I prezzi della benzina restano alti, nonostante il calo del petrolio

Nonostante il prezzo del barile di petrolio greggio sia sceso del 28% rispetto al massimo raggiunto all'inizio di maggio, fare il pieno in Svizzera costa sempre di più. Un paradosso che preoccupa gli automobilisti e che, secondo gli esperti, è dovuto a ragioni strutturali profonde, legate soprattutto alla distruzione di raffinerie nei teatri di guerra in Medio Oriente e in Ucraina. Secondo gli ultimi dati del Touring Club Svizzero (TCS) il prezzo medio per un litro di benzina senza piombo 98 ha raggiunto i 2,13 franchi, mentre il diesel viene venduto a 2,27 franchi. A fine febbraio, gli stessi carburanti costavano rispettivamente 1,78 e 1,79 franchi. Il rincaro ha quindi in pochi mesi superato i 40 centesimi al litro.
I fattori scatenanti
Uno dei fattori che hanno contribuito all'impennata è stata l'eccezionale ondata di caldo, che ha ridotto drasticamente il livello del Reno, rendendo più difficoltoso e costoso il trasporto dei carburanti via nave. Le tariffe di navigazione sono quasi decuplicate, passando da circa 25 a 240 franchi per tonnellata. Il TCS stima che ogni aumento di 14 franchi negli oneri di trasporto si traduca in un rincaro di circa 1 centesimo al litro alla pompa. La sola voce del trasporto ha quindi inciso per circa 16 centesimi aggiuntivi sul prezzo finale. Con il lento ritorno a livelli d'acqua più normali, questo fattore dovrebbe gradualmente perdere di intensità.
Le capacità di raffinazione
Gli esperti consultati dall'agenzia Awp puntano soprattutto il dito contro la crisi delle capacità di raffinazione a livello globale. Le guerre in corso hanno distrutto numerosi impianti, riducendo la capacità di lavorazione globale di almeno il 10%. Un segnale chiaro di questa tensione è l'impennata del cosiddetto crack spread, ovvero il margine di guadagno che le raffinerie ottengono trasformando il petrolio in benzina o diesel: tale indicatore ha raggiunto livelli che non si vedevano dalla crisi energetica del 2022, spinto dalle interruzioni in Medio Oriente, dai lavori di manutenzione in Europa e dalle limitazioni belliche in Russia. Le raffinerie ancora in funzione, di conseguenza, possono permettersi di far pagare a caro prezzo la loro produzione.
Situazione difficile in Svizzera
Per la Svizzera, che dipende dalle importazioni per circa il 70-75% del proprio fabbisogno di prodotti petroliferi, la situazione è particolarmente difficile. L'unico impianto nazionale, quello di Cressier (NE), opera a pieno regime ma è totalmente integrato nelle catene di approvvigionamento europee e non può sopperire al deficit. La maggior parte del carburante arriva via nave attraverso il Reno, rendendo il paese vulnerabile sia ai problemi logistici che a quelli strutturali. Aumentare la capacità di raffinazione in Europa o in Svizzera appare come un'operazione proibitiva, che richiederebbe investimenti enormi e tempi lunghi. Per questo motivo gli specialisti prevedono che la situazione rimarrà tesa ancora a lungo. Sebbene i costi di trasporto possano diminuire nel medio termine, finché persisteranno gli attuali colli di bottiglia nelle raffinerie, gli automobilisti elvetici difficilmente potranno quindi aspettarsi un vero sollievo dai prezzi alla pompa.