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Il Parlamento scombussola i piani di riarmo di Pfister

La Commissione delle finanze del Consiglio degli Stati vuole un incremento limitato dell’IVA di 0,2 punti da portare alle urne nel 2028 – Il «ministro» della Difesa auspica invece un aumento di 0,5 punti da votare già il prossimo giugno
©ANTHONY ANEX
Luca Faranda
25.08.2026 22:02

I piani del «ministro» della Difesa Martin Pfister sono chiari: aumentare l’IVA di 0,5 punti percentuali, a partire dal 2028 per una durata di 12 anni (fino a fine 2039). L’obiettivo, dunque, è di andare alle urne per l’incremento dell’imposta sul valore aggiunto già nel mese di giugno 2027.

Il Consiglio federale, che ha dato il via libera lo scorso 12 agosto, lo ha definito un «contributo alla sicurezza». Oltre a ciò, nello stesso messaggio destinato al Parlamento, vi è anche la creazione di un Fondo per gli armamenti in grado di contrarre debiti (fino a un massimo di sei miliardi), che agli occhi del Governo «aumenterà la flessibilità nei pagamenti e contribuirà a velocizzare gli acquisti necessari» per rafforzare la sicurezza della Svizzera. Le entrate supplementari (24 miliardi di franchi) così ottenute saranno destinate esclusivamente alle uscite prioritarie per l’armamento, in particolare per difendersi dalle minacce più probabili, ossia attività ibride e minacce a distanza.

Il piano di Pfister, però, ieri ha subito una prima battuta d’arresto. A frenare il «ministro» della Difesa è stata la Commissione delle finanze del Consiglio degli Stati.

Altolà al nuovo ritocco a breve

I commissari hanno cambiato le carte in tavola. L’IVA (oggi all’8,1%) va aumentata di 0,2 punti (e non di 0,5). Così come l’aliquota speciale applicata al settore alberghiero (per ora al 3,8%) va aumentata di 0,1 punti e non di 0,3 come previsto dal Governo. L’aliquota ridotta dell’IVA (ora al 2,6%), che si applica tra l’altro alle derrate alimentari e ai medicinali, non subirà invece ritocchi.

Inoltre, l’appuntamento alle urne, che Pfister auspicava per giugno 2027, non avverrà prima del 2028. Dopo le elezioni federali, dunque. In questo modo, in caso di sì, l’IVA verrebbe alzata a partire dal 2029 e fino al 2045 (e non per 12 anni come richiesto dal Consiglio federale). Cosa si cela dietro questa decisione sulla data di voto? Innanzitutto, è bene ricordare che gli svizzeri saranno chiamati alle urne già il prossimo 29 novembre per votare su un innalzamento dell’IVAdi 0,4 punti (dall’8,1 all’8,5%) per finanziare la 13. rendita AVS. Sarebbe opportuno tornare al voto su un ulteriore incremento dell’IVA dopo appena sei mesi?La Commissione delle finanze degli Stati, invece, fornisce un’altra motivazione per il rinvio della votazione: «La decisione in merito all’aumento dell’IVA dovrebbe essere coordinata con un’altra votazione di natura analoga. Si terrà, infatti, in concomitanza con il voto - già in programma per il 2028 - riguardante la proroga del versamento dell’uno per mille dell’IVA nel Fondo per l’infrastruttura ferroviaria».

Il Fondo sarà separato

E il Fondo per gli armamenti? Anche qui ci saranno vari cambiamenti. La commissione, ad esempio, vuole separare la creazione di questo fondo dall’aumento dell’IVA. In questo modo, i due oggetti non saranno legati e il fondo potrebbe essere creato (anche in tempi brevi, per una durata estesa a 18 anni) senza la necessità che sia approvato anche il ritocco dell’IVA.

La Commissione, che ha valutato varie opzioni, ha così individuato una strada alternativa rispetto a quella tracciata da Pfister e dal Governo.

I «residui di credito»

Oltre a un ritocco più contenuto dell’IVA, i commissari hanno anche deciso che per il finanziamento della difesa (ci sono da mettere sul piatto 24 miliardi di franchi) dovranno essere considerati anche «residui di credito», ovvero fondi federali non utilizzati (che attualmente sono impiegati per ridurre il debito legato alla pandemia).

La strategia è chiara: un aumento limitato dell’IVA, ma per un periodo più lungo. E con un paracadute: se il ritocco verso l’alto dell’imposta sul valore aggiunto non dovesse andare in porto, l’esercito non accuserebbe (troppo) il colpo. Il Fondo per gli armamenti, in futuro, dovrà ricevere un contributo federale annuo supplementare di un importo massimo di 1,3 miliardi di franchi: 800 milioni all’anno derivanti dall’incremento dell’IVA e 500 milioni da questi residui di credito. «La metà dei residui di credito viene così destinata alla riduzione dei debiti legati al coronavirus, l’altra metà al Fondo per gli armamenti», precisano in un comunicato i Servizi del Parlamento.

In questo modo, in caso di no alle urne sull’aumento dell’IVA (serve la doppia maggioranza e i sondaggi indicano che ci sono poche possibilità che la misura la ottenga), i trasferimenti al Fondo da parte del bilancio federale continuerebbero. Ciò solo a condizione che la creazione di questo fondo non venga anch’essa ostacolata in votazione, sebbene con referendum facoltativo.

Ora, la palla passa a un’altra commissione degli Stati: quella della politica di sicurezza (responsabile principale del dossier), che se ne occuperà nuovamente il prossimo 9 settembre. Poi, già a settembre si arriverà in aula.