Guy Parmelin, dai successi ai cantieri ancora aperti: Jans interessato al suo posto?

Guy Parmelin si è dimesso oggi dopo dieci anni di presenza in Consiglio federale. Il 66enne del canton Vaud, durante una conferenza stampa a Berna, ha affermato: «È giunto il momento per me di cedere il posto a nuove energie. Chi mi succederà al mio Dipartimento avrà una solida base per affrontare queste questioni importanti» per il futuro del nostro Paese. Eletto il 9 dicembre 2015 per succedere a Eveline Widmer-Schlumpf, Parmelin ha mosso i primi passi al Dipartimento della difesa. Qui ha lasciato il segno facendo aumentare il budget militare. Ha inoltre rilanciato la procedura di acquisto di aerei da combattimento dopo il fallimento del suo predecessore Ueli Maurer con i Gripen. Il dimissionario consigliere federale dell'UDC a fine anno lascerà il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) con diversi successi al suo attivo, come gli accordi di libero scambio con l'India e il Mercosur, e alcuni dossier ancora irrisolti.
Agricoltore di formazione, preso in giro per le sue competenze linguistiche dopo l'ingresso in Governo il primo gennaio 2016, amante dei proverbi e delle espressioni vodesi, Parmelin ha sorpreso positivamente gli osservatori. In passato, il viticoltore di Bursins (VD) è stato talvolta dipinto come un «semplice portatore d'acqua» del suo partito, come quando nel 2019 è approdato al DEFR, che non sembrava essere la sua prima scelta. È stato inoltre spesso penalizzato nelle classifiche di popolarità e influenza. Mal di schiena, una caduta nel suo ufficio, età pensionabile, anzianità di servizio in seno al governo: il consigliere federale è stato più volte al centro di voci riguardanti le sue dimissioni. A tal punto che nel 2023 attraverso i social media ha dovuto smentire le indiscrezioni sul suo ritiro. Il «ministro» questa volta ha scelto di dire «basta» per davvero: lascerà il suo incarico il prossimo 31 dicembre.
Diversificazione dei partner commerciali
Il dimissionario capo del DEFR può vantarsi di aver firmato nel marzo 2024 l'accordo di libero scambio dell'AELS con l'India, dopo sedici anni di negoziati. Il giorno dopo la firma a Nuova Delhi, Guy Parmelin dichiarò: «Sono orgoglioso di aver firmato questo accordo dopo un processo lungo e tortuoso». Parmelin ha inoltre difeso con successo l'accordo di libero scambio con l'Indonesia davanti al popolo nel marzo 2021. Più recentemente, dopo otto anni di negoziati, ha finalizzato l'accordo tra l'AELS e il Mercosur, il blocco sudamericano composto da Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay. Il vodese è pure riuscito a eliminare la maggior parte dei dazi sulle esportazioni verso la Cina grazie a un accordo aggiornato con il Paese asiatico. Il consigliere federale ha sempre incoraggiato una diversificazione dei partner commerciali al di fuori dell'Unione europea. Ha fatto della conclusione e della modernizzazione degli accordi di libero scambio una priorità del suo mandato, anche a costo di inimicarsi alcuni ambienti.
Dossier agricolo
Sul fronte agricolo, Parmelin non si è certo fatto degli amici. Il consigliere federale ha avuto il difficile compito di presentare la politica agricola della Svizzera per i prossimi anni. Il settore soffre sempre più a causa dei cambiamenti climatici e della concorrenza estera. La politica agricola 2030+ (PA30+) prevede di tagliare i pagamenti diretti destinati alle piccole aziende di pianura. Agricoltori e ambientalisti non ci stanno. Il prossimo «ministro» dell'economia dovrà difendere questo dossier davanti al Parlamento nel 2028.
Dazi doganali americani
Un altro dossier difficile: i dazi doganali decisi dal governo americano di Donald Trump. Guy Parmelin ha raccolto il testimone dalla ministra delle finanze Karin Keller-Sutter e nel novembre 2024, durante una visita lampo a Washington, ha firmato una dichiarazione d'intenti giuridicamente non vincolante, che permette di ridurre i dazi dal 39 al 15% per la Svizzera. L'obiettivo è stato fin da subito quello di ottenere successivamente un accordo vincolante, ma il processo procede a rilento. Lo scopo è limitare l'incertezza alla quale la Svizzera - e il resto del mondo - sono confrontati, poiché l'entità dei dazi cambia a seconda delle decisioni americane. Pragmatico e fautore della politica dei piccoli passi, Parmelin aveva accolto favorevolmente la dichiarazione d'intenti non vincolante durante una conferenza stampa. «La priorità del Consiglio federale era dare una boccata d'ossigeno a una parte dell'industria svizzera», aveva affermato.
