Imprese svizzere più ottimiste, ma l’IA minaccia i posti per i giovani

I responsabili delle finanze (CFO) delle imprese svizzere tornano a guardare al futuro con fiducia, ma ritengono che la ripresa economica non si tradurrà necessariamente in nuove assunzioni: al contrario, l'intelligenza artificiale (IA) potrebbe ridurre le opportunità per i giovani che entrano nel mondo del lavoro. È quanto emerge da un sondaggio periodico promosso dalla società di consulenza Deloitte.
Il 61% dei direttori finanziari interpellati - 120 CFO di importanti imprese elvetiche (quotate e no) contattati dal 2 al 25 settembre - prevede un'evoluzione positiva della congiuntura elvetica nei prossimi dodici mesi, contro appena l'8% che si attende un peggioramento. Anche le prospettive per le singole aziende risultano favorevoli: il 69% valuta positivamente le proprie prospettive finanziarie, mentre il 12% esprime un giudizio negativo.
Le aspettative sono particolarmente elevate per fatturato e redditività: il 73% degli intervistati conta su un aumento dei ricavi nei prossimi dodici mesi e il 52% si attende margini più elevati. Vi è pure maggiore fiducia nei confronti di Stati Uniti e Cina, mentre riguardo alla Germania si assiste solo a un lieve miglioramento delle valutazioni rispetto alla primavera: le difficoltà strutturali continuano a pesare sulle prospettive.
Il rasserenamento del clima economico non basta comunque a convincere le imprese ad ampliare gli organici, perlomeno sul territorio nazionale. Soltanto il 27% dei CFO prevede infatti un aumento del numero di dipendenti in Svizzera, mentre il 30% si aspetta una riduzione. La situazione appare diversa per le attività all'estero: il 39% ritiene che vi sarà un aumento dell'occupazione nelle sedi internazionali, contro il 16% che prospetta tagli. Anche sul fronte degli investimenti, la dinamica risulta più sostenuta fuori dalla Confederazione.
«Le imprese elvetiche sono nettamente più ottimiste rispetto a pochi mesi or sono: è una notizia positiva, ma non significa che ogni preoccupazione sia superata», afferma Michael Grampp, capo economista di Deloitte Svizzera, citato in un comunicato. Secondo l'esperto, il fatto che le società prevedano proventi e margini più elevati senza un corrispondente aumento delle assunzioni indica una crescita sempre più legata alla produttività, all'automazione e agli investimenti all'estero, piuttosto che all'espansione degli organici in patria.
Tra i principali rischi per le imprese figurano le tensioni geopolitiche, seguite dalla debolezza della domanda e dal rischio di recessione, un fattore considerato insieme. Le regolamentazioni e le decisioni politiche sono salite al terzo posto nella graduatoria delle preoccupazioni: la conformità normativa rappresenta inoltre, agli occhi dei CFO, il principale elemento di pressione sui margini.
L'intelligenza artificiale è uno dei fattori destinati a trasformare maggiormente l'organizzazione aziendale. La spesa destinata all'IA è mediamente allo 0,9% delle uscite complessive delle imprese intervistate. Soltanto l'8% dei CFO afferma che nella propria ditta non sono ancora state introdotte applicazioni di IA e non se ne prevede l'adozione.
L'implementazione della tecnologia comporta tuttavia costi superiori alle attese. Il 40% dei responsabili finanziari stima che l'onere effettivo per l'IA nell'esercizio in corso supererà il budget iniziale. Per questo motivo, il 69% delle aziende ha già adottato misure per controllare tali costi oppure intende introdurle nei prossimi dodici mesi. Le aspettative sui ritorni economici rimangono peraltro elevate: il 18% dei CFO afferma che l'IA sta già generando benefici finanziari per la propria azienda, mentre il 61% si aspetta che ciò avvenga entro uno-tre anni.
È però sul mercato del lavoro che la trasformazione tecnologica potrebbe produrre gli effetti più evidenti. Nei prossimi tre anni, il 64% dei CFO prevede una diminuzione dei posti nelle funzioni finanziarie per le posizioni iniziali e junior; soltanto il 5% si aspetta un aumento dell'occupazione in queste categorie. Ma anche per i profili con esperienza intermedia prevalgono le aspettative di riduzione degli organici. Una maggioranza prevede invece un aumento delle opportunità per i professionisti più esperti. Le attività maggiormente esposte all'automazione sono quelle che tradizionalmente consentono ai giovani laureati di acquisire esperienza professionale: preparazione e organizzazione dei dati, analisi standardizzate, reportistica, documentazione, ricerche e procedure ripetitive.
«L'IA non è soltanto una questione tecnologica o di costi, ma anche organizzativa», osserva Alessandro Miolo, dirigente di Deloitte Svizzera, le cui dichiarazioni sono a loro volta riportate nella nota. «Se le imprese utilizzano queste tecnologie per aumentare l'efficienza, devono anche garantire che i giovani continuino a poter sviluppare le proprie competenze». La scomparsa di alcune mansioni iniziali richiede quindi, secondo lo specialista, di ripensare i ruoli junior, introducendo percorsi di apprendimento strutturati, una maggiore partecipazione ai processi decisionali e controlli chiari sulla qualità dei risultati prodotti con l'IA.
Secondo Deloitte l'indagine - giunta alle 52esima edizione - restituisce così un quadro a due velocità: da una parte, aspettative economiche e finanziarie ai livelli più favorevoli da tempo; dall'altra, una crescita occupazionale incerta e una trasformazione tecnologica che potrebbe modificare profondamente le competenze richieste dalle aziende. Per Grampp diventano fondamentali gli investimenti nell'innovazione e nella formazione dei dipendenti. L'economista invita inoltre la politica e l'amministrazione a considerare con attenzione le crescenti preoccupazioni delle imprese per la regolamentazione, sostenendo la necessità di lasciare loro maggiore spazio operativo.