Fino al 2050 sarebbe ammesso crescere al massimo di 35 mila persone all’anno

L’UDC sta pianificando un grande esperimento. Ciò che prevede la sua iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!» non è mai stato sperimentato da nessuno Stato al mondo: l’UDC vuole scrivere nella Costituzione quante persone possono vivere nel Paese. La prima frase del testo dell’iniziativa riassume chiaramente la richiesta: «Prima del 2050 la popolazione residente permanente della Svizzera non può superare i dieci milioni di abitanti». E nemmeno dopo, ma su questo torneremo più avanti.
Se la «soglia limite» venisse superata prima o dopo il 2050, l’iniziativa UDC prevede conseguenze concrete, fino alla disdetta della libera circolazione delle persone con l’UE, che sarebbe esplicitamente obbligatoria. Una cosa almeno è certa: il voto popolare sull’iniziativa del 14 giugno rappresenta una decisione cruciale per il Paese, per la popolazione e per l’economia. Tuttavia, le conseguenze concrete sono controverse quanto la proposta stessa.
Che cosa significa per un popolo quando la sua crescita viene «limitata» per disposizione costituzionale? La misurazione della popolazione, sia nel suo insieme sia nei suoi innumerevoli dettagli, rientra tra i compiti fondamentali dell’Ufficio federale di statistica (UST). La sezione Demografia e migrazione dispone di dati dal 1861 e calcola scenari fino al 2055. Non tutte le domande poste dall’iniziativa possono trovare risposta, ma alcune sì.
Saldo migratorio
Come si è sviluppata la crescita della popolazione negli ultimi anni? È stata davvero così forte come molti sostengono? Dal 2000 al 2025 la Svizzera è passata da 7,2 a 9,1 milioni di abitanti. L’aumento si spiega principalmente con la migrazione, in particolare con il saldo migratorio: la differenza tra immigrazione ed emigrazione, che cumulativamente ammonta a 1,6 milioni di persone. La popolazione è però cresciuta anche «naturalmente»: finora la Svizzera è uno dei pochi Paesi europei a registrare ancora un «surplus di nascite». La differenza tra nascite e decessi in questi anni è stata complessivamente di 380 mila persone.
L’immigrazione spiega quindi circa quattro quinti della crescita complessiva della popolazione. A prima vista, la crescita non sembra particolarmente rapida: l’aumento medio annuo è stato dello 0,9%, quasi identico alla media storica dal 1861 (0,8%). Tuttavia, ai livelli attuali, anche una crescita percentuale moderata implica inevitabilmente numeri assoluti molto più elevati.
In Europa, dal 2000, solo pochi Paesi come Lussemburgo, Irlanda o Islanda sono cresciuti più della Svizzera. La Norvegia è quasi allo stesso livello, mentre Spagna, Svezia e Regno Unito seguono poco dietro. Gli altri Stati sono cresciuti molto meno oppure si sono addirittura ridotti.
L’indicatore dell’UST
Quale parte dell’immigrazione è dovuta al reclutamento di lavoratori? Quanto incidono i richiedenti asilo? A queste domande risponde la «statistica demografica longitudinale» dell’UST, condotta dal 2011. Essa mostra con quale status giuridico gli stranieri sono inizialmente immigrati.
Recentemente, l’UST ha pubblicato un indicatore che comprende tutti gli stranieri immigrati tra il 2014 e il 2023 e che vivevano ancora in Svizzera alla fine del 2024. Il 14% di loro è arrivato come richiedente asilo o con status S (profughi ucraini).
Escludendo i rifugiati ucraini, la quota scende all’8%. La grande maggioranza dell’immigrazione riguarda persone con permessi B o L che lavorano, studiano o trascorrono la pensione in Svizzera. I permessi B vengono concessi ai cittadini UE/AELS con un contratto di lavoro o con mezzi economici sufficienti. I permessi L sono destinati ai soggiorni brevi.
La maggior parte degli immigrati rientra nella libera circolazione delle persone con l’UE. Il 70% arriva per lavorare, il 18% tramite ricongiungimento familiare e il 7% per motivi di studio, secondo la statistica degli stranieri della Segreteria di Stato della migrazione (SEM).
I dati suggeriscono questa conclusione: anche nell’irrealistico caso in cui la Svizzera riuscisse a fermare completamente la migrazione legata all’asilo, l’immigrazione non diminuirebbe abbastanza da rispettare gli obiettivi dell’iniziativa. La libera circolazione delle persone finirebbe quindi prima o poi sotto pressione.
Stress da densità abitativa
Quanto è grave il tanto discusso «stress da densità abitativa» (Dichterstress in tedesco, ndr) in Svizzera? Dal punto di vista statistico si possono fare due osservazioni: se da qualche parte lo spazio scarseggia, è soprattutto nei centri urbani.
Considerando le città come regioni metropolitane con le rispettive agglomerazioni, emerge il seguente quadro: Zurigo, Ginevra e Basilea si collocano nella media europea per densità di popolazione. Vienna o Monaco hanno una densità più elevata, mentre Parigi, Berlino o Roma hanno densità simili a quelle svizzere, secondo le analisi dell’istituto americano Demographia.
