Gaffe, falsità o imprecisioni, dubbi sull'IA nella politica

Nonno, papà e i due figli che camminano in montagna tenendosi per mano e vestendo abiti tradizionali. La scritta «la pace non è un caso» e sotto «La neutralità ci ha portato pace per generazioni». L’immagine, pubblicata dalla sezione zurighese dell’UDC, vuole portare acqua al mulino dei favorevoli all’iniziativa «sulla neutralità» al voto il prossimo 27 settembre. Il problema? Invece degli abiti tradizionali svizzeri, sull’immagine sono raffigurati i «lederhosen» bavaresi. La gaffe è servita.
La vicenda ha suscitato una certa ilarità oltregottardo. L’ex presidente del Centro, Gerhard Pfister, ha duramente criticato il partito: «Utilizzare i costumi tradizionali bavaresi in una campagna di votazione svizzera è l’esatto contrario della neutralità, come invece richiede l’iniziativa. La stupidità, d’altronde, non è neutrale», ha scritto su X il consigliere nazionale di Zugo.
La sezione zurighese dell’UDC, contattata dal Tages-Anzeiger, cerca di minimizzare: «La rappresentazione intende simboleggiare la pace transfrontaliera nella regione alpina. L’abbigliamento scelto è quindi volutamente di stile alpino e non intende rappresentare uno specifico costume tradizionale regionale o nazionale», ha spiegato al quotidiano svizzero-tedesco Domenik Ledergerber, presidente dell’UDC di Zurigo.
Testi, video e immagini
Al di là dei costumi tradizionali di altri Paesi utilizzati dall’UDC, la vicenda solleva la questione dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle campagne politiche. L’IA sta infatti prendendo sempre più piede in ogni settore: sui social media, l’impiego di immagini, video e testi generati con l’intelligenza artificiale è ormai sdoganato da tempo, anche dai vari partiti a livello locale e nazionale. Con l’avvicinarsi delle elezioni del 2027, difficilmente ci sarà un’inversione di tendenza.
A Berna, però, c’è chi chiede di mettere dei paletti. È il caso della consigliera nazionale ticinese Greta Gysin (Verdi), che lo scorso mese ha depositato una mozione per chiedere maggiore trasparenza sull’uso dell’IA nelle campagne politiche. Nell’atto parlamentare dell’ecologista ticinese - alla quale il Consiglio federale non ha ancora risposto - si chiede al Governo di identificare chiaramente i «contenuti politici generati o manipolati mediante intelligenza artificiale utilizzati nel quadro di campagne elettorali o votazioni popolari».
Non è un divieto
Deve pertanto essere facilmente riconoscibile quando l’IA è presente nelle immagini, nei video o nelle registrazioni audio. Anche perché i contenuti generati con l’intelligenza artificiale sono sempre più realistici: eppure, sussiste il rischio di imprecisioni oppure di immagini false per far passare un determinato messaggio.
Gysin, dal canto suo, tende a precisare che non si tratta di vietare l’impiego dell’IA nella comunicazione politica, bensì di garantire trasparenza. Quest’ultima, fa notare la capogruppo dei Verdi alle Camere federali, «rafforza la fiducia nelle istituzioni democratiche e contribuisce a preservare la qualità del dibattito pubblico nell’era digitale».
