Indagine per antisemitismo in Vaticano: «Aspettiamo ancora scuse ufficiali»

La storia aveva fatto discutere, parecchio, lo scorso autunno. Una guardia svizzera è finita sotto indagine, con l'accusa di antisemitismo, dopo aver insultato la scrittrice Michal Govrin e un'altra donna, durante una visita in Vaticano.
Ora, dopo mesi, la faccenda è tornata nuovamente sotto i riflettori. La stessa Govrin, come riferisce il Blick, che ha avuto accesso a un documento della scrittrice, ha mosso pesanti accuse contro la guardia svizzera sotto indagine. «È come dopo uno stupro: alla fine, la colpa è della vittima», ha dichiarato la donna.
Govrin, come è noto, ha accusato la guardia svizzera di aver insultato lei e la professoressa israeliana Vivian Liska, rivolgendo loro frasi antisemite. In particolare, guardandole, avrebbe escalamato «con profondo disprezzo», «les juifs! (gli ebrei, ndr)». Come ricostruito, la professoressa Liska avrebbe replicato, chiedendo alla guardia svizzera se davvero avesse detto ciò che le due avevano sentito. La guardia, tuttavia, avrebbe negato e Liska l'avrebbe accusata di mentire.
In seguito ai fatti, alle due donne era stato promesso di far luce su quanto accaduto. Ma secondo gli ultimi aggiornamenti riportati dal Blick, «le mura del Vaticano tacciono». «Ci è stato comunicato che le telecamere di sicurezza non registrano l'audio. Le prove sono quindi limitate», scrive Govrin nel documento da lei redatto. «Ad oggi, i risultati dell'indagine non sono stati resi pubblici e non abbiamo ricevuto alcuna scusa ufficiale».
Ma non solo. Govrin sostiene che tutto quello che sta succedendo evidenzia un «modello problematico che trasforma improvvisamente le vittime in carnefici». Motivo per cui, chiede che il Vaticano si assuma le proprie responsabilità, comunicando «in modo trasparente i risultati dell'indagine». Il Blick, ancora, dichiara di aver interpellato più volte la Guardia Svizzera sulla questione, ma senza successo. In un unico caso, la guardia svizzera ha negato che si trattasse di un episodio antisemita e ha, al contrario, parlato di «una richiesta di foto». Un dettaglio, tuttavia, non confermato dalle due donne.
