I nuovi controlli biometrici causano lunghe attese negli aeroporti, anche in Svizzera

Tempi di attesa infiniti. Passeggeri in coda fra disperazione, rassegnazione e stress. Ore e ore perse, per tacere dei voli in coincidenza. Introdotti lo scorso aprile nell'Unione Europea, e in Svizzera, i controlli biometrici alle frontiere per i viaggiatori provenienti da Paesi extra-Schengen hanno creato condizioni insostenibili, secondo quanto comunicato da aeroporti e compagnie. Il risultato? Con l'arrivo della stagione estiva, come spiega fra gli altri il Tages-Anzeiger, le autorità stanno ricorrendo sempre più a misure drastiche. Una su tutte: la disattivazione dei nuovi checkpoint elettronici quando gli scali sono sovraffollati. Meglio, insomma, timbrare i passaporti. Come in passato.
Le critiche e le ammissioni
La questione è di primo, primissimo piano. La scorsa settimana, nove Paesi europei hanno scritto una lettera all'Unione Europea esortando la Commissione a prorogare questo regime «misto» fino alla risoluzione dei problemi. Lo spegnimento dei checkpoint è possibile fino al 6 settembre. Oltre a Francia, Germania, Grecia e Italia, anche la Svizzera figura fra i firmatari. L'UE, sin qui, ha fatto spallucce o, nella migliore delle ipotesi, ha reagito in maniera tiepida. Il commissario per la Migrazione, Magnus Brunner, ha detto a più riprese che il sistema, in generale, funziona bene. I problemi, a suo dire, sarebbero legati a una scarsa preparazione dei singoli aeroporti o dei singoli Paesi. Ursula von der Leyen, per contro, la scorsa settimana ha (finalmente, secondo i critici) ammesso che alcune difficoltà tecniche vanno risolte al più presto.
Di che cosa parliamo?
Piccolo passo indietro. Il nuovo sistema di ingresso-uscita per l'area Schengen (EES) era stato concordato nel 2017. La sua introduzione, in un primo momento, era prevista per il 2022. Poi, però, sono sbucati guai a livello hardware e software, con le prime versioni implementate solo fra ottobre e novembre del 2025, anche nei nostri aeroporti. Dallo scorso 10 aprile, l'utilizzo è obbligatorio in tutta l'area Schengen.
E come funziona?
D'accordo, ma come funziona il sistema? I Paesi europei partecipanti, fra cui come detto la Svizzera, registrano elettronicamente l’ingresso e l’uscita dei cittadini di Paesi terzi che viaggiano per soggiorni brevi, ossia fino a 90 giorni nell’arco di 180 giorni. Al primo attraversamento di una frontiera esterna vengono acquisiti i dati del passaporto, un’immagine del volto e, salvo eccezioni, le impronte digitali; ai passaggi successivi l’identità viene verificata confrontando i dati biometrici già registrati. Il sistema, banalmente, sostituisce gradualmente i timbri sui passaporto. Non solo, annota pure gli eventuali rifiuti d'ingresso e calcola in automatico il periodo di permanenza, dando alle autorità un assist per individuare chi supera il limite consentito.
Secondo la Commissione Europea, la procedura per raccogliere impronte digitali e scansione del volto dovrebbe richiedere (al primo giro) fra i 60 e i 70 secondi mentre ne servono appena 3 per le partenze e per ogni ingresso successivo. Questo sistema, evidentemente, non riguarda noi svizzeri che viaggiamo all'interno dell'Unione Europea ma, al contrario e principalmente, passeggeri provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, India e Cina.
Perché è stato introdotto?
Il motivo dell'introduzione di nuovi controlli alle cosiddette frontiere esterne è una maggiore sicurezza. I dati, rivela sempre il Tages-Anzeiger, sembrerebbero confermarlo: dall'introduzione del sistema, lo scorso ottobre, oltre 110 milioni di persone sono entrate nell'UE. Secondo la Commissione Europea, a 44 mila di loro è stato negato l'ingresso, spesso a causa di documenti insufficienti o falsificati, nomi falsi o divieti di ingresso nei singoli Stati Schengen. A 1.100 persone, nel dettaglio, è stato negato l'ingresso poiché rappresentavano una «minaccia per la sicurezza interna».
La preregistrazione
Resta, di fondo, una domanda. Inevasa. Com'è possibile che, nonostante otto anni di preparazione, il sistema non funzioni? A lamentarsi, più degli altri, sono le low cost e Paesi come la Grecia e l'Italia, ma tempi d'attesa significativi sono stati registrati anche in aeroporti organizzati come Kloten e Ginevra. A detta degli esperti, a pesare è l'approccio: i 29 Stati membri dell'area Schengen continuano infatti a gestire i propri database nazionali insistendo per acquistare hardware in autonomia. Di qui le complessità del sistema e gli errori.
In aiuto all'EES dovrebbe arrivare eTIAS, una preregistrazione simile all'ESTA statunitense o all'ETA britannico che verrà rilasciato previo il pagamento di 20 euro. Anche qui, però, l'introduzione è slittata all'inizio del 2027. Per motivi tecnici...
