«I ragazzi italiani feriti a Crans-Montana tutti promossi, gli svizzeri bocciati»

A poco più di cinque mesi e mezzo da quella tragica notte, per alcuni ragazzi feriti nell'incendio di Crans-Montana arrivano buone notizie. Tutti i giovani italiani che nel rogo di Capodanno hanno riportato ustioni sono stati promossi. Un traguardo reso possibile grazie ai programmi di didattica a distanza, o ai piani didattici personalizzati che ogni scuola ha disposto per i suoi studenti. «Nostro figlio Giuseppe ha difficoltà di concentrazione dopo ciò che è accaduto, ma con l'aiuto della scuola, il Gonzaga, ha superato l'anno», ha raccontato al Corriere della Sera il padre di uno dei ragazzi italiani che, dopo la tragedia, era stato ricoverato all'ospedale Niguarda. «Dopo il trauma sarebbe stato orribile perdere anche i compagni di classe. Ora continua le sue cure, lo aspettano due sedute di laser. Porta una guaina su una mano 24 ore su 24 e una sul viso, ma solo quando è in casa».
Come Giuseppe, anche altri giovani italiani, rimasti feriti nell'incendio, stanno a piccoli passi tornando a vivere la loro vita. È il caso di Francesca: una ragazza che nella notte del 1. gennaio ha riportato ustioni di secondo e terzo grado sul 70% del corpo. Dovrà restare al Niguarda ancora per qualche settimana, ma nel frattempo, in occasione del suo 17. compleanno, amici e compagni di classe si sono trovati sotto le finestre del reparto Grandi Ustionati per festeggiarla. «Ora sta meglio. Questa giornata per lei è una rinascita», ha raccontato, sempre al Corriere della Sera, il padre. «Ha affrontato mesi durissimi, dolorosi, senza mai perdere la lucidità e la determinazione», gli fa eco la madre della giovane.
Dopo la tragedia, le famiglie dei feriti italiani, francesi e svizzeri hanno creato una chat cumulativa. Ed è proprio in quello spazio di comunicazione, creato per sostenersi e confrontarsi a vicenda, che i genitori dei feriti svizzeri hanno raccontato che, diversamente da quelli italiani, tutti i giovani che frequentano ancora le scuole sono stati bocciati. Come ha raccontato ancora, al Corriere della Sera, il padre di Giuseppe, gli istituti scolastici elvetici hanno dichiarato che «non era possibile equiparare chi ha frequentato tutti i mesi di scuola, e non solo pochi». «La trovo una mancanza di umanità incredibile», puntualizza il padre del ragazzo italiano. Da noi contattato, in merito alle presunte bocciature dei ragazzi svizzeri, il Dipartimento dell'Educazione vodese non può confermare quanto riportato nella chat delle famiglie.
Ad aprile, aveva fatto scalpore la decisione di non esonerare dagli esami finali gli studenti del Canton Vaud che, nell'ultimo anno di formazione scolastica, sono stati colpiti dalla tragedia di Crans-Montana. Il governo cantonale aveva infatti risposto negativamente a diverse famiglie che avevano chiesto una deroga, seppur proponendo una serie di accomodamenti e sostegni. In una lettere del consigliere di Stato Frédéric Borloz era stato evidenziato che la decisione rispecchiava il quadro legale di riferimento a livello federale. Spetta infatti alla Confederazione riconoscere e validare i diplomi e le certificazioni dei cantoni. Una normativa non può essere modificata né tanto meno derogata.
In quell'occasione, era stato sottolineato che i titoli rilasciati «devono rispondere a criteri federali di comparabilità e riconoscimento». Borloz aveva inoltre escluso la possibilità di applicare le misure adottate durante la pandemia di Covid-19 (quando le scuole rimasero chiuse per settimane), sottolineando che quel contesto eccezionale venne applicato in modo uniforme in tutti i cantoni. Una condizione che, «per ragioni giuridiche», non può essere applicata nel caso di Crans-Montana.