Relazioni con l'UE
Il pacchetto di accordi Svizzera-UE è attualmente all'esame del Parlamento. Parmelin ha partecipato ai dibattiti al Consiglio degli Stati sulla tutela dei salari, sugli aiuti di Stato o ancora sui programmi europei di ricerca e formazione. Il vodese potrà ancora difendere la posizione del Governo su questi temi quando il Consiglio nazionale affronterà la questione in dicembre. In caso contrario, e per il prosieguo delle discussioni parlamentari, questo ruolo spetterà al colui o colei che lo sostituirà.
Jans al suo posto?
Il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) è stato regolarmente snobbato dai consiglieri federali negli ultimi anni. La questione che si pone ora è se il socialista Beat Jans approfitterà delle dimissioni di Guy Parmelin per fare lo stesso e passare al Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR). Il basilese ha ricevuto il DFGP tre anni fa alla sua entrata in Governo, ereditandolo dalla collega di partito Elisabeth Baume-Schneider passata all'Interno dopo appena un anno alla testa di Giustizia e Polizia. Prima della giurassiana era stato il turno di Karin Keller-Sutter, tra il 2020 e il 2023, quando era passata alle finanze, appena prima della crisi di Credit Suisse. Anche Beat Jans potrebbe cogliere l'occasione candidandosi per prendere il comando del DEFR
Secondo il consigliere degli Stati Carlo Sommaruga (PS/GE) «vista la sua anzianità di servizio Beat Jans potrebbe assumere la testa di un dipartimento rimasto libero. A meno che venga tradita la regola secondo cui i 'ministri' più longevi hanno priorità nella scelta, potrebbe dunque passare al DEFR». Tuttavia le sue ambizioni potrebbero qui scontrarsi con l'UDC. I democentristi, secondo il concetto per il quale tutto il Consiglio federale dev'essere concorde sulla ripartizione, potrebbero manifestare l'interesse nel mantenere il controllo del DEFR diventato centrale in un periodo di guerre commerciali come questo. I quattro consiglieri arrivati prima di Jans, vale a dire Ignazio Cassis, Karin Keller-Sutter, Albert Rösti ed Elisabeth Baume-Schneider, dovrebbero tutti conservare l'attuale funzione. Jans ha inoltre efficacemente contrastato i democentristi su un tema a loro caro come l'asilo, vincendo in giugno la votazione «No a una Svizzera da 10 milioni».
Una storia di dimissioni
Prima del vodese, fu Viola Amherd a dimettersi, dopo un mandato piuttosto breve: soltanto sei anni e tre mesi in Consiglio federale. Il friburghese Alain Berset e la bernese Simonetta Sommaruga sono invece rimasti dodici anni all'Esecutivo. Ueli Maurer ha lasciato il Governo dopo quattordici anni in carica. Doris Leuthard e Johann Schneider-Ammann sono rimasti in Governo, rispettivamente, per poco più di dodici anni e otto anni.
Il record è tuttora detenuto da Carl Schenk, ritiratosi nel 1895, che era rimasto aggrappato alla sua poltrona per 32 anni. Adolf Deucher (1912) ha fatto parte del Consiglio federale per 29 anni, mentre il ticinese Giuseppe Motta (1940) appena un anno in meno. Philipp Etter (1959) è stato consigliere federale per 25 anni, cosa che gli è valsa il soprannome di «eterno».
All'estremo opposto, il mandato più breve è stato quello di Louis Perrier, morto nel 1913 appena 14 mesi dopo la sua elezione. Estromesso nel 2007, Christoph Blocher non ha superato i quattro anni, appena un po' meno di Ruth Metzler, che aveva sostituito nel 2003. Anche Elisabeth Kopp (uscita nel 1989) e Alphons Egli (1986) sono stati ministri per un po' più di quattro anni, Rudolf Friedrich (1984) nemmeno due.
