Vallemaggia

«In futuro avremo ancora persone disposte a candidarsi?»

I sindaci ricordano i momenti dell’alluvione - Dadò: «Abbiamo dovuto rimboccarci le maniche» - Dazio: «È difficile capire quanto lavoro è richiesto ai politici»
©Gabriele Putzu
Alan Del Don
27.08.2026 06:00

Tra il 29 ed il 30 giugno 2024 l’Alta Vallemaggia è stata flagellata dal maltempo. Otto morti ed il territorio sfregiato. Una ferita tuttora aperta, difficile da rimarginare. La ricostruzione è in corso. In prima fila, da quella tragica notte, ci sono i sindaci di Cevio e di Lavizzara, rispettivamente Wanda Dadò e Gabriele Dazio. Dopo le lacrime e l’iniziale smarrimento - umanamente comprensibili - si sono prodigati nella ricostruzione. Dimostrando una resilienza senza eguali. «Ma pure ascolta da che profondo respira la valle, e quanto piccoli, e fragili noi», diceva Plinio Martini, lui che della Val Bavona conosceva ogni centimetro. Le regioni di montagna, oltre alla bellezza infinita, portano con sé ed affrontano dei rischi naturali considerevoli. Lo sa benissimo l’ex sindaca di Bregaglia Anna Giacometti.

Dialogo e supporto

Un politico di milizia seduto in aula penale, di fronte al giudice, non è affatto comune alle nostre latitudini. Cosa ne pensano i timonieri citati in precedenza? Secondo Wanda Dadò «ogni politico cerca di dare il massimo e di mettere passione in quello che fa, cercando di farlo al meglio, con la collaborazione dell’amministrazione comunale e il supporto dei propri uffici tecnici. Ovviamente un sindaco ha responsabilità ancora maggiori che deve assumersi, in ogni ambito. Quando è capitata la tragedia in Vallemaggia ero al timone da solo un mese e mezzo, dopo una legislatura di tre anni quale municipale, a capo del dicastero Finanze ed educazione. Inizialmente è stato uno shock, certo. Ma da subito i colleghi ed io abbiamo dovuto rimboccarci le maniche. Per fortuna che con il Cantone vi è stato fin da subito dialogo e supporto oltre che molta vicinanza da parte della nostra popolazione, dell’intero Ticino e non solo. Ciò, oltre a farci piacere, ci ha dato forza per poter proseguire con il lavoro di ricostruzione che continua tuttora. Il tema dei rischi insiti nella politica di milizia, in ogni modo, va giustamente posto. Lo abbiamo d’altronde visto, quest’anno, purtroppo, con Crans-Montana e lo vedremo probabilmente anche in altri settori. Forse alcuni compiti andrebbero uniformati ed assunti a livello cantonale, mentre le nuove disposizioni del Regolamento sulla protezione antincendio riversano ancora maggiori compiti e responsabilità ai Comuni. Tutto questo porta a farmi una domanda: in futuro avremo ancora persone disposte a candidarsi per gli Esecutivi comunali o a ricoprire il ruolo di sindaco?».

Può subentrare la frustrazione

Gabriele Dazio esordisce che, ovvio, «può subentrare la frustrazione. Posso immaginare come si senta l’ex sindaca di Bregaglia, attuale consigliera nazionale, Anna Giacometti. Sono sicuro che si sia impegnata sempre al massimo per il suo Comune. Ritrovarsi in un’aula penale non fa piacere a nessuno. Spesso è veramente difficile capire quanto lavoro è richiesto ai politici di milizia. Ma, volente o nolente, ci sono delle regole del gioco che vanno rispettate. Di questo, come amministratori locali, ne siamo perfettamente consapevoli. È utopico pensare che, in Ticino, si possa arrivare un giorno alla professionalizzazione della carica per chi, come il sottoscritto, deve governare un piccolo Comune, ma con grandi responsabilità. Lo abbiamo appurato sulla nostra pelle, sfortunatamente, a seguito dell’alluvione di fine giugno 2024. Il lavoro, incessante, prosegue e forse necessiterà di più tempo di quello che ci si poteva aspettare».