Fiumi sempre più caldi, pesci in pericolo già a giugno

Il caldo raggiungerà il suo apice provvisorio questa fine settimana. Per i pesci dei nostri corsi d’acqua, tuttavia, la fase critica è iniziata già da tempo. Stando a un comunicato odierno diramato dalla Federazione Svizzera di Pesca (FSP), dopo una primavera eccezionalmente secca, livelli delle falde acquifere bassi da mesi e portate che rimangono scarse, numerosi ruscelli e fiumi raggiungono già a fine giugno temperature critiche.
Ciò che in superficie sembra un’estate, «sott’acqua significa in realtà una lotta per la sopravvivenza per molti pesci». La FSP mette pertanto in guardia da un ulteriore aggravarsi della situazione e invita ad agire rapidamente per proteggere i pesci oggi e garantire corsi d’acqua più resilienti domani.
Siccità in aumento
Quest’anno, prosegue la nota stampa, si distingue distintamente dagli anni precedenti caratterizzati dalla siccità. Non è solo il caldo a destare preoccupazione, ma anche il suo arrivo insolitamente precoce. Già da marzo, in vaste zone della pianura svizzera «i livelli delle falde acquifere sono nettamente inferiori alla media pluriennale». Numerose sorgenti erogano conseguentemente meno acqua, «e i piccoli corsi d’acqua hanno una portata eccezionalmente bassa e persino i grandi fiumi stanno perdendo sempre più il loro effetto rinfrescante».
Specie a rischio
Per le specie ittiche che necessitano di acque fredde, come le trote e i temoli, «questa evoluzione sta diventando sempre più una questione di sopravvivenza». Con l’aumentare della temperatura dell’acqua, l’FSP spiega che il tasso di ossigeno nell’acqua diminuisce, mentre il metabolismo dei pesci accelera. «Gli animali hanno bisogno di più ossigeno, ma ne ricevono sempre meno». Temperature dell’acqua a partire da circa 20°C «costituiscono già uno stress considerevole». Oltre i 23°C, la situazione diventa critica. E se le temperature di 25°C o più persistono per un periodo prolungato, c’è il rischio che si verifichi la mortalità dei pesci.
Una situazione senza precedenti
«Mai prima d’ora ci eravamo trovati di fronte a una situazione così critica già alla fine di giugno. Numerosi corsi d’acqua hanno già esaurito le loro riserve prima ancora dell’inizio dell’estate. Anche se dovessero cadere delle piogge dopo l’attuale ondata di caldo, la situazione non migliorerebbe immediatamente», afferma Adrian Aeschlimann, amministratore del Centro Svizzero di Competenza per la Pesca (CSCP), sottolineando che la siccità è profondamente radicata nel sistema. «Proprio per questo motivo, in futuro dovremo fare tutto il possibile per rendere i nostri corsi d’acqua più resilienti. Corsi d’acqua intatti, interconnessi e ricchi di strutture costituiscono la protezione più efficace per le nostre popolazioni ittiche, non solo quest’estate, ma anche nei decenni a venire.»
Pescatori e autorità costantemente all’opera
In numerosi Cantoni, i servizi specializzati della pesca, gli esperti dei corsi d’acqua e le società di pescatori monitorano quotidianamente la situazione. Quando necessario, i pesci vengono salvati dai tratti di torrente in via di prosciugamento, le zone di acqua fredda vengono protette o i tratti particolarmente sensibili dei corsi d’acqua sono messi al bando. Questi interventi spesso passano inosservati al grande pubblico, ma sono fondamentali per la sopravvivenza di numerose popolazioni ittiche. Solo nel Canton Berna, dall’inizio dell’anno è stato necessario effettuare operazioni di pesca di emergenza su 26 chilometri di corsi d’acqua. «Circa 15.000 pesci sono stati trasferiti in corsi d’acqua adatti grazie alla collaborazione tra l’Ispettorato cantonale della pesca e le società di pescatori locali». E l’esperienza degli ultimi anni di siccità lo dimostra: «tali misure di emergenza possono attenuare la mortalità locale dei pesci, ma non possono impedirla se la siccità e il caldo persistono per un lungo periodo».
La popolazione può dare il proprio contributo
Anche la popolazione, spiega sempre l’FSP, può svolgere un ruolo importante per non aggravare ulteriormente la situazione dei corsi d’acqua, già fortemente sotto pressione. Le autorità invitano quindi a rispettare scrupolosamente i divieti di balneazione e le zone con accesso vietato, a non costruire dighe o sbarramenti nei fiumi e nei torrenti e a limitare, per quanto possibile, i bagni dei cani. Si raccomanda inoltre di rinunciare alle attività ricreative non indispensabili nei tratti d’acqua poco profondi, di utilizzare l’acqua con parsimonia nel rispetto delle restrizioni cantonali e di segnalare tempestivamente eventuali prosciugamenti dei corsi d’acqua o morie di pesci alle autorità competenti.
Preparare fin da ora i corsi d’acqua per il futuro
I periodi di siccità e le ondate di calore non rappresentano più eventi eccezionali, ma una realtà con cui dobbiamo sempre più spesso confrontarci. Una situazione che mette a dura prova i corsi d’acqua, molti dei quali non sono ancora in grado di resistere a condizioni così estreme. Se da un lato le misure d’emergenza possono offrire un sostegno immediato, dall’altro i pesci hanno bisogno, nel lungo periodo, di habitat più resilienti e adatti ai cambiamenti climatici.
Per questo la Federazione Svizzera di Pesca chiede a Confederazione, Cantoni e Comuni di accelerare i progetti di rivitalizzazione dei fiumi, restituendo loro maggiore spazio naturale e favorendo l’ombreggiamento delle rive attraverso alberi e arbusti autoctoni. L’obiettivo è anche quello di preservare o creare nuove pozze profonde, canali secondari e zone di rifugio alimentate dalle acque sotterranee, oltre a ripristinare la libera migrazione dei pesci affinché possano raggiungere aree più fresche e ricche d’acqua nei periodi di siccità. La federazione auspica inoltre una gestione più rigorosa dei prelievi idrici nei corsi d’acqua più sensibili e un ulteriore rafforzamento delle strategie nazionali contro la siccità.
Ogni fiume rinaturalizzato, ogni tratto di riva ombreggiato e ogni barriera rimossa rappresentano un’opportunità in più per la sopravvivenza della fauna ittica. L’attuale emergenza non è quindi soltanto un campanello d’allarme, ma un invito ad adeguare finalmente i nostri corsi d’acqua alle sfide del futuro.
