Votazioni

Iniziativa sulla neutralità, la Russia tifa sì: Mosca attacca Ignazio Cassis

La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, bolla come «insostenibile» la posizione del Governo e rispolvera il rapporto Bergier – Non è il primo intervento di Mosca in questa campagna
Il decano dell'UDC Christoph Blocher. © KEYSTONE/PETER SCHNEIDER
Red. Online
05.08.2026 15:00

Il prossimo 27 settembre, la Svizzera si esprimerà sull'iniziativa per la neutralità, il testo promosso dal decano dell'UDC Christoph Blocher. E il risultato, va detto, interessa parecchio anche fuori dai confini elvetici. Nello specifico, a Mosca. Diverse dichiarazioni di funzionari del governo russo, in effetti, lasciano intendere che al Cremlino un sì sarebbe accolto con favore.

L'ultima, in ordine di tempo, porta la firma di Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo, che sul suo canale Telegram ufficiale ha criticato aspramente il Consiglio federale. A dare la notizia, per prima, è stata la Neue Zürcher Zeitung.

Il motivo della stizza? Il Governo svizzero si è schierato contro l'iniziativa. La quale, se accolta, impedirebbe alla Svizzera di recepire le sanzioni dell'UE contro la Russia. Berna, di fatto, potrebbe applicare soltanto le sanzioni decise dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Peccato, verrebbe da dire, che in quel consesso la Russia disponga del diritto di veto. Tradotto: il regime di Vladimir Putin non avrebbe nulla da temere, quanto a misure legate all'attacco illegale all'Ucraina.

«La posizione del Consiglio federale è insostenibile»

Zakharova, nel suo intervento, sostiene che la posizione dell'Esecutivo e della maggioranza del Parlamento sia per l'appunto insostenibile, dal momento che l'accettazione dell'iniziativa limiterebbe il margine di manovra della politica estera. «La neutralità permanente, nel senso delle Convenzioni dell'Aia, non è né "flessibile" né può esserlo» scrive la portavoce.

La Convenzione, in sostanza, prevede che uno Stato neutrale applichi le restrizioni in modo equo a entrambe le parti in conflitto. Adottando le sanzioni dell'UE contro la Russia e ospitando la Conferenza del Bürgenstock, nell'estate del 2024, senza la partecipazione russa, la Svizzera avrebbe violato questo principio. «Per un mediatore, e la mediazione è precisamente la funzione storica della neutralità svizzera, ciò significa la fine della sua credibilità professionale» aggiunge Zakharova.

Il paragone (obbligatorio) con i nazisti

In linea con la propaganda russa, che etichetta regolarmente il governo ucraino come un «regime nazista», la portavoce nella sua personale campagna a favore dell'iniziativa tira in ballo pure la Seconda guerra mondiale. Cita, nella fattispecie, il rapporto sulla neutralità elvetica durante il conflitto, commissionato dal Consiglio federale e dal Parlamento e redatto dalla commissione di esperti indipendente presieduta dallo storico Jean-François Bergier.

La collaborazione fra la Svizzera e il regime nazista, così come emersa dai lavori della commissione, rappresenterebbe secondo Zakharova il precursore di quella «neutralità flessibile» con cui il ministro degli Esteri Ignazio Cassis definisce l'attuale concezione elvetica. Una neutralità, sostiene la portavoce, che «si piega esattamente dove è vantaggioso, ed esattamente fino a dove è vantaggioso. Negli anni Quaranta si piegava verso Berlino, perché lì c'erano l'oro e i mercati. Oggi si piega verso Kiev e Bruxelles».

Raro, va sottolineato, che un rappresentante di alto rango di un governo straniero intervenga in maniera così aggressiva in una campagna in vista di una votazione. Quello di Zakharova, tuttavia, non è il primo affondo proveniente da Mosca.

«Le decisioni si prendono dietro le quinte»

A luglio, come riportato dal Tages-Anzeiger, l'Ambasciata russa a Berna aveva scritto sul proprio sito che la Svizzera è un Paese con «una serie di gravi carenze» in materia di diritti umani. Fra i rilievi: un aumento degli episodi razzisti e antisemiti, restrizioni ai diritti delle persone con disabilità, limiti alla libertà di riunione, violazioni dei diritti dei rifugiati e del diritto alla privacy.

In Russia, per la cronaca, la situazione è decisamente più critica rispetto alla Svizzera in tutti questi ambiti. Nell'indice di Freedom House, che misura diritti politici e libertà civili, la Confederazione ottiene 96 punti su 100. Mosca si ferma a 12.

Anche le critiche dell'Ambasciata, in ogni caso, finiscono per convergere sul voto del 27 settembre. Nel mirino, in particolare, la «selettività delle domande poste nei referendum». L'idea che in Svizzera le urne risolvano tutte le questioni importanti per i cittadini, si legge, sarebbe errata. E dunque: sia l'adozione delle sanzioni dell'UE contro la Russia, sia decisioni di politica di sicurezza come la partecipazione al progetto europeo di difesa aerea Sky Shield sarebbero state prese «dietro le quinte, all'interno dei circoli dirigenziali della Confederazione svizzera», senza passare dal voto popolare.

Gli amici svizzeri della Russia

Il sì, in Svizzera, raccoglie il sostegno pure di ambienti vicini a Mosca. Fra questi Roger Köppel, ex consigliere nazionale UDC, caporedattore della Weltwoche e ammiratore di Putin, che sta facendo campagna per l'accettazione dell'iniziativa. Come, del resto, diversi gruppi e singoli di frange di sinistra, che hanno lanciato una propria campagna. Ne fanno parte, ad esempio, il Partito Comunista e il Partito del Lavoro, che hanno descritto la guerra d'aggressione russa contro l'Ucraina come una guerra per procura dell'Occidente contro la Russia.