Difesa

F-35, gli offset parlano italiano: «È stato un lavoro di squadra»

Gli affari di compensazione per l’acquisto dei jet da combattimento premieranno nei prossimi anni anche il Ticino – Il Gruppo Materiale Difesa e Sicurezza Svizzera italiana: «Lockheed Martin ci ha fatto visita più volte»
©CHRISTIAN BEUTLER
Luca Faranda
08.07.2026 06:00

Gli F-35 che arriveranno in Svizzera non saranno 36. A marzo, il «ministro» della Difesa era stato chiaro: con il limite di sei miliardi votato dal popolo nel 2020 (saliti a 6,4 miliardi di franchi, considerato anche l’indice nazionale dei prezzi al consumo) la Svizzera potrà avere a disposizione una trentina di aerei da combattimento.

Negli accordi con il produttore statunitense, però, c’è di più. È il caso dei cosiddetti «offset», anche noti come «affari di compensazione». Di cosa si tratta? Sono accordi che Lockheed Martin (il produttore dell’F-35) stipula con aziende industriali svizzere come contropartita per l’acquisto del jet.

Gli affari offset sono commesse, progetto o collaborazioni che un produttore estero (come Lockheed Martin) concorda con imprese, scuole universitarie o partner di ricerca in Svizzera. Gli affari compensatori non devono avere un nesso diretto con l’industria bellica. Per sostenere in Svizzera il mantenimento e l’ampliamento di tecnologie prioritarie rilevanti per la sicurezza e capacità e competenze fondamentali industriali, armasuisse vincola i fornitori esteri di armamenti a una collaborazione industriale con la base tecnologica e industriale rilevante in materia di sicurezza (STIB).

Nel settembre 2022, quando è stato firmato il contratto per gli F-35, è stato sottoscritto anche un accordo di compensazione con Lockheed Martin, «grazie al quale il produttore statunitense può concludere con l’industria elvetica affari che compensino i costi di acquisto. In questo modo, le aziende svizzere ricevono ordini per un volume di circa 2,9 miliardi di franchi», scrivevano allora le autorità federali.

Fino al 73%

Per L’Ufficio federale dell’armamento (armasuisse), l’intero impegno offset di Lockheed Martin ammonta a circa 3 miliardi di dollari statunitensi (poco più di 2,4 miliardi di franchi al cambio attuale), pari al 60% del valore del contratto.

Al 30 giugno erano già registrati affari per un valore di 1,03 miliardi di dollari statunitensi (poco più di 831 milioni di franchi), circa un terzo dell’intero impegno offset previsto nell’ambito dell’acquisto degli aerei da combattimento. Ora si aggiunge un pacchetto supplementare. Tuttavia, le cifre sono state riviste al rialzo, ha comunicato ieri a Berna Patrick Nyfeler, direttore regionale di Lockheed Martin per Germania, Austria e Svizzera. Complessivamente, gli affari offset dovrebbero raggiungere il 73% del valore del contratto, anziché il 60%.

Diretto e indiretto

Tradotto: Lockheed Martin investirà in Svizzera più di quanto previsto. «Attualmente si sta lavorando a 30 progetti differenti», ha spiegato il direttore regionale del produttore statunitense. Ci sono però dei vincoli. Il 20% del valore del contratto «deve essere correlato in modo diretto all’acquisto degli F-35A». Un esempio: la produzione e la riparazione dei componenti della cabina di pilotaggio dell’F-35. Un ulteriore 40% può essere realizzato in modo indiretto, ossia in settori dell’industria svizzera rilevanti per la sicurezza e la difesa. Entrano in linea di conto, ad esempio, progetti nel campo dei carburanti sintetici sostenibili per l’aviazione (che non hanno nemmeno un nesso diretto con il settore militare). Non devono infatti essere a tutti i costi armamenti.

Obiettivi regionali

C’è un ulteriore aspetto da sottolineare: almeno il 5% degli affari offset deve provenire dalla Svizzera italiana (Ticino, Grigioni italiano) e retoromancia. Il 30% dalla Romandia e il rimanente 65% dalla Svizzera tedesca. La percentuale è in base alla popolazione.

Gli obiettivi regionali, tiene a sottolineare più volte la stessa armasuisse, saranno ampiamente superati. È previsto che nella Svizzera italiana la quota supererà di circa il 140% quella stabilita: invece del 5% la percentuale sale al 12%.

«Siamo soddisfatti. La quota è molto superiore al minimo e va bene così. Anche perché negli anni passati con gli affari offset la Svizzera italiana è stata presa in considerazione molto poco», ci spiega Maria Luisa Bernini, Segretario generale del Gruppo Materiale Difesa e Sicurezza Svizzera italiana (GMDSI ). Questa piattaforma, che riunisce oltre sessanta aziende, è stata creata da imprese ticinesi e grigionesi anche e soprattutto per avere un posto al tavolo degli offset.

Qualità e competenze

«È stato un lavoro di squadra e in questo caso si può dire che l’unione fa la forza. Lockheed Martin è una delle prime aziende che abbiamo invitato in Ticino, nel giugno del 2024, per presentare le nostre aziende», sottolinea Bernini, secondo cui i rappresentanti del produttore statunitense «sono rimasti stupiti della qualità e delle competenze che abbiamo in Ticino». Da allora, Lockheed Martin ha fatto visita al Ticino più volte. Per la Svizzera italiana si tratta perlopiù di affari di compensazione indiretti, sottolinea Bernini. Ad esempio, nel registro offset al 30 giugno 2026, armasuisse comunica che due aziende ticinesi - Nozomi Networks con sede a Mendrisio e Scensei con sede a Lugano - figurano tra i beneficiari svizzeri degli offset (indiretti) proprio per il progetto di acquisto degli F-35.

Contratti a lungo termine

Gli accordi raggiunti con imprese della Svizzera italiana, per il GMDSI, potrebbero rappresentare una spinta per tutta l’industria. Si tratta inoltre di contratti a lungo termine (nel caso di Lockheed Martin la data limite per l’applicazione dei progetti è fine 2034, ndr). E se qualcosa andasse storto? Se uno di questi progetti non può essere realizzato o può essere realizzato solo parzialmente, l’impegno di compensazione rimane comunque in vigore, spiegano da Berna. In tal caso, Lockheed Martin deve proporre, d’intesa con armasuisse, un affare sostitutivo equivalente. I dettagli commerciali dei singoli progetti non possono essere divulgati perché protetti dal segreto commerciale e di fabbricazione.

E ora? «Il nostro prossimo passo - ci dice Bernini - è quello di continuare a favorire il dialogo tra le imprese e i produttori che hanno contratti con la Svizzera. Per il Ticino è essenziale poterci essere».

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