Il rimpatrio dei feriti passa da Zurigo e Losanna

La luce in fondo al tunnel. Dopo sette settimane dall’incendio al bar Le Constellation, alcuni pazienti hanno potuto essere trasferiti da centri per ustionati all’estero verso cliniche di riabilitazione in Svizzera. Complessivamente, nel disastro della notte di San Silvestro sono rimaste ferite quasi 120 persone, molte delle quali minorenni. Già nei primi giorni di gennaio, 46 sopravvissuti alla tragedia erano stati ricoverati all’estero, principalmente in Francia e in Italia.
Condizioni critiche
Oggi, l’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP) e la Conferenza svizzera delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità (CDS) hanno voluto fare il punto della situazione. «All’estero sono attualmente in cura 36 pazienti, di cui sedici di nazionalità svizzera e cinque di nazionalità straniera, ma residenti in Svizzera», spiegano le autorità. Di questi 36 pazienti, 16 sono in cura in Francia, 12 in Italia, 5 in Germania e 3 in Belgio. Nella Confederazione, invece, sono attualmente in cura stazionaria 31 pazienti: 22 sono tuttora ricoverati in ospedale, mentre nove si trovano in cliniche di riabilitazione.
«Alcuni pazienti sono già stati trasferiti in Svizzera. Alcuni dei pazienti ricoverati all’estero si trovano ancora in condizioni critiche, mentre altri potrebbero già essere trasferiti nei prossimi giorni in Svizzera o dimessi e tornare a casa», spiega al CdT Tobias Bär, responsabile della comunicazione della CDS, aggiungendo che per i trasferimenti ancora in sospeso si prevedono «diverse ondate». In ogni caso, sottolineano le autorità, per tutti i pazienti è stato possibile definire il periodo di rimpatrio in Svizzera.
Già tra il 22 gennaio e il 16 febbraio sono stati rimpatriati cinque pazienti svizzeri o residenti nella Confederazione, ha precisato la CDS a Keystone-ATS.
Accompagnamenti psicosociali
«La Confederazione, i cantoni e le strutture interessate si stanno organizzando per garantire, al momento del trasferimento, il miglior trattamento possibile e soddisfare al meglio le esigenze dei pazienti e dei loro familiari», promette dal canto suo l’UFPP, aggiungendo che «accanto al trattamento medico, sarà garantito anche l’accompagnamento psicosociale».
L’obiettivo - o meglio, l’auspicio - è che tutti i pazienti con cittadinanza svizzera o residenti in Svizzera possano essere curati in una clinica di riabilitazione sul territorio nazionale. Nel mese di gennaio, due squadre di specialisti hanno visitato tutti i pazienti elvetici (o residenti in Svizzera) ricoverati nelle cliniche specializzate in Belgio, Germania, Francia e Italia.
Due tappe
La maggior parte dei pazienti sarà inizialmente trasferita in un centro svizzero per ustionati e successivamente in una clinica di riabilitazione. In dettaglio, ci spiega ancora Tobias Bär, «a seconda della gravità delle lesioni, i pazienti vengono sottoposti a cure intensive più lunghe e, una volta superata la fase critica, vengono trasferiti in un centro di riabilitazione. Questo avviene di norma dopo una sosta in un centro ustionati in Svizzera», ovvero a Losanna (CHUV) e a Zurigo (all’Ospedale universitario e all’Ospedale pediatrico).
La riabilitazione viene invece effettuata principalmente nelle cliniche Suva di Bellikon (nel canton Argovia) e Sion (Vallese), specializzate nella riabilitazione di persone ustionati. Le due strutture della Suva (che in media ospitano tra i trenta e i quaranta pazienti ustionati all’anno) stanno attualmente ampliando le loro capacità «e garantiscono parallelamente posti per persone coinvolte in altri incidenti o emergenze».
