Previdenza

Il pensionamento resta a 65 anni, «ma chi può, lavori più a lungo»

Le risposte alle principali domande sulla riforma AVS 2030 - L’obiettivo è di incentivare a proseguire l’attività lucrativa – Per il Consiglio federale, un aumento dell’IVA appare inevitabile: aumenta la pressione sul Parlamento
©ARNE DEDERT
Luca Faranda
21.05.2026 06:00

Il Consiglio federale vuole garantire il finanziamento dell’AVS per il periodo dal 2030 al 2040. Per farlo, ha elaborato tre diversi scenari. Nessuno di questi prevede un innalzamento dell’età di riferimento, che resterà pertanto a 65 anni. Ma quali sono i contenuti della riforma? Le risposte alle principali domande.

Cosa ha fatto il Consiglio federale?

Ieri ha inviato in consultazione, fino all’11 settembre, il progetto della riforma AVS 2030: per garantire l’equilibrio finanziario a lungo termine del primo pilastro (fino al 2040), il Governo vuole permettere alle persone che lo desiderano di continuare a lavorare anche oltre l’età di pensionamento (ora definita età di riferimento, ndr), fissata a 65 anni. Vuole però anche aumentare le entrate da destinare alla previdenza.

Quali varianti ha previsto il Consiglio federale?

Tutto ruota attorno alle prossime decisioni del Parlamento (vedi sotto), che sta portando a termine le discussioni sul finanziamento della 13. AVS. In particolare, se e di quanto verrà aumentata l’imposta sul valore aggiunto (IVA). Il Governo ha previsto tre scenari. Primo caso: il Parlamento si accorda per un finanziamento «sufficiente e sostenibile». In quel caso, il Governo (oltre alle misure proposte ieri) non adotterà provvedimenti supplementari. Seconda variante: le Camere federali optano per una soluzione temporanea (come un aumento dell’IVA solo fino al 2033). In questo caso, il Consiglio federale chiederà un incremento permanente dell’IVA di 0,7 punti percentuali (dall’attuale 8,1% all’8,8%). Terza ipotesi: il Parlamento non trova alcuna soluzione. Qui il Governo, come contromisura, prevede due alternative: aumento dell’IVA di 0,9 punti percentuali, oppure un aumento di 0,7 punti combinato però a un aumento dei contributi salariali di 0,2 punti percentuali.

Oltre all’aumento dell’IVA, su quali basi si fonda il piano del Governo?

Il Consiglio federale vuole incentivare la prosecuzione volontaria dell’attività lucrativa per i lavoratori che raggiungono i 65 anni. L’obiettivo è far sì che le persone lavorino il più a lungo possibile. Ad esempio, il Consiglio federale vuole aumentare la parte del reddito esente da contributi (oggi è di 16.800 franchi e dovrebbe salire a 22.680 franchi). Il Governo prevede anche di sopprimere il limite (oggi fissato a 70 anni) fino al quale è possibile migliorare la propria rendita pensionistica. In futuro, pertanto, sarà possibile iniziare a riscuotere la rendita anche oltre i 70 anni.

Cosa cambia a livello di previdenza professionale?

L’obiettivo è di scoraggiare e disincentivare il pensionamento anticipato. In futuro, l’età minima di pensionamento non sarà più di 58 anni. Sarà aumentata fino a 63 anni. Ciò significa che in linea di principio non si potrà chiedere il pensionamento anticipato (con le relative prestazioni del secondo e terzo pilastro) prima dei 63 anni. La misura toccherà soprattutto chi percepisce redditi alti e dispone quindi di fondi pensionistici consistenti. Ci potrebbero però essere alcune eccezioni, ad esempio in caso di ristrutturazione aziendale o nell’ambito di contratti collettivi di lavoro (ad esempio nell’edilizia). Tuttavia, sottolinea il Governo, non si potrebbe comunque scendere al di sotto dei 60 anni.

Perché è necessaria una riforma?

Nei prossimi anni, la generazione del baby boom andrà in pensione. Il numero di chi riceverà una rendita passerà da 2,5 a 3,5 milioni entro il 2035. Oltre ai calcoli della riforma (l’impatto a favore delle casse dell’AVS è pari a circa 600 milioni di franchi all’anno, senza considerare l’aspetto dell’IVA e dei possibili prelievi sui salari), occorre considerare anche l’instabilità legata alla congiuntura economica. C’è poi da inserire nell’equazione la 13. AVS, che sarà versata per la prima volta a dicembre. Senza fare nulla nei prossimi anni, l’AVS finirebbe in profondo rosso. Anche per questo caso, il Governo prevede un meccanismo di intervento: se il livello del Fondo di compensazione AVS scende per tre anni al di sotto del 90% delle uscite annue dell’assicurazione, il Consiglio federale dovrà proporre delle «misure di stabilizzazione».

Come è stato accolto il progetto?