Soglia raggiunta nel 2041
Quando la Svizzera raggiungerà i 10 milioni di abitanti? Nel 2041: è questo il risultato dello scenario di riferimento dell’UST per l’evoluzione demografica fino al 2055. Lo scenario si basa su ipotesi considerate plausibili oggi. Per definirle, l’UST consulta esperti esterni che valutano, ad esempio, il tasso di natalità o lo sviluppo economico europeo. Per rappresentare possibili variazioni, l’UST calcola anche uno scenario alto e uno basso. Nello scenario alto, la Svizzera raggiungerebbe i 10 milioni già nel 2033; in quello basso, non li raggiungerebbe mai. Le ipotesi sulla migrazione sono il fattore decisivo.
Quanto sono affidabili gli scenari dell’Ufficio federale di statistica? L’UST ammetten spirito autocritico che le previsioni elaborate dopo l’inizio del nuovo millennio erano ben lontane dalla realtà. Gli scenari del 2000 e del 2005 avevano sottovalutato l’aumento dell’immigrazione. Successivamente però l’UST ha migliorato i propri modelli: dalle proiezioni del 2010 in poi, i dati reali della crescita della popolazione sono rimasti entro i valori previsti dai tre scenari. Tendenzialmente, tuttavia, i dati effettivi si sono avvicinati di più agli scenari alti che a quelli bassi. Per questo appare realistico che la soglia dei 10 milioni prevista dall’iniziativa UDC possa essere raggiunta anche prima del 2041.
Il tetto demografico
Quanta immigrazione sarebbe ancora possibile con il «tetto demografico» dell’iniziativa UDC? Poiché alla fine del 2025 la Svizzera contava già oltre 9,1 milioni di abitanti, fino al 2050 potrebbero aggiungersene solo circa 0,9 milioni. Sarebbe quindi consentita una crescita media di 35 mila persone all’anno. Si tratta del 27% in meno rispetto allo scenario di riferimento dell’UST, che prevede un aumento annuo di 48 mila abitanti. Tuttavia, anche con l’iniziativa dell’UDC, l’immigrazione potrebbe essere leggermente superiore a queste 35 mila persone.
L’UST ritiene infatti che, a causa dell’invecchiamento della popolazione e del basso tasso di natalità, dalla metà degli anni 2030 in Svizzera moriranno più persone di quante ne nasceranno. Ciò aumenterebbe il margine per l’immigrazione di circa 1.900 persone all’anno.
Il saldo migratorio annuo potrebbe quindi ammontare a circa 37 mila persone senza violare i limiti fissati dall’iniziativa. Non importa se si tratti di stranieri o di svizzeri di ritorno dall’estero. Gli stessi promotori parlano di circa 40 mila immigrati l’anno, cifra che potrebbe essere considerata accettabile con un’interpretazione favorevole degli arrotondamenti.
La futura composizione
Come cambierebbe la composizione della popolazione con una riduzione della migrazione? Negli ultimi dieci anni il saldo migratorio medio è stato di 67 mila persone. Lo scenario di riferimento dell’UST prevede però una riduzione iniziale a 60 mila e poi una stabilizzazione a 45 mila. Se l’iniziativa venisse approvata, il flusso migratorio dovrebbe essere frenato ancora di più. Poiché la maggior parte degli immigrati è in età lavorativa, l’invecchiamento della società accelererebbe ulteriormente.
L’effetto si comprende meglio con un esempio estremo: se in Svizzera non ci fosse più alcuna immigrazione, il «rapporto di dipendenza degli anziani» salirebbe entro il 2050 da 33 a 64 (numero di persone di 65 anni e oltre ogni 100 persone in età lavorativa).
Le conseguenze sul Ticino
Cosa significherebbe per i Cantoni e le regioni una crescita più debole della popolazione? Secondo lo scenario di riferimento, la Svizzera continuerà a crescere nel suo complesso, ma non tutte le regioni seguiranno questa tendenza. Cantoni come Berna, Giura, Sciaffusa, Grigioni, Glarona, Ticino o Appenzello Esterno devono aspettarsi nel 2055 una popolazione simile a quella attuale, ma più anziana. Con il «tetto demografico» dell’iniziativa, questa tendenza potrebbe accentuarsi. Finora l’immigrazione si è concentrata soprattutto nelle agglomerazioni attorno alle grandi città, dove ci sono più posti di lavoro e salari più elevati. Se anche la futura immigrazione residua si concentrasse lì, le regioni già meno dinamiche potrebbero perdere popolazione.
Superare la soglia
Dopo il 2050 la popolazione potrebbe superare i 10 milioni in caso di approvazione dell’iniziativa? La risposta è semplice: no. Il testo dell’iniziativa consente di superare i 10 milioni anche nel lungo termine solo in un caso: se vi fosse un surplus di nascite. Tuttavia, nei prossimi decenni ciò appare improbabile. Nessuno degli scenari dell’UST prevede una simile eventualità. Anzi, i più recenti tassi di natalità registrati sono i più bassi di sempre.