Frontalieri disoccupati, la riforma UE può costare caro alla Svizzera

La Svizzera potrebbe trovarsi a pagare un conto salato per una riforma sociale approvata a Bruxelles dopo oltre dieci anni di negoziati. L’Unione europea ha infatti trovato un accordo sul principio secondo cui, in futuro, i frontalieri che perdono il lavoro riceveranno l’indennità di disoccupazione non più dal Paese in cui risiedono, bensì da quello in cui hanno lavorato e versato contributi. Una modifica che tocca in pieno la Confederazione, dove lavora il maggior numero di frontalieri d’Europa. A riferirlo è l’Aargauer Zeitung, che cita stime secondo cui i costi per la Svizzera potrebbero variare da alcune centinaia di milioni fino a quasi un miliardo di franchi all’anno.
Un cambio di principio
Il nuovo meccanismo, denominato Lex Locis Laboris («legge del luogo di lavoro»), è stato concordato tra Parlamento europeo, Stati membri e Commissione europea e attende il via libera formale definitivo. Oggi un frontaliere che lavora in Svizzera versa i contributi alla cassa disoccupazione svizzera, ma se perde il posto riceve l’indennità dal Paese di domicilio. Con la riforma, il pagamento passerebbe invece al Paese in cui sono stati versati i contributi. Nel caso di migliaia di frontalieri italiani, francesi o tedeschi, dunque, sarebbe la Svizzera a dover erogare le prestazioni.
Il peso della misura è legato ai numeri. A fine 2025 i frontalieri in Svizzera erano circa 410.000, il dato più alto in Europa. Una presenza essenziale in diversi settori, dalla sanità all’industria, dal commercio ai servizi. Sempre secondo l’Aargauer Zeitung, la Segreteria di Stato dell’economia (Seco) dispone di valutazioni interne sui costi ma non le ha rese pubbliche. Le stime raccolte dal quotidiano parlano di un onere compreso tra mezzo miliardo e quasi un miliardo di franchi all’anno, a dipendenza della congiuntura e della durata delle prestazioni.
Il caso francese
L’impatto dell’attuale sistema emerge guardando alla Francia. Secondo i dati citati dal quotidiano argoviese, tra il 2011 e il 2023 la cassa disoccupazione francese Unedic avrebbe accusato un disavanzo di 9 miliardi di euro legato alla regolamentazione sui frontalieri. Solo nel 2024 il saldo negativo sarebbe stato di 860 milioni di euro. Dei 43.400 frontalieri registrati come disoccupati in Francia, 27.500 lavoravano in precedenza in Svizzera.
Le resistenze svizzere
Berna ha cercato negli ultimi anni, insieme ad altri Paesi come il Lussemburgo, di contrastare la riforma a Bruxelles. Tra le obiezioni avanzate, la difficoltà di controllare beneficiari residenti all’estero e i costi aggiuntivi per i sistemi nazionali. La riforma prevede tuttavia meccanismi di cooperazione amministrativa e resta aperta la questione di eventuali periodi transitori. Il Lussemburgo, riferisce il giornale d'oltralpe, potrebbe ottenere fino a sette anni di adattamento.
Le implicazioni politiche
Oltre ai costi, a preoccupare a Palazzo federale è il potenziale impatto politico del dossier. Il tema potrebbe infatti intrecciarsi con il dibattito sui futuri rapporti con l’Ue e sulla libera circolazione. Secondo il quotidiano argoviese, c’è il timore che la questione possa alimentare anche la campagna sull’iniziativa dei 10 milioni, offrendo nuovi argomenti ai critici degli accordi bilaterali. La Seco, da parte sua, sottolinea che l’eventuale recepimento delle nuove regole richiederebbe comunque le usuali procedure interne e l’esplicito consenso della Svizzera.
