«Forte necessità d’intervento per contrastare lo spionaggio»

Il rischio che la Svizzera diventi una piattaforma per attività di intelligence è sempre più elevato. Ma l’inasprimento della di questa minaccia si riflette ancora troppo poco in misure di difesa concrete. Sussiste ancora una notevole necessità di intervento. A dirlo è la Delegazione delle Commissioni della gestione delle Camere federali, l’organo di controllo parlamentare sui servizi segreti. Composto da tre membri del Nazionale e da tre degli Stati, questo organo, nel suo ultimo rapporto pubblicato negli scorsi giorni, critica il Dipartimento degli affari esteri per aver espulso soltanto in casi isolati persone coinvolte in attività di spionaggio. Nel 2024 non ci sono state espulsioni per attività di intelligence vietate, mentre i divieti di ingresso sono diminuiti rispetto al 2022, anno dell’attacco russo all’Ucraina. E questo, a fronte delle segnalazioni fatte al DFAE dai Servizi delle attività informative della Confederazione. La Delegazione non fa esplicitamente nomi di Stati ma il riferimento alla Russia è sottinteso. Negli ultimi anni, la presenza di spie russe è stata menzionata in tutti i rapporti sulla sicurezza.
Base operativa privilegiata
«La Svizzera rimane una base operativa privilegiata per i servizi russi» aveva scritto il SIC nel 2024. Nel rapporto dell’anno precedente, il SIC aveva precisato che almeno un terzo del personale diplomatico e amministrativo russo, ossia circa 70 persone, lavora per i servizi segreti. Il fulcro dell’attività russa è la Ginevra internazionale. Il Cantone stesso era intervenuto dopo aver riscontrato un aumento delle antenne sui tetti della missione permanente della Federazione russa all’ONU. La Svizzera è interessata dallo spionaggio non solo come area operativa ma anche come potenziale punto di partenza per azioni contro terzi. Negli ultimi anni, scrive la Delegazione, i servizi informativi hanno raccomandato sempre più spesso al DFAE di rifiutare l’entrata in funzione di personale diplomatico, consolare o tecnico, ma in un numero rilevante di casi il dipartimento non ha seguito queste raccomandazioni.
Rischio di contromisure
Il DFAE ha motivato questa scelta adducendo considerazioni di politica estera e il rischio di contromisure da parte dello Stato d’origine con conseguenze negative sul funzionamento dell’Ambasciata svizzera, incluso l’esercizio del mandato in qualità di potenza protettrice; un compito che la Confederazione svolge dal 2009 per la Russia in Georgia e per la Georgia in Russia.
Più importanza alla sicurezza
Nel rapporto si dice anche che secondo i servizi responsabili nel SIC e nel DFAE esiste una buona collaborazione. In caso di disaccordo c’è sempre la possibilità di trasferire il caso alla Delegazione di sicurezza del Consiglio federale, di cui fanno parte Martin Pfister (DDPS), Ignazio Cassis (DFAE) e Beat Jans ( DFGP). L’organo parlamentare, tuttavia, constata che questa delegazione si occupa di spionaggio solo in via eccezionale e in relazione a casi concreti, ma non in relazione a situazione generale. Ora ci si aspetta che le possibilità di azione esistenti contro le attività di spionaggio siano utilizzate in modo efficace e che, nel ponderare i singoli casi, in futuro si attribuisca maggiore importanza agli interessi in materia di politica di sicurezza.
Due anni fa, il Parlamento aveva approvato una mozione presentata dalla Commissione della politica estera del Nazionale che incaricava il Governo di espellere sistematicamente tutte le persone straniere che, attraverso attività di spionaggio vietate, mettono in pericolo la sicurezza interna o esterna della Svizzera o il suo ruolo come Stato ospite e che non possono essere perseguite penalmente. Il Consiglio federale ha tempo fino a maggio per dire come intende darvi seguito.
Finirà in Germania
Un cittadino ucraino di 30 anni, giunto in Svizzera come rifugiato, è stato estradato in Germania, dove è accusato di spionaggio a favore della Russia. Secondo una sentenza del Tribunale penale federale (TPF), pubblicata ieri ma risalente a metà dicembre, l’uomo avrebbe dato istruzioni a diverse persone affinché spedissero pacchi dotati di trasmettitori GPS.
L’ucraino è stato arrestato nel Canton Turgovia nella primavera del 2025 su richiesta di Berlino. La giustizia tedesca lo accusa di operare per la Russia al fine di preparare atti di sabotaggio. È stato consegnato lo scorso dicembre alla Germania, che ha nel mirino anche due complici.
Nella sua decisione, la Corte dei reclami penali del TPF respinge il ricorso dell’interessato contro la sua estradizione. Dall’esame dei fatti emerge che nel marzo 2025 l’uomo avrebbe consegnato a un complice nei pressi della stazione ferroviaria di Costanza (Germania) uno zaino contenente due localizzatori GPS, un filtro dell’aria e un faro per auto. Servendosi della piattaforma di messaggistica Telegram, l’ucraino avrebbe inviato al suo complice istruzioni per attivare il GPS. Per testarlo, l’uomo si è messo a camminare mentre il ricorrente ne verificava il funzionamento su un cellulare.
Sempre tramite Telegram, l’ucraino avrebbe ordinato al suo complice di inviare due pacchi contenenti ciascuno un GPS e un pezzo di ricambio per auto a Colonia ( Renania Settentrionale-Vestfalia, Germania centro- occidentale). L’indirizzo era stato comunicato in precedenza da una persona ignota: corrispondeva all’abitazione della compagna del ricorrente. Il secondo complice avrebbe dovuto rispedire i pacchi a due indirizzi in Ucraina avvalendosi di un’azienda ucraina di logistica. L’obiettivo era quello di raccogliere informazioni grazie ai localizzatori per inviare altri pacchi carichi di esplosivi e farli esplodere dove avrebbero causato il massimo danno al traffico merci tra la Germania e l’Ucraina. Nel loro mandato d’arresto, le autorità tedesche descrivono l’ucraino come un agente «di basso livello», ossia una persona ingaggiata da servizi segreti stranieri per missioni relativamente semplici. Queste persone sono considerate agenti usa e getta perché il rischio che vengano identificati e arrestati è elevato.