso la loro gratitudine all'ambasciata per il ruolo svolto».

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