Berna

Inizia il mega-dibattito sui 10 milioni di abitanti

Il Nazionale discute l’iniziativa dell’UDC – Sono previsti 115 interventi, la discussione finirà giovedì – A Bellinzona Ignazio Cassis ha difeso il pacchetto di accordi bilaterali: «Porta stabilità e prevedibilità»
©Gabriele Putzu
Giovanni Galli
22.09.2025 06:00

Mentre è in corso la consultazione sul nuovo pacchetto di accordi bilaterali con l’UE (terminerà il 31 ottobre), oggi al Nazionale approda l’iniziativa popolare dell’UDC «No a una Svizzera da 10 milioni!». Sono annunciati ben 115 interventi, un numero da primato. Il dibattito, previsto in due tappe, dovrebbe concludersi giovedì. Dopo l’iniziativa contro l’immigrazione di massa (2014) e quella per la limitazione (2020), è il terzo tentativo dell’UDC di far cadere la libera circolazione delle persone. Stando all’iniziativa, se la popolazione residente permanente della Svizzera supera i nove milioni e mezzo di abitanti prima del 2050, per garantire il rispetto del limite fissato il Consiglio federale e l’Assemblea federale devono adottare provvedimenti a livello di legge riguardanti in particolare il settore dell’asilo e del ricongiungimento familiare. Alle persone ammesse provvisoriamente non sarà più accordato alcun diritto di restare. Inoltre il Consiglio federale dovrà impegnarsi a rinegoziare gli accordi internazionali «che favoriscono la crescita della popolazione ». Se il limite di dieci milioni di abitanti fosse superato prima o dopo il 2050, l’iniziativa chiede l’adozione di altri provvedimenti a livello di legge e anche la denuncia degli accordi internazionali «che favoriscono la crescita della popolazione ». Inoltre, se due anni dopo il primo superamento, il limite fissato non è ancora rispettato e non è stato possibile negoziare o invocare alcuna clausola d’eccezione o di salvaguardia efficace, va denunciato l’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) con l’UE e i suoi Stati membri. Secondo il Consiglio federale, la denuncia dell’ALC metterebbe a rischio la via bilaterale con l’UE, attuale e futura. A causa della cosiddetta clausola ghigliottina, una denuncia unilaterale farebbe decadere tutti gli accordi. Inoltre, se l’iniziativa venisse accolta, sarebbero a rischio l’Accordo di associazione a Schengen e Dublino e anche quelli appena negoziati con Bruxelles. Secondo le previsioni dell’Ufficio federale di statistica, la soglia dei 9,5 milioni di abitanti dovrebbe essere superata nel 2030 e quella dei 10 milioni nel 2041. Se non ci saranno sorprese, la votazione popolare potrebbe avere luogo nel mese di giugno del 2026 .

Del nuovo pacchetto ha parlato venerdì sera a Bellinzona il capo del DFAE Ignazio Cassis, in un dibattito organizzato dalla Camera di commercio e dall’Associazione svizzera di politica estera (cfr. CdT di sabato). «La via bilaterale è stata un modello di successo. Ma oggi la realtà parla chiaro. Se non facciamo nulla, la via bilaterale è destinata ad esaurirsi e con essa la possibilità di partecipare à la carte al mercato interno. Il pacchetto negoziato con l’UE porta stabilità e prevedibilità, nuovi accordi su energia elettrica e salute, ricerca e innovazione, la garanzia di protezione dei salari svizzeri, una clausola di salvaguardia sull’immigrazione, una migliore gestione dei conflitti. E soprattutto lascia intatta la nostra democrazia diretta».

La presidente di UNIA Vania Alleva ha detto che i sindacati decideranno alla fine del dibattito in Parlamento se sostenere o meno il pacchetto (le misure interne non dovranno essere allentate), mentre la direttrice di Economiesuisse Monika Rühl ha sottolineato la «necessità strategica» di un’intesa che garantisce rapporti stabili con il principale partner commerciale. La cosa più nefasta per chi investe, le ha fatto il presidente del Consiglio della SUPSI Giovanni Merlini, è non poter pianificare. Questi accordi portano prevedibilità e certezza.