Lo studio

Il caldo non è uguale per tutti: più colpiti anziani, donne e bassi redditi

Un rapporto intitolato «Le confort estival à Genève» rivela che la capacità di affrontare le alte temperature è fortemente condizionata dal profilo sociale e abitativo dei cittadini
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Ats
05.08.2026 09:58

Mentre le ondate di calore si moltiplicano, la città di Ginevra scopre che il caldo non è uguale per tutti: un rapporto intitolato «Le confort estival à Genève» (Il comfort estivo a Ginevra), pubblicato recentemente dalla locale università nell'ambito del progetto SWICE (benessere sostenibile individuale e collettivo nella transizione energetica), rivela che la capacità di affrontare le alte temperature è fortemente condizionata dal profilo sociale e abitativo dei cittadini.

L'indagine, condotta nell'estate del 2025 su oltre 1000 ginevrini, ha analizzato gli effetti del caldo sulla vita quotidiana e le strategie messe in atto per farvi fronte, riferisce oggi la Tribune de Genève (TdG). I risultati sono netti: le conseguenze delle canicole non dipendono solo dalla meteo, ma anche da fattori come reddito, tipologia di alloggio, stato di salute, genere e quartiere di residenza.

Quasi due terzi degli interpellati dichiarano di aver sofferto regolarmente il caldo nelle proprie abitazioni durante le estati 2024 e 2025. I disturbi del sonno sono il problema più diffuso (riguardano tre persone su quattro), seguiti da difficoltà di concentrazione, disidratazione e irritabilità, con un impatto negativo sul benessere generale.

Un dato significativo riguarda però la disparità: donne e minoranze di genere, persone con redditi modesti, inquilini, residenti in zone urbane dense, anziani e chi ha problemi di salute risultano molto più esposti. «La vulnerabilità al caldo è il risultato di una combinazione di fattori sociali, economici e ambientali che determinano la capacità di adattamento, e questi fattori tendono a cumularsi», afferma Alice Guilbert, ricercatrice presso l'Istituto di scienze ambientali (ISE) dell'Università di Ginevra, in dichiarazioni riportate da TdG.

Le donne, in particolare, subiscono maggiormente gli effetti del caldo a causa di un carico domestico e familiare più gravoso, che limita la flessibilità nell'organizzazione quotidiana e la possibilità di modificare le proprie attività durante i picchi di calore.

La ricerca evidenzia una profonda asimmetria nelle risorse a disposizione. Da un lato, c'è chi può contare su un alloggio ben isolato, un ufficio climatizzato, mezzi economici per installare sistemi di raffreddamento o la possibilità di trasferirsi temporaneamente in luoghi più freschi. Dall'altro, chi deve «sopravvivere» con ventilatori, asciugamani bagnati e percorsi a piedi studiati per restare all'ombra, strategie che i ricercatori definiscono «limitate» e insufficienti a garantire un sollievo duraturo.

Per gli studiosi questi approcci individuali non bastano. Il rapporto chiede interventi strutturali per ridurre le disuguaglianze. La priorità assoluta è la ristrutturazione termica degli edifici, con un focus sui condomini occupati da famiglie a basso reddito, facendo però attenzione a non innescare aumenti degli affitti che possano alimentare la gentrificazione.

Viene inoltre proposta una maggiore flessibilità degli orari di lavoro, il ricorso al telelavoro e un migliore allineamento tra orari scolastici e professionali, insieme a un accesso gratuito a spazi climatizzati come cinema e centri commerciali e all'apertura di nuovi luoghi rinfrescanti (nebulizzatori, spazi verdi).

Al centro del rapporto - conclude la testata romanda - c'è il concetto di «giustizia termica»: l'idea che ogni cittadino dovrebbe avere le stesse possibilità di proteggersi dal caldo, indipendentemente da reddito, alloggio, genere o quartiere. Una condizione che, a Ginevra, è ancora lontana dall'essere raggiunta. I ricercatori invitano quindi le autorità a fare di questo principio una bussola per le politiche pubbliche future, non limitandosi a rinfrescare la città, ma potenziando la capacità di adattamento di tutti i suoi abitanti.