lo studio

Il cambiamento climatico tocca anche i diritti umani

La questione del riscaldamento del globo rappresenta una delle sfide cruciali di questa epoca – Per l’ISDU la stessa Svizzera ha alcuni obblighi concreti, a cominciare dalla riduzione delle emissioni di gas serra
© Keystone/Urs Flueeler
Paolo Galli
20.04.2026 06:00

«I cambiamenti climatici costituiscono una sfida epocale per gli strumenti di protezione dei diritti umani». È questo il punto di partenza, ma anche di arrivo, della ricerca “Il cambiamento climatico, una questione di diritti umani”, presentata negli scorsi giorni dall’Istituzione svizzera per i diritti umani (ISDU). Lo studio analizza in modo sistematico i fondamenti in termini di diritti umani della politica e della legislazione svizzera in materia di clima. Sì, perché i cambiamenti climatici rappresentano «una minaccia acuta di origine antropica per l’ecosistema planetario e compromettono già oggi la sussistenza di numerose persone nel mondo intero». Come si riflette nell’analisi - un’analisi complessa, che offre varie raccomandazioni generali e specifiche -, l’aumento delle temperature, gli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti e l’innalzamento del livello del mare hanno «un impatto diretto sui diritti umani, in particolare sui diritti alla vita, alla salute, all’acqua, all’alimentazione e all’alloggio».

I gruppi vulnerabili

La posizione dell’ISDU è chiara, ed emerge con forza in alcune raccomandazioni trancianti. Come la seguente, poi analizzata nei dettagli: «Per contrastare efficacemente i cambiamenti climatici bisogna, da un lato, puntare a una riduzione sostanziale delle emissioni di gas serra attraverso percorsi di riduzione coerenti con le conoscenze scientifiche più aggiornate e con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. Dall’altro, è necessario adattarsi al meglio ai cambiamenti climatici ormai inevitabili». Nulla di nuovo, in fondo, piuttosto una conferma: contrastare e, intanto, adattarsi. Con un approccio che abbiamo imparato a conoscere anche nel corso di varie COP (le Conferenze delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, giunte a quota 30 edizioni). «Gli Stati sono tenuti ad adottare misure di protezione e di sostegno per le persone che subiscono già oggi gli effetti nefasti delle nuove condizioni climatiche o sono particolarmente esposte a tale minaccia. Questi obblighi devono prendere in debita considerazione le esigenze dei gruppi vulnerabili». La chiave quindi è ragionare d’insieme, per un bene comune, di tutti. La stessa ISDU, nelle sue riflessioni, spinge proprio in questa direzione, ricordando come uno sviluppo della protezione dei diritti umani implichi necessariamente obblighi extraterritoriali. Questo perché, spesso, si sottolinea, la distanza geografica «separa le cause dalle conseguenze».

Attenzioni al settore privato

Già, ma la Svizzera? Perché di questo stiamo parlando. Stiamo parlando di noi. Nelle conclusioni, infatti, si ricorda: «Per la Svizzera, il mandato è chiaro: la politica climatica concerne anche i diritti fondamentali e i diritti umani, deve essere ambiziosa e coerente e fondarsi su solide conoscenze scientifiche. È tenuta a proteggere in particolare le persone che subiscono maggiormente le conseguenze dei cambiamenti climatici e, al tempo stesso, a far sì che gli oneri della transizione siano ripartiti in modo equo. In quest’ottica, deve assicurarsi che chi emette gas serra nel settore privato non sfugga alle proprie responsabilità e che la cooperazione internazionale venga rafforzata conformemente agli impegni assunti nel campo dei diritti umani». Per quanto concerne il settore privato, «lo Stato è tenuto a regolamentare efficacemente le attività delle imprese per quanto riguarda le loro emissioni di gas serra, a ridurre al minimo i rischi e a garantire l’accesso a rimedi giuridici». L’ISDU chiede quindi «disposizioni chiare e vincolanti», in particolare per «i grandi emettitori» e «gli attori finanziari». Forse, una delle maggiori novità dello studio riguarda la richiesta di un dibattito pubblico sul tema. «Lo Stato - si legge - deve garantire che l’intera popolazione sia coinvolta in modo efficace, tempestivo e non discriminatorio nei processi decisionali che riguardano il clima».

Gli impegni internazionali

In merito agli impegni internazionali, l’ISDU chiede alla Confederazione di adempiere «ai propri obblighi di cooperazione internazionale in fatto di scambio di informazioni, protezione del clima, adattamento ai cambiamenti climatici, ricerca, trasferimento di tecnologie e rafforzamento delle capacità nel sistema climatico globale». Non solo: la Confederazione deve anche sostenere i Paesi in via di sviluppo e quelli emergenti nell’adattamento ai cambiamenti climatici e nella gestione dei danni, impegnandosi maggiormente nei meccanismi di finanziamento solidale della riparazione dei danni e delle perdite inevitabili. E infine, a livello nazionale e cantonale andrebbero adottate misure «per evitare o ridurre gli investimenti degli istituti finanziari svizzeri nelle energie fossili».

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