Iniziativa per le cure dentarie, dagli odontoiatri un secco no

«Se l’assicurazione obbligatoria per le cure dentarie venisse approvata, ci troveremmo a spendere di più, con una salute orale peggiore e con una percentuale di persone che rinunciano alle cure identica a oggi». Plinio Rondi, presidente della sezione ticinese della Società Svizzera di Odontoiatria (SSO), va dritto al punto: secondo lui, l’iniziativa popolare «Per il rimborso delle cure dentarie» in votazione il 14 giugno va combattuta. E questo perché, aggiunge, accogliendo il testo «si distruggerebbe quanto di buono fatto dalla SSO, dai dentisti e dalla società negli ultimi 70 anni a livello di prevenzione, salute orale e salute generale».
Lesioni sotto controllo
Infatti, precisa Rondi, «il sistema della salute orale in Svizzera può sicuramente essere migliorato, ma comunque già ora funziona molto bene». I dati parlano chiaro: «Dagli anni ‘60 la SSO si è impegnata per promuovere la prevenzione a livello nazionale con programmi mirati, come per esempio il servizio dentario scolastico, e numerose campagne di sensibilizzazione dall’infanzia alla terza età». Il lungo lavoro di sensibilizzazione ha portato dei risultati tangibili, come mostra il numero di carie presenti nelle bocche degli studenti che finiscono la scuola dell’obbligo. «Se nel 1962 il numero di lesioni era superiore a 8 per bambino, oggi il valore è sceso sotto lo 0,5. Ciò significa che nel 2026 l’incidenza della carie è diminuita di oltre il 93% rispetto ai primi rilevamenti», evidenzia il presidente della SSO. «Oggi tutti sanno che una bocca sana è importante, e come fare per mantenerla in ottime condizioni. L’iniziativa che saremo chiamati a votare mette in dubbio l’efficacia di questo sistema basandosi su stime che non corrispondono alla realtà». Tuttavia, uno degli scopi dell’iniziativa è quello di incoraggiare più persone a recarsi dal dentista. In particolare, a beneficiarne sarebbero le fasce più fragili della popolazione, che potrebbero rinunciare alle cure per motivi finanziari. Una tesi, questa, rispedita al mittente dallo stesso Rondi: «Posto che l’accesso alle cure per le fasce economicamente più fragili della popolazione è già garantito tramite gli aiuti delle prestazioni complementari AVS/AI o quelle assistenziali, le nostre ricerche mostrano che avverrebbe esattamente l’effetto contrario», dice. «L’iniziativa, è vero, parte da un presupposto nobile, quello di rendere maggiormente accessibili le cure dentarie alla fascia più fragile della popolazione che non beneficia di un sostegno. Se però ci confrontiamo con altre realtà, vediamo che nei Paesi europei a noi più simili, che dispongono di una copertura assicurativa per le cure dentarie, il tasso di pazienti che rinunciano alle cure è equivalente se non superiore al nostro ma con una salute orale ben peggiore». Un ulteriore rischio concreto potrebbe essere il calo della qualità nelle cure, evidenzia Rondi. «Come esempio posso portare quello della Germania, che è la nazione europea con la più grande copertura a livello assicurativo, dove molte cure devono essere ripetute con circa il 33% dei pazienti che perdono i denti entro 4 anni dopo la terapia. Questo ci dimostra che laddove c’è una copertura dei costi da parte di terzi viene meno la responsabilità individuale del singolo».
Detto in altre parole, i pazienti sono più negligenti, ci sono più problemi, il numero delle cure necessarie aumenta, la salute della popolazione peggiora e i costi tendono ad aumentare inesorabilmente nel tempo. Costi che, secondo il testo dell’iniziativa, sarebbero finanziati tramite un contributo aggiuntivo a carico dei lavoratori, dei datori di lavoro e da un contributo del Cantone, «che data la situazione precaria delle finanze cantonali, si trasformerà in un aumento delle imposte cantonali».
Controlli e costi
Non solo: secondo il presidente della SSO, il testo dell’iniziativa «è ingannevole». E questo perché «parla di copertura delle cure di base». Di conseguenza, le prestazioni più costose (come impianti, denti fissi, apparecchi dentali, estetica) non saranno prese a carico. Oltre al costo dell’assicurazione di base, i ticinesi continuerebbero a sostenere spese per interventi molto onerosi. Con un chiaro danno economico per la collettività, osserva Rondi. «Parliamo di un costo stimato di circa 150 milioni di franchi all’anno». Senza contare che per la SSO vanno poste due domande centrali. La prima: «Chi controllerà tutto questo? Come avviene già oggi per le prestazioni coperte dalle assicurazioni sociali, ci vuole qualcuno che controlli i preventivi, dia un benestare, controlli i consuntivi e deliberi i pagamenti. Questa macchina burocratica è enorme e per funzionare richiederebbe personale amministrativo aggiuntivo con una spesa supplementare attualmente non preventivata di svariati milioni». Il secondo punto di domanda riguarda la progressione, anno dopo anno, dei costi. Un po’ come già oggi avviene con i costi della salute. «L’attuale sistema della salute orale in Svizzera ha successo. Negli ultimi 20 anni il costo della medicina odontoiatrica è aumentato solamente del 4% in confronto a un aumento del 35% per le cure ospedaliere. È notizia della scorsa settimana che i costi del sistema sanitario svizzero sono aumentati dal 2024 al 2025 di oltre il 4% in un solo anno». Per Rondi, in conclusione, «copiare un sistema fallimentare dal punto di vista economico non è sicuramente una buona idea».
