Sanità

I medici di famiglia sono irritati per la piega presa dal TARDOC

L’associazione di categoria ritiene che nemmeno l’introduzione del nuovo tariffario sia riuscita a rivalorizzare il settore – Si parla di «evoluzione inaccettabile» e di «segnale disastroso» – L’OMCT: «Servono correzioni»
© CdT/ Chiara Zocchetti
Giovanni Galli
03.09.2026 20:28

l nuovo tariffario medico TARDOC, entrato in vigore all’inizio dell’anno, ha fra gli obiettivi quello di valorizzare la medicina di famiglia e di migliorare la situazione finanziaria dei medici di base. Ma secondo l’associazione di categoria, le cose non stanno procedendo secondo programma.L’introduzione di questo strumento non ha permesso di concretizzare la rivalutazione della medicina di famiglia, mentre i costi complessivi nel settore ambulatoriale (che comprende anche gli specialisti) sono nettamente aumentati. Le prestazioni fatturate fra giugno 2025 e giugno 2026 sono aumentate del 10,8%. «Questa situazione è inaccettabile. Rischia di aggravare ulteriormente lo squilibrio tariffario esistente a scapito dell’assistenza primaria. I partner tariffari e i responsabili politici devono agire ora, in modo mirato laddove si verificano derive, e senza indebolire ulteriormente l’assistenza primaria», dice la co-presidente» Monika Reber.

Gli aumenti non ci sono stati

In altri termini, il previsto aumento delle remunerazioni non c’è stato. In alcuni cantoni ci sarebbe stato addirittura un regresso. Nel contempo, alcune specialità hanno nuovamente registrato «una crescita sproporzionata». La stragrande maggioranza dei medici che fornisce cure di base non rientra in questa categoria, fa notare l’associazione.

Il tutto, come detto, avviene in un contesto di aumento dei costi del settore ambulatoriale. Per il 2026 è consentita una crescita massima del 4%. Se quella effettiva sarà superiore ci sarà una riduzione delle tariffe, anche a scapito dei medici di famiglia, che si considerano estranei ai rincari. «Il forte aumento complessivo dei costi renderà inevitabili degli aggiustamenti per rispettare i requisiti di neutralità dei costi imposti dal Consiglio federale», notano i medici di famiglia. «Tuttavia, un punto fermo è chiaro: non ci deve essere una svalutazione generalizzata che colpisca tutte le specialità. L’assistenza primaria non deve essere penalizzata due volte: prima perché il sostanziale aumento salariale, atteso da tempo, non si è ancora concretizzato, e poi di nuovo a causa di misure correttive indiscriminate».

Un ulteriore problema, avverte la categoria, è che in questo modo si rischia di dare «un segnale disastroso», perché gli sforzi per promuovere la medicina di famiglia risulteranno vani se, allo stesso tempo, il sistema tariffario continuerà a creare falsi incentivi. «Un sistema tariffario che svantaggia così chiaramente la medicina generale aggrava la carenza di medici di famiglia anziché risolverla», afferma l’altro co-presidente Sébastien Jotterand.

Rafforzamento non raggiunto

La reazione degli assicuratori è prudente. «La base di dati necessaria a un’analisi non è ancora completa e sarebbe prematuro parlare di una penalizzazione generalizzata dei medici di famiglia e dei pediatri», dice il portavoce di prio.swiss Ivo Giudicetti. «Tuttavia, i primi dati indicano che, con l’attuale versione del nuovo tariffario medico, il rafforzamento auspicato della medicina di base rispetto ad alcuni ambiti specialistici non è ancora stato raggiunto nella misura prevista. Per prio.swiss è importante una valutazione sulla base di dati solidi. Qualora emergessero squilibri, questi dovranno essere corretti in modo mirato nell’ambito dello sviluppo continuo del tariffario e nel rispetto della neutralità dei costi. In particolare, occorre verificare rapidamente i minutaggi delle prestazioni e, se del caso, adeguarli affinché il nuovo tariffario medico rifletta correttamente la realtà. A tal fine, l’organizzazione comune competente OTMA necessita di dati aggiornati e attendibili da parte delle società mediche».

L’Ordine: c’e comprensione

Da parte dell’OMCT c’è comprensione. «Tutta la sanità svizzera è attualmente in fermento e disorientata difronte all’accumulo di modifiche tariffarie, che spesso si sovrappongono (fatturazione al minuto, fatturazione forfettaria) e in fine il limite di ore lavorative mensili fissate per i medici imposto dal Consiglio federale e richiesto dalle Camere , dove la stragrande maggioranza dei parlamentari (ticinesi compresi) erano e sono ignari delle conseguenze dirette, sui medici, sugli ospedali e cliniche», dice il presidente Franco Denti. «A causa di queste decisioni molti ospedali svizzeri nel 2026 hanno dovuto fare richiesta ai propri Cantoni di prestiti milionari per far fronte ai salari di tutti loro dipendenti. In questo contesto si comprende bene la preoccupazione dell’associazione dei medici di famiglia svizzeri. Dopo anni d’inerzia decisionale a livello federale, ci sono voluti 22 anni per avere una riforma del tariffario medico che doveva rivalutare l’operato dei medici di famiglia, ma l’introduzione del tetto massimo di ore lavorative per i medici e la confusione tra le varie modalità di fatturazione delle prestazioni mediche, concretizza una svalutazione lineare che colpisce tutte le specialità. È urgente concentrarsi sui settori in cui le tariffe ci appaiono non adeguate e questo per specialità mediche e non lineare come quelle attualmente vigenti», conclude Denti. «Se queste correzioni non venissero poste in atto sarebbero un ennesimo colpo mortale alla medicina di famiglia e alla medicina sul territorio».