Il PLR ha duramente criticato i piani del Governo, deplorando il crescente carico fiscale. Si oppone a qualsiasi riforma «che si basa esclusivamente su un aumento delle entrate a scapito della classe media e delle PMI». Tra le possibili misure, evoca per il futuro misure strutturali come «un moderato adeguamento dell’età pensionabile». Per l’Unione svizzera degli imprenditori, il Governo «ignora la realtà demografica» e ritiene che misure strutturali come l’innalzamento dell’età pensionabile «non possono più essere rimandate». Il sindacato Travail.Suisse, invece, accoglie con favore le proposte volte a colmare le lacune contributive e a rafforzare il finanziamento. Tuttavia, ritiene indispensabile trovare soluzioni per coloro che esercitano professioni soggette a elevati sforzi fisici o psichici.

È chiusa la porta dell’aumento dell’età pensionabile?

Solo in parte. Il Governo intende rinunciare a questa misura. Anche perché l’ultimo tentativo, tramite un’iniziativa popolare dei Giovani PLR, è stato nettamente respinto alle urne il 3 marzo 2024 (la stessa domenica in cui è stata approvata la 13. AVS). Tuttavia, per il futuro vuole valutare alcuni modelli di «adeguamento dell’età di riferimento»: è stata istituita una commissione di esperti che sta esaminando (sulla base di un postulato del «senatore» ticinese Fabio Regazzi) in che modo è possibile «aumentare la durata del lavoro sull’arco della vita, da un lato attraverso diversi modelli di adeguamento dell’età di riferimento, dall’altro con incentivi a livello di imposte e contributi di sicurezza sociale considerevolmente migliori per chi continua a lavorare anche oltre».

La strada per pagare la 13. AVS sarà decisa a giugno

Il prossimo dicembre, tutti i pensionati riceveranno per la prima volta la tredicesima AVS. Lo ha deciso il popolo nel marzo del 2024 e ora sta per diventare realtà. I costi annuali di questa tredicesima rendita, ha tenuto a sottolineare Elisabeth Baume-Schneider, ammonteranno inizialmente a oltre quattro miliardi di franchi, ma aumenteranno fino a raggiungere i 5 miliardi nel 2035. La questione del finanziamento, però, è ancora sul tavolo. O meglio, sui banchi. Quelli del Parlamento: Consiglio nazionale e Stati hanno infatti individuato due strade diverse per garantire il finanziamento della 13. AVS. Finora non hanno ancora raggiunto un compromesso, ma dovranno giungere a una decisione entro la fine della sessione di giugno.

Il Consiglio nazionale lo scorso settembre aveva inizialmente deciso che la tredicesima AVS andava finanziata esclusivamente tramite un aumento di 0,7 punti percentuali limitato al 2030 dell’IVA. Pertanto, attraverso l’imposta sul valore aggiunto, anche le persone pensionate contribuiranno al finanziamento del primo pilastro. Gli Stati, invece, hanno auspicato sin dall’inizio una soluzione mista, basata su un aumento dell’IVA (+0,4 punti percentuali) e dei contributi salariali (+0,3 punti). Lo ha deciso la maggioranza dei «senatori» lo scorso marzo, che inizialmente avevano auspicato aumenti maggiori sia per l’IVA, sia per i prelievi sui salari.

A che punto siamo?

L’ultima presa di posizione, in ordine di tempo, è quella della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Nazionale. Lo scorso 17 aprile, in un comunicato, ha indicato di non voler cambiare idea: conferma la scelta di aumentare solo l’IVA, respingendo la soluzione mista degli Stati. Ora, la proposta sul tavolo (presa a stretta maggioranza) è di aumentare temporaneamente l’IVA di 0,5 punti percentuali sino alla fine del 2033 e di destinare all’AVS le entrate fiscali supplementari di Cantoni e Comuni generate dall’introduzione della 13. AVS.

Stati e Nazionale dovranno appianare le divergenze entro il 17 giugno. Non è però detto che ci riescano. Se invece troveranno una via comune, seguiranno le votazioni finali (20 giugno) e l’eventuale referendum. Con un aumento dell’IVA, è bene ricordare, l’appuntamento alle urne è obbligatorio.

 Un freno agli abusi dei dividendi

Oltre alla maggior flessibilità oltre i 65 anni, il Governo ha previsto una lunga serie di cambiamenti. Tra le altre misure si contano l’allineamento del tasso di contribuzione dei lavoratori indipendenti con redditi elevati a quello dei lavoratori dipendenti (8,7 % invece che 8,1 %) nonché l’assoggettamento a contribuzione dei dividendi eccessivi. Attualmente, infatti, i dividendi non sono soggetti ai contributi AVS, il che può indurre a privilegiarli rispetto al salario. Con questa misura, il Consiglio federale intende quindi lottare contro i casi di abuso e rendere il sistema più equo tra i salariati azionisti e gli altri salariati. Oltre a ciò, per incentivare la prosecuzione dell’attività lucrativa dopo i 65 anni, i lavoratori dipendenti dovrebbero avere la possibilità di rimanere affiliati a un istituto di previdenza del secondo pilastro. Verrebbe altresì introdotta la possibilità di trasferire la prestazione d’uscita a un nuovo istituto di previdenza. Infine, le aliquote di riduzione in caso di anticipazione della riscossione della rendita (e quelle di aumento in caso di rinvio) verrebbero fissate in base a principi disincentivanti (o incentivanti).