Parlamento

Imposizione dei coniugi: «Si voti, che c'è di male?»

Anche gli Stati bocciano l'iniziativa contro la penalizzazione fiscale del matrimonio - Per la maggioranza, la questione è già stata regolata l'8 marzo, per il Centro no - L'appuntamento con le urne sarà verosimilmente in novembre
©Chiara Zocchetti
Giovanni Galli
04.06.2026 20:06

La partita sull’imposizione dei coniugi non si è chiusa l’8 marzo. Nonostante il «sì» popolare alla tassazione individuale, il Centro ha mantenuto la sua iniziativa sull’imposizione congiunta. Dopo il Nazionale, oggi anche gli Stati l’hanno respinta. Ecco in sintesi cosa è successo e cosa potrebbe succedere.

1. Perché la questione dell’imposizione fiscale dei coniugi è ancora aperta?

L’8 marzo, con una maggioranza del 54,2%, i votanti hanno approvato il passaggio all’imposizione individuale dei coniugi. A partire del 2032, l’imposizione sarà indipendente dallo stato civile a tutti i livelli: federale, cantonale e comunale. Questo significa che, a differenza di oggi, le coppie non dovranno più presentare una dichiarazione fiscale congiunta ma ciascun coniuge compilerà la propria. In questo modo verrebbe abolita, anche a livello federale, la cosiddetta discriminazione fiscale del matrimonio,: oggi, infatti, a causa del cumulo dei redditi le coppie sposate pagano più imposte a Berna rispetto ai conviventi. Ma il discorso non è chiuso perché sullo stesso tema è ancora presente un’iniziativa popolare del Centro, che il partito ha deciso di non ritirare nonostante il verdetto delle urne. L’ultima parola, dice, deve averla la popolazione. 

2. Che cosa prevede l’iniziativa del Centro?

Depositata nel 2024 e corredata da 102 mila firme, l’iniziativa è intitolata «Sì a imposte federali eque anche per i coniugi – Basta con la discriminazione del matrimonio!». Il Centro vuole mantenere il principio dell’imposizione congiunta (con il cumulo dei redditi, ma senza svantaggi rispetto agli altri contribuenti) a livello di imposta federale diretta. A suo avviso l’imposizione individuale (partita da un'iniziativa delle donne PLR) è sbagliata perché non considera i coniugi una comunità economica e crea nuove ingiustizie. Per questo il partito aveva lanciato il referendum contro la legge accolta in votazione l’8 marzo. L’attuazione concreta dell’iniziativa centrista spetterebbe al Parlamento. I possibili modelli dell’imposizione congiunta comprendono varie forme di splitting e il cosiddetto calcolo fiscale alternativo. Quest’ultimo modello verrebbe applicato nella fase transitoria, se tre anni dopo l’accettazione dell’iniziativa le disposizioni d’attuazione non fossero ancora pronte. In entrambi i casi, il minor gettito per la Confederazione sarebbe superiore a quello causato dall’imposizione individuale (630 milioni di franchi). Ricorrendo al calcolo alternativo, le minori entrate sono stimate approssimativamente tra 700 milioni e 1,4 miliardi di franchi all’anno. Con lo splitting l’importo sarebbe ancora più alto.

3. Che cosa ha deciso il Parlamento?

Il Nazionale aveva detto «no» in settembre, con 99 voti contro 92. Oggi, anche il Consiglio degli Stati si è opposto, con 24 voti contro 21: contrari PLR, PS, Verdi e Verdi liberali, favorevoli Centro e UDC.

4. Perché l’iniziativa centrista è stata respinta?

Secondo la maggioranza, con il voto in favore dell’imposizione individuale, il popolo ha detto sì all’abolizione della penalizzazione fiscale del matrimonio e al contempo ha respinto, implicitamente, l’iniziativa del Centro, i cui argomenti erano già stati oggetto della campagna di voto. In altri termini, la proposta ha perso la sua ragione d’essere. Eva Herzog (PS/BS) ha ricordato che  secondo il sondaggio VOX post-votazione, i votanti erano ben consapevoli dei diversi modelli e hanno scelto chiaramente il sistema individuale. Per Johanna Gapany (PLR/FR), l’iniziativa va respinta anche per la proposta di cumulare i redditi: così facendo, le coppie sposate e quelle che non lo sono, a parità di reddito, continuerebbero a essere tassate in modo diverso.

5. Perché, invece, il Centro insiste per tornare alle urne?

Al popolo, ha detto Erich Ettlin (OW), non è stata data la possibilità di scegliere fra i due modelli nella stessa tornata: «Certamente voleva eliminare la penalizzazione fiscale per le coppie sposate. Ma non siamo del tutto sicuri che la maggioranza volesse la tassazione individuale anziché quella congiunta. Sottoporremo l’iniziativa a un voto popolare. Cosa c’è di male? Lasciamo che sia la gente a votare». Inoltre, i rappresentanti del Centro hanno ribadito che con l’imposizione individuale le coppie tradizionali monoreddito verrebbero svantaggiate. La votazione dovrebbe avere luogo a fine novembre, al più tardi in febbraio. Ma sullo sfondo c’è anche un altro motivo. La lotta alla penalizzazione fiscale del matrimonio è un cavallo di battaglia del partito. Una prima iniziativa popolare, lanciata nel 2011 dall’allora PPD, cinque anni più tardi era stata respinta di strettissima misura dal popolo (50,8%) ma accolta dai Cantoni (16,5 su 23). Nel 2019, la votazione era stata annullata dal Tribunale federale in quanto falsata dalle cifre inesatte fornite in campagna dal Governo. Invece di tornare alle urne, il partito ha preferito rilanciare una seconda iniziativa evitando la controversa definizione del matrimonio come l’unione tra uomo e donna. Ma non l’ha fatto subito. In altre faccende affaccendato, il Centro si è fatto battere sul tempo dalle Donne del PLR, la cui iniziativa è stata trasformata in controprogetto e poi in legge.

6. Ma che cosa succederebbe se l’iniziativa fosse accolta?

Innanzitutto va precisato che se l’iniziativa venisse respinta il discorso sarebbe chiuso. L’imposizione individuale verrebbe attuata dal 2032 (il termine è stato scelto per dare modo ai Cantoni di adattare i loro sistemi fiscali). In caso di approvazione, invece, il discorso si complicherebbe. L’iniziativa prevede che entro tre anni la Confederazione deve introdurre, a livello di imposta federale diretta, un calcolo alternativo delle imposte dei coniugi. Per contro, a livello cantonale (non toccato dall’iniziativa) si dovrebbe perfezionare il passaggio all’imposizione individuale. In teoria, ci sarebbero due sistemi paralleli. Ma in pratica, la legge accolta l’8 marzo diventerebbe incostituzionale. Siccome la Svizzera non ha un Tribunale costituzionale che corregge le leggi federali, spetterebbe al Parlamento adeguare la normativa alla Costituzione, abolendo l’imposizione individuale. In tal caso, prima si fa meglio è, per non fare lavorare invano i Cantoni.