Il caso

I giovani UDC si scagliano contro Swisscom: «Votazione sulla e-ID da rifare»

Il presidente Nils Fiechter ritiene che i 30 mila franchi donati dall'azienda al comitato del «sì» abbiano avuto un ruolo nell'influenzare l'opinione pubblica, al pari dei sondaggi «che andrebbero aboliti»
©PETER SCHNEIDER
Red. Online
29.09.2025 10:45

In Svizzera, in futuro, sarà possibile richiedere documenti ufficiali in modo digitale, ma anche aprire conti bancari, ottenere una firma elettronica o stipulare contratti di telefonia. Ieri, 28 settembre, con il 50,4% è stata approvata la cosiddetta Legge federale sul mezzo d’identificazione elettronico e altri mezzi di autenticazione elettronici. Il popolo ha accettato la cosiddetta e-ID di poco, anzi pochissimo: lo scarto è stato di appena 20 mila voti. Un risultato, questo, più serrato del previsto. Significa che gli oppositori, nello specifico gli Amici della Costituzione, Integrité Numérique, l'Unione democratica federale e i giovani UDC, hanno saputo mobilitare parecchie persone. 

Nils Fiechter, presidente dei giovani UDC, membro del comitato del «no», vede in questo risultato un segnale chiaro. Rivolto all'élite politica del Paese: «C'è uno scollamento fra la politica e il popolo» ha spiegato Fiechter a Watson.ch. «Al Consiglio degli Stati, non c'erano praticamente contrari, al Nazionale pochi deputati. E nonostante ciò, il Paese si è spaccato: 50 e 50». Fiechter si è spinto oltre, accusando «i sondaggi pre-votazione». Sondaggi che, da un lato, «si sono sbagliati» e, dall'altro, «hanno manipolato i cittadini». E ancora: «Molti vogliono fare parte del campo dei vincenti e votano di conseguenza». Di qui la domanda: vietare i sondaggi «mesi prima» di una votazione. Proprio perché sarebbero «manipolatori» e, di nuovo, «non hanno alcun valore aggiunto per i cittadini». 

Il politologo della Franlink University di Lugano, Oliver Strijbis, ha spiegato che «anche senza i sondaggi le persone avrebbero delle attese su chi vince e chi perde, basate su indiscrezioni e campagne». Detto in altri termini, «una democrazia senza sondaggi sarebbe peggiore». Il che, si badi, non significa che i sondaggi non possano sbagliarsi. Anzi: dalla pandemia in avanti, nelle inchieste di questo tipo mancano le fasce di popolazione più critiche nei confronti dello Stato: «È un campo, questo, che non ama partecipare ai sondaggi. Un campo critico verso lo Stato, appunto, e le élite. Un campo che viene sottostimato». Strijbis ritiene che vietare i sondaggi sarebbe molto pericoloso: «Saremmo di fronte a un attacco massiccio alla trasparenza democratica e alla libertà di stampa». 

Fiechter, tornando ai giovani UDC, ha puntato il dito in particolare contro Swisscom. L'azienda ha versato 30 mila franchi al comitato del «sì» e ha concesso il proprio logo su alcuni volantini che promuovevano l'e-ID. «Swisscom è un'azienda semi-pubblica, può influenzare migliaia di persone. Con un risultato così serrato, a mio avviso la votazione andrebbe ripetuta». Non a caso, il comitato del «no» ha già inoltrato un ricorso per «ingerenza sleale» di Swisscom. Strijbis, al riguardo, ha detto: «30 mila franchi non decidono una votazione nazionale, anche serrata». Detto ciò, «Swisscom avrebbe dovuto mostrarsi più neutra» sebbene una nuova votazione «è una rivendicazione esagerata». A detta del politologo, il risultato mostra una volta di più la crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni. Una tendenza, questa, che va al di là della sola e-ID.