Il caso

Giovane morto nei Grigioni: la tragedia non diventi un nuovo braccio di ferro tra Italia e Svizzera

La famiglia del 25enne napoletano morto sulle montagne sopra Pontresina (GR) punta il dito contro i soccorsi: «La Svizzera ha mio figlio sulla coscienza» - In quei giorni in vigore una allerta valanghe di grado 4, l'avvocato, contattato dal CdT, smorza i toni: «Nessuna battaglia legale, non si poteva fare nulla»
©CdT/Archvio
Michele Montanari
23.02.2026 12:30

Non deve diventare un nuovo braccio di ferro tra Italia e Svizzera. Non proprio nel mezzo delle infinite polemiche legate alla tragedia di Crans-Montana. Perché spesso davanti alla furia della natura non si può fare nulla. Oggi diversi media della Penisola danno voce ai famigliari di Luciano Capasso, 25enne napoletano morto sulle montagne sopra Pontresina (GR). Sono sconvolti dal dolore, e puntano il dito contro i soccorritori elvetici: «La Svizzera si porterà mio figlio sulla coscienza», ha commentato la madre del giovane.

La polizia cantonale dei Grigioni, contattata dal CdT, non ha voluto fornire alcun dettaglio, se non un rimando al comunicato stampa inviato ieri dopo il ritrovamento del corpo in Val d'Arlas, in seguito a una valanga. Oggi i suoi parenti chiedono di fare chiarezza sull’operazione dei soccorritori, a loro dire intervenuti in ritardo. Davanti al dolore inimmaginabile per la perdita di un figlio, bisogna portare il massimo rispetto, però occorre pure essere realisti: le condizioni meteo erano proibitive, per non dire impossibili. L'allarme per il giovane - che «la montagna la conosceva bene» e «aveva già sfidato il Monte Bianco», scrive tra gli altri il Corriere della Sera - è stato lanciato giovedì mattina. Lui era partito mercoledì per una escursione in solitaria. Da giorni, per tutta la regione era in vigore una allerta valanghe di grado 3 e 4 (pericolo marcato e forte). I bollettini meteo sono ancora consultabili sul sito dell’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL). Inoltre, proprio mercoledì (prima che fosse lanciato l'allarme), nella zona, è caduta una valanga. Probabilmente proprio quella risultata letale per il ragazzo.

Già in data martedì 17 febbraio, quindi il giorno prima dell'escursione, il WSL scriveva: «Durante la notte è caduta più neve del previsto. Le grandi quantità di neve fresca e neve ventata sono molto instabili. Le valanghe possono trascinare gli strati più profondi del manto nevoso. Sono previste valanghe spontanee di dimensioni molto grandi. Sono possibili valanghe spontanee di dimensioni estreme. Soprattutto lungo i percorsi abituali le valanghe avanzeranno sino a bassa quota. Le vie di comunicazione esposte e i centri abitati esposti saranno in pericolo. Le escursioni e le discese fuori pista al di fuori delle piste assicurate sono sconsigliate».

Il ragazzo napoletano, che lavorava come autista in un hotel di St. Moritz, era uscito da solo per un'escursione mercoledì 18 fino a raggiungere quota 2.700 metri (l'ultima posizione in cui lo collocava il suo GPS). Prima della valanga, era riuscito a inviare un breve video ai famigliari, in cui mostrava una tormenta di neve, e a lanciare un messaggio: «Cercherò di non morire». Da quel momento in poi, il silenzio.

Per rispondere ai media italiani: la macchina dei soccorsi non è partita tardi, è partita dopo la segnalazione di giovedì mattina, poco prima delle 10, nei limiti del possibile, cercando di operare senza mettere a rischio altre vite. A smorzare le polemiche è l’avvocato Sergio Pisani, legale della famiglia della vittima, il quale, contattato dal CdT afferma: «Effettivamente il ragazzo è stato travolto da una valanga mentre era in vigore un’allerta di grado 4. Per salvarlo i soccorsi avrebbero dovuto raggiungerlo immediatamente. E anche in quel caso, probabilmente non sarebbero riusciti a fare molto». Nonostante i parenti abbiano dichiarato di volere giustizia, l’avvocato afferma che pure dal punto di vista legale non c’è alcun elemento che possa mettere in discussione l’operato dei soccorritori con un allerta di grado 4 in vigore.

Fonti di polizia avrebbero spiegato al legale della famiglia di Luciano Capasso che il 25enne è «stato travolto da una valanga di categoria 4». In questo caso, «la morte del giovane potrebbe essere avvenuta nell'arco di alcuni minuti: una tempistica legata all'eventuale formazione di sacche d'aria. In tal caso i soccorsi, anche se immediati, non avrebbero potuto nulla».

Resta la presunta cinica risposta che un funzionario grigionese avrebbe dato al fratello della vittima al telefono. «Preparatevi a un funerale», avrebbe detto un agente di polizia. Anche in questo caso, l’avvocato Pisani smorza i toni riferendo che non è noto chi abbia fornito quella risposta infelice, se un agente della Polizia cantonale o comunale. In ogni caso, ipotizza il legale, potrebbe esser stata una errata interpretazione legata alla disperazione del momento e alla barriera linguistica tra italiano e tedesco.

Stando alla agenzia Keystone-ATS, le ricerche sono durate diversi giorni. A causa delle condizioni meteorologiche, che non permettevano agli elicotteri di volare, e dell'elevato rischio di nuove valanghe, le operazioni erano state poi sospese sabato.

Domenica pomeriggio, il tragico epilogo. Il 25enne è stato trovato morto sotto la neve. Oltre alla Polizia cantonale dei Grigioni, all'operazione hanno partecipato anche diversi membri del Soccorso alpino del Club Alpino Svizzero (CAS) con cani da valanga, il soccorso aereo della REGA e l'elicottero Bernina. Il fratello della vittima ha riferito ai media italiani che «non ci sarà alcuna indagine e hanno dato il nullaosta per il rientro della salma, che forse potrebbe già avvenire domani (oggi, ndr). Non so se sarà aperta un'indagine in Italia, al momento non abbiamo comunicazioni in questo senso». La Polizia cantonale dei Grigioni, insieme alla Procura, ha invece fatto sapere di aver «avviato un'inchiesta sull'incidente causato da una valanga». Come detto, le autorità, interpellate dal CdT, non hanno fornito ulteriori dettagli.