Terremoto in Venezuela

«Il nostro lavoro è finito, ma si cercano ancora parenti e amici sotto le macerie»

Stefano Meroni della Catena Svizzera di Salvataggio, racconta al CdT le difficili operazioni per portare in salvo le persone colpite dal terremoto in Venezuela
01.08.2026 06:00

Ormai è passato un mese da quando il Venezuela ha subito due terremoti di magnitudo 7.2 e 7.5, distruggendo il nord del Paese in soli 39 secondi. Quartieri interi sono crollati per le scosse, le quali hanno portato via la vita di migliaia di persone. Infatti, a tre settimane dalla catastrofe, il bilancio delle vittime conta attualmente 5.500 morti e 16.700 feriti, e continuerà a crescere con la rimozione dei detriti. Una tragedia che i venezuelani porteranno nel cuore per le generazioni a venire. 

Una crisi di tale portata ha richiesto la mobilitazione di squadre internazionali di soccorso per scavare tra le macerie alla ricerca di sopravvissuti. Una tragedia tale per cui si sono mobilitati pure 80 membri della Catena Svizzera di Salvataggio, intervenuti alla Guaira, una città costiera al Nord di Caracas. I soccorritori hanno portato con sé 8 cani da ricerca e 18 tonnellate di materiale per aiutare le persone rimaste intrappolate sotto le rovine.  

Stefano Meroni, responsabile del materiale e soccorritore tecnico della Catena Svizzera, ha condiviso con il CdT la sua esperienza durante le operazioni. 

L'arrivo della squadra svizzera

La squadra si è riunita all’aeroporto Zurigo-Kloten per volare verso il Venezuela, il giorno successivo al terremoto. La Catena Svizzera è atterrata in uno scalo a due ore di distanza da Caracas, da cui si è poi trasferita verso «La Guaira, una delle zone più colpite» dal sisma, racconta Meroni. 

Le immagini sono ancora vivide. Mentre si dirigevano «in bus verso uno stadio di baseball nella zona della Guaira» per allestire la loro base operativa, il traffico si è fatto sempre più intenso. I soccorritori «guardandosi intorno hanno capito» che la strada era bloccata, non dai detriti, ma «da tutta la gente che voleva portare aiuto nelle zone del terremoto». Una scena caotica, ma commovente: la gente «portava beni di prima necessità come acqua, vestiti e coperte.»  

La missione della Catena Svizzera di salvataggio

Inutile dire, che a causa degli ingenti danni solo gente qualificata per questo tipo di disastri può dare effettivamente una mano. Infatti, la Catena Svizzera di Salvataggio, fondata nel 1981, è classificata come Team Heavy, ossia «il livello operativo più elevato previsto dagli standard internazionali INSARAG delle Nazioni Unite.» Queste squadre di ricerca e soccorso, ovvero USAR, sono in grado di «intervenire su 2 piazze disastrate 24 ore su 24, 7 giorni su 7, in scenari di catastrofe complessi, con capacità avanzate di ricerca, soccorso tecnico e autonomia operativa prolungata». 

Squadre di soccorso provenienti da tutto il mondo hanno risposto all'appello delle autorità venezuelane. Meroni spiega che i vari Paesi adottano diverse tecniche di lavoro, quindi ognuno si occupa del proprio settore. Perciò, l'arrivo delle squadre è stato organizzato dal Reception Departure Center (RDC) e dall'USAR Coordination Cell (UCC), «che coordina e assegna i compiti operativi sul terreno alle varie squadre internazionali». 

L'inizio del lavoro

Quando la Catena Svizzera è arrivata sul posto, per prima cosa ha cercato di capire quali fossero le condizioni degli edifici prima del crollo, quindi, prendendo contatto con i «famigliari o gli abitanti vicini» alle case distrutte. Meroni sottolinea che è fondamentale stabilire una «perlustrazione della zona per cercare di comprendere meglio la situazione ma anche per riconoscere i pericoli ed eventualmente delle zone dove non si può accedere per ragioni di sicurezza». 

I cani da ricerca

Una volta sul campo, non c'è tempo da perdere. I nasi dei nostri amici a quattro zampe sono ineguagliabili e pertanto forniscono un grande aiuto ai soccorritori. Il gruppo ha immediatamente iniziato a lavorare con i cani da ricerca della Società Svizzera per i Cani da Ricerca (REDOG) «per cercare di individuare gli eventuali sopravvissuti sotto le macerie». Una volta che i cani individuano un odore, «si può quindi interviene anche con gli apparecchi tecnici (Apparecchio acustico e telecamera) per cercare di circoscrivere la zona». Poco a poco, la squadra svizzera, assieme a quella canina, è riuscita a trovare alcuni sopravvissuti tra i detriti. 

La fine delle operazioni

Dopo 7 giorni di lavoro intenso, la maggior parte della squadra e tornata a casa, però Meroni puntualizzare che «alcuni colleghi sono rimasti alla base operativa per accogliere altri specialisti inviati dall’Aiuto Umanitario Svizzero, così da dare supporto nell'approvvigionamento idrico e dei servizi igienico-sanitari, nonché per sostenere nell’assistenza sanitaria un ospedale toccato dal terremoto». 

Un lavoro che continua

Meroni ricorda, infine, la gentilezza dei venezuelani nei confronti dei soccorritori, nonostante una situazione di crisi. Oggi, a un mese di distanza, il suo pensiero è ancora rivolto al popolo venezuelano. Per lui e la Catena Svizzera «l’impiego è terminato», ma le persone colpite dal terremoto, purtroppo, «stanno ancora cercando i propri parenti o amici sotto le macerie». 

In questo articolo